mercoledì 28 novembre 2012

#Sanità privata. Monti è stato chiaro. Ne vale la pena?

Le parole di Monti sulla sanità difficilmente si possono prestare a equivoci interpretativi, nonostante la cortina di fumo immediatamente cosparsa dai sostenitori e corifei. Sono parole molto chiare. Non Possono significare altro di diverso da quello che indicano: il finanziamento deve passare dal pubblico al privato. In parole povere, l'intenzione è di far compartecipare i cittadini direttamente ai costi del servizio. Lo schema non può che essere quello dell'assicurazione privata. Se si riducono i finanziamenti pubblici è evidente che devono incrementare gli oneri direttamente posti a carico dei cittadini. Lo schema liberale e liberista del meno Stato non è un toccasana per le tasche dei cittadini. Diminuisce il prelievo fiscale, certo. Ma ogni prestazione deve, poi essere pagata di tasca propria. In altre parole chi sta in salute non paga. Chi si ammala deve poter contare su disponibilità finanziarie o sull'assicurazione. Ridurre il costo dello Stato é certamente necessario. Bisogna, tuttavia, intendersi solo su quali costi  si vogliono ridurre. La sanità é un servizio democratico da assicurare con il medesimo livello oppure no? È questa la domanda alla quale occorre rispondere per capire come organizzare e di conseguenza finanziare il servizio. La tassazione assicura livelli di finanziamento di base al servizio uguali per tutti. Il che vuol dire anche prevenzione diffusa e, dunque, risparmi su interventi dovuti a patologie esplose e non dovutamente vigilate in anticipo. Sembra che questo "costo" lo Stato possa e debba permetterselo, per non lasciare la salute delle persone e della stessa società in mano a circostanze non organizzabili, come il possesso di denaro o di un'assicurazione efficiente.   I risparmi non andrebbero cercati su servizi ai cittadini, ma su costi puri (il funzionamento degli apparati o spese non prioritarie: l'esempio degli inutilissimi F35 è molto calzante). Nella sanità i costi dell'apparato sono rilevanti, a causa delle clientele e del sistema di incarichi politicizzati dei vertici, messi lì più a captare consenso che a far funzionare a dovere l'organizzazione. Si afferma che i contratti a tempo determinato dei direttori generali e dei vertici delle aziende sanitarie  servono per incentivarli a produrre risultati. I fatti dimostrano che non è vero. Nemmeno un direttore generale è mai stato rimosso per finanziare valutazioni negative ricevute ma solo per effetto dell'avvicendamento dei colori politici alla guida delle regioni. Il sistema, poi, degli acquisti e degli appalti lascia ancora molti interrogativi sulla sua efficienza. Sarebbe preferibile che il governo concentraesse la sua attenzione su questi aspetti. E che chiarisce ai cittadini che se pagano meno tasse, non è che poi si trovano con maggior reddito disponibile. Debbono acquistare sul mercato e a prezzi di mercato quei servizi che il settore pubLe parole di Monti sulla sanità difficilmente si possono prestare a equivoci interpretativi, nonostante la cortina di fumo immediatamente cosparsa dai sostenitori e corifei. Sono parole molto chiare. Non Possono significare altro di diverso da quello che indicano: il finanziamento deve passare dal pubblico al privato. In parole povere, l'itenzione è di far compartecipare i cittadini direttamente ai costi del servizio. Lo schema non può che essere quello dell'assicurazione privata. Se si riducono i finanziamenti pubblici è evidente che devono imcrementarsi gli oneri direttamente posti a carico dei cittadini. Lo schema liberale e liberista del meno Stato non è un toccasana per le tasche dei cittadini. Diminuisce il prelievo fiscalr, certo. Ma ogni prestazione deve, poi essere pagata di tasca propria. In altre parole chi sta in salute non paga. Chi si ammala deve poter contare su disponibilità finanziarie o sull'assicurazione. Ridurre il costo dello Stato é certamente necessario. Bisogna, tuttavia, intendersi solo su quali costi  si vogliono ridurre. La sanità é un servizio democratico da assicurare con il medesimo livello oppure no? È questa la domanda alla quale occorre rispondere per capire come organizzare e di conseguenza finanziare il servizio. La tassazione assicura livelli di finanziamento di base al servizio uguali per tutti. Il che vuol dire anche prevenzione diffusa e, dunque, risparmi su interventi dovuti a patologie esplose e non dovutamente vigilate in anticipo. Sembra che questo "costo" lo Stato possa e debba permetterselo, per non lasciare la salute delle persone e della stessa società in mano a circostanze non organizzabili, come il possesso di denaro o di un'assicurazione efficiente.   