venerdì 15 febbraio 2013

La relativizzazione dei reati #corruzione #Finmeccanica

Sono 20 anni che il ritornello è lo stesso. I pubblici ministeri che esercitano l'azione penale "sono dei persecutori". Non importa che quello sia il loro ruolo e che poi siano i giudici a decidere. Oppure, "lo fanno tutti". A parte che su 60 milioni di abitanti è statisticamente arduo da dimostrare che davvero tutti siano corruttori o corrotti, è come se la consolazione del "fanno tutti così" estinguesse il reato o desse modo di guardare non al fatto commesso, ma all'opportunità. Come se per chi delinque scientemente (la corruzione e la concussione sono reati sempre dolosi, voluti e studiati) non vi fosse sempre una convenienza ed un'opportunità.
Eppure, 20 anni di urla, quelle del criminale che inveisce contro la guardia, hanno fatto presa. In molti sostengono che non bisogna fare le vergini, il mondo è così, non esistono solo il bianco e il nero.
Costoro non si avvedono che i fatti incontrovertibili danno loro inesorabilmente torto. Proprio in questi ultimi 20 anni di attacco alla legalità, di esaltazione delle conventicole, degli egoismi e delle leggi ad personam, l'Italia si è avvitata in una recessione senza fine. In questi ultimi anni è conclamata e profondissima. Ma è dal '92 che la crescita è stata zero.
Non ci vuol molto altro per capire che l'accettazione del "sistema" e delle idee propugnate da chi giustifica "in certi contesti" (che, poi, vuol dire sempre) corruzione e opportunismi egoistici, è la causa principale della crisi e dello sgoverno di un Paese crollato persino al quinto posto per presenze turistiche nel mondo.
20 anni hanno corrotto in primo luogo i cervelli. Si blatera di "meritocrazia" e di "ricerca e innovazione", ma sono esattamente valori denegati e conculcati dalla corruzione, dalle scorciatoie. I ragazzi pensano che un cattivo voto sia una persecuzione di un professore comunista e che la ricchezza si debba accumulare fotografando e ricattando, oppure partecipando a talent show o vincendo concorsi a premi.
La ricerca, lo studio, il rispetto delle regole sembrano ormai solo ideologie, che per altro determinano la bollinatura di chi ancora le vede come valori irrinunciabili, come "estremista" o "manicheo" o "illuso".
Certe reazioni ai fatti di corruttela e diffusa illiceità fanno capire che il berlusconismo ha comunque vinto, quale che sia l'esito di qualsiasi elezioni. E, dunque, l'Italia ha irrimediabilmente perso.

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