mercoledì 10 ottobre 2012

15 anni di riforme amministrative e costituzionali folli e dannose

La proposta di revisione del Titolo V è sacrosanta. La riforma-blitz i 12 anni fa, operata dal centro-sinistra nel disperato tentativo di attrarre voti della Lega, facendo proprie in parte frenesie "federaliste", ha causato enormi danni.
Si è vulnerata l'unità della Repubblica, consentendo alle regioni di incrementare senza controlli le spese.
A ben vedere è l'estrema certificazione del fallimento pieno, senza attenuanti di un disegno riformatore partito all'inizio degli anni '90 che ha dato risultati devastanti, com'era facile prevedere, anche se all'epoca tutti erano plaudenti.
Una dopo l'altra, in pochi anni sono cadute le riforme delle relazioni sindacali e della contrattualizzazione dei rapporti di lavoro (con la legge Brunetta), dopo che i contratti hanno fatto crescere il costo del lavoro pubblico senza ordine e creando spessissimo anche danni erariali; le riforme che avevano eliminato i controlli, dei quali ora si riscopre la necessità (anche se la strada dei controlli interni è perdente); del "policentrismo" istituzionale di cui si vagheggiava all'epoca della riforma del Titolo V, una formula vuota e senza senso, che ci ha portati dove siamo.
15 anni di ridisegno istituzionale di molto peggiore dell'assetto precedente, che oggi scopriamo essere non cammino verso la modernità, bensì verso il caos.

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