I risparmi non andrebbero cercati su servizi ai cittadini, ma su costi puri (il funzionamento degli apparati o spese non prioritarie: l'esempio degl inutilissimi F35 è molto calzante). Nella sanità i costi dell'apparato sono rilevanti, a causa delle clientele e del sistema di incarichi politicizzati dei vertici, messi lì più a captare consenso che a far funzionare a dovere l'organizzazione. Si afferma che i contratti a tempo determinato dei direttori generali e dei vertici delle aziende sanitarie  servono per incentivarli a produrre risultati. I fatti dimostrano che non è vero. Nemmeno un direttore generale è mai stato rimosso per finanziare valutazioni negative ricevute ma solo per effetto dell'avvicendamento dei colori politici alla guida delle regioni. Il sistema, poi, degli acquisti e degli appalti lascia ancora molti interrogativi sulla sua efficienza. Sarebbe preferibile che il governo concentraesse la sua attenzione su questi aspetti. E che chiarisce ai cittadini che se pagano meno tasse, non è che poi si trovano con maggior reddito disponibile. Debbono acquistare sul mercato e a prezzi di mercato quei servizi che il settore pubbilico decide di non finanziare piú. E domandarsi seriamente se ne valga la pena. Le parole di Monti sulla sanità difficilmente si possono prestare a equivoci interpretativi, nonostante la cortina di fumo immediatamente cosparsa dai sostenitori e corifei. Sono parole molto chiare. Non Possono significare altro di diverso da quello che indicano: il finanziamento deve passare dal pubblico al privato. In parole povere, l'itenzione è di far compartecipare i cittadini direttamente ai costi del servizio. Lo schema non può che essere quello dell'assicurazione privata. Se si riducono i finanziamenti pubblici è evidente che devono imcrementarsi gli oneri direttamente posti a carico dei cittadini. Lo schema liberale e liberista del meno Stato non è un toccasana per le tasche dei cittadini. Diminuisce il prelievo fiscalr, certo. Ma ogni prestazione deve, poi essere pagata di tasca propria. In altre parole chi sta in salute non paga. Chi si ammala deve poter contare su disponibilità finanziarie o sull'assicurazione. Ridurre il costo dello Stato é certamente necessario. Bisogna, tuttavia, intendersi solo su quali costi  si vogliono ridurre. La sanità é un servizio democratico da assicurare con il medesimo livello oppure no? È questa la domanda alla quale occorre rispondere per capire come organizzare e di conseguenza finanziare il servizio. La tassazione assicura livelli di finanziamento di base al servizio uguali per tutti. Il che vuol dire anche prevenzione diffusa e, dunque, risparmi su interventi dovuti a patologie esplose e non dovutamente vigilate in anticipo. Sembra che questo "costo" lo Stato possa e debba permetterselo, per non lasciare la salute delle persone e della stessa società in mano a circostanze non organizzabili, come il possesso di denaro o di un'assicurazione efficiente.   I risparmi non andrebbero cercati su servizi ai cittadini, ma su costi puri (il funzionamento degli apparati o spese non prioritarie: l'esempio degl inutilissimi F35 è molto calzante). Nella sanità i costi dell'apparato sono rilevanti, a causa delle clientele e del sistema di incarichi politicizzati dei vertici, messi lì più a captare consenso che a far funzionare a dovere l'organizzazione. Si afferma che i contratti a tempo determinato dei direttori generali e dei vertici delle aziende sanitarie  servono per incentivarli a produrre risultati. I fatti dimostrano che non è vero. Nemmeno un direttore generale è mai stato rimosso per finanziare valutazioni negative ricevute ma solo per effetto dell'avvicendamento dei colori politici alla guida delle regioni. Il sistema, poi, degli acquisti e degli appalti lascia ancora molti interrogativi sulla sua efficienza. Sarebbe preferibile che il governo concentraesse la sua attenzione su questi aspetti. E che chiarisce ai cittadini che se pagano meno tasse, non è che poi si trovano con maggior reddito disponibile. Debbono acquistare sul mercato e a prezzi di mercato quei servizi che il settore pubbilico decide di non finanziare piú. E domandarsi seriamente se ne valga la pena. blico decide di non finanziare piú. E domandarsi seriamente se ne valga la pena.

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