mercoledì 9 gennaio 2013

#Redditometro e asili nido #Befera

Su Befera è facilissimo ironizzare. Anzi, egli stesso ironizza (non si sa quanto volontariamente) con la sua allucnante lettera al Corriere della Sera dell'8 gennaio.
Basti dire che Egli per 10 anni circa non ha mosso un dito contro l'evasione, pur di andare d'amore e d'accordo col governo secondo il quale l'evasione era se non giustificabile, comunque non condannabile. Egli solo con Monti si è svegliato dal torpore, inscenando i blitz a Cortina e Capri, utili solo a captare un effimero consenso per il Professore, ma a valore ZERO per la lotta all'evasione.
Anche sul redditometro sarebbe facilissimo ironizzare, nella consapevolezza che la lotta all'evasione è, invece, un un affare dannatamente serio.
Certo, sembra provocatorio trovare, tra le voci considerate come indice di spesa che potrebbe evidenziare "evasione" tutta una serie di indicatori relativi allo studio, ma soprattutto l'iscrizione agli asili nido.
È perfettamente noto che in Italia queste strutture sono completamente carenti. Si straparla di famiglia e di valorizzazione dell'autonomia locale, ma si tollera che i comuni sperperino risorse in opere inutili e sagre, senza costruire asili nido. Le code per le iscrizioni sono infinite e il ripiego verso strutture private a pagamento (che gongolano) inevitabile.
Però, da un'inefficienza imperdonabile dello Stato e dei comuni, da un rimedio costoso e difficoltoso che le famiglie sono costrette ad escogitare, si trae un indicatore di reddito sospetto.
Finchè si tratti del reale asilo nido di Svevia, possiamo capire. Ma trasformare una necessità indotta da uno Stato che acquista 2 miliardi di sommergibili e 12 miliardi di aerei, e però non costruisce asili nido e carceri, in un indicatore di evasione è tollerabile solo da un popolo come quello italiano, che ha 1500 anni di storia di invasioni, soprusi, abusi e malgoverno. E sopporta tutto.

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