domenica 10 marzo 2013

Il bravo dipendente pubblico, tra banalità caricature e stereotipi #lavoro #codicedicomportamento

Un codice di comportamento che, per un verso, aggiunge poco a quello già esistente, per altro verso è una colata di retorica al limite della banalità. Un codice certamente influenzato dal tentativo di fare l’occhiolino a chi ritiene che i dipendenti pubblici siano, per loro natura, neghittosi un po’ corrotti. Abituati ad utilizzare a fini propri gli strumenti di lavoro e ad abusare della propria posizione pretendendo regali e svolgendo le pratiche solo in risposta a pressioni dei politici.

Un’immagine caricaturale, che il codice, con le sue prescrizioni che dall’etica scendono al grottesco, rafforza e conferma.

Alcune delle previsioni del codice sono delle vere e proprie “perle”. Quella dell’articolo 4, comma 4, è un capolavoro di involuzione della lingua italiana e della logica: “Ai fini del presente articolo, per regali o altre utilità di modico valore si intendono quelle di valore non superiore, in via orientativa, a euro 100, anche sotto forma di sconto. I piani di prevenzione della corruzione possono modulare tale importo, anche in misura ridotta, e comunque per un importo massimo non superiore a euro 150”. Nello stesso tempo, si afferma che il limite massimo del valore del regalo è 100 euro, ma che i piani anticorruzione possono prevedere un limite inferiore, che può essere di 150 euro!

Ma, al di là del dadaismo naif della norma, se si tratta di un codice di comportamento severamente improntato all’eticità, perché i regali sono ammessi fino a 150 euro, considerando tale cifra (per nulla di poco conto) come connessa alla “normale cortesia”? E perché i dipendenti pubblici dovrebbero ricevere dei regali per rapporti di cortesia? Sarebbe apparso molto più serio un divieto totale, piuttosto che andare questionando del valore