martedì 1 gennaio 2013

Il #Governo scopre che il riordino dello Stato è autonomo da quello delle #province

Nell’incredibile comunicato autocelebrativo, col quale il Governo cerca di far passare il proprio oggettivo ed indiscutibile fallimento come uno straordinario successo amministrativo, conseguito nonostante gli ostacoli e il periglio, la scheda sull’azione della Funzione Pubblica ha un contenuto quanto meno sorprendente.

Eccone il contenuto:

  •  D.L. di significativa riduzione delle Province e di costituzione delle città metropolitane, che dà attuazione ad alcune norme della legge di spending review e si raccorda con l’articolo 23 del d.l. Salva Italia. Con la legge di stabilità si è allora provveduto a rinviare al 31 dicembre 2013 il riordino, secondo l’impianto disegnato dalla legge di spending review.

  • La riorganizzazione dell’amministrazione periferica dello Stato si muove lungo due direttrici: rafforzamento degli uffici territoriali di Governo presso le Prefetture, con la messa in comune dei servizi strumentali e delle relative risorse; riorganizzazione sul territorio conseguente al riordino delle province. Quanto al primo aspetto, il CdM ha approvato in via preliminare uno schema di regolamento; quanto al secondo, la riorganizzazione si è arrestata per il mancato riordino delle province, anche se è ipotizzabile una riorganizzazione dello Stato in via “autonoma da quella delle Province”.


Il titolare di Palazzo Vidoni, come si nota, torna sulla maniacale questione delle province. Non una menzione dei ricorsi alla Corte costituzionale, cagionati dalle molteplici evidenti violazioni alla Carta dell’intera manovra. Non un rilievo autocritico sulla frettolosità e le lacune del modus operandi. La volontà di spacciare l’evidente fallimento del tentativo di realizzare il riordino delle province come la scelta di rinviare al 2013 la riforma, senza nemmeno ricordare che le previsioni della “spending review” non contengono nemmeno un centesimo di risparmio. I famosi 500 milioni di cui tanto ha parlato anche la stampa generalista altro non sono se non un quadro, tra l’astratto ed il dadaista, elaborato dal Ministro Giarda, uno studio per altro non dotato della minima ufficialità come fonte governativa, ma, soprattutto, per nulla preso in considerazione dalla Ragioneria generale dello Stato. Che nel bilancio dello Stato quantifica i risparmi del riordino nella rilevantissima cifra “zero”.

Ma, la cosa più rimarchevole non è questa. Per un anno, quasi, il Governo ed anche moltissimi commentatori, da quelli della stampa generalista ad interpreti specializzati, hanno continuato a ripetere e predicare che la riforma delle province era necessaria anche per consentire l’accorpamento degli uffici periferici dello Stato.

Più volte, molto più modestamente, noi avevamo sottolineato che non esiste alcuna connessione necessaria tra l’organizzazione dello Stato e la dimensione territoriale (oltre che l’assetto istituzionale) delle province. Lo Stato, infatti, è un ente autonomo, che può organizzare i propri uffici e le proprie circoscrizioni territoriali esattamente come crede, del tutto indipendentemente dagli assetti di qualsiasi altro ente.

Il comunicato di propaganda governativa, come notato, adesso afferma che “è ipotizzabile una riorganizzazione dello Stato in via “autonoma da quella delle Province”.

Ancora una volta i tecnici ci sorprendono. Ben dopo 13 mesi si accorgono e danno atto che “è ipotizzabile” che un ente, lo si ribadisce, totalmente autonomo, che per altro si organizza con leggi esattamente a propria discrezione, come lo Stato può modificare i propri assetti in via autonoma dalle province.

Lecito chiedersi se questa illuminazione non era il caso colpisse i tecnici oltre 13 mesi fa. Lecito domandarsi come si possa solo “ipotizzare” che il riordino degli uffici periferici statali sia fattibile in via autonoma da quella delle province.

Ogni volta che il Governo torna sulla questione delle province rivela in modo sempre più chiaro l’avventurosità e l’infondatezza del proprio agire.

La questione di un riordino istituzionale così importante non richiede taumaturghi e apprendisti stregoni. Occorre ponderazione e conoscenza di ciò che gli enti fanno e perché lo fanno e perché spendono. Solo sulla base di questi presupposti sarà possibile un riordino serio. Ed utile.

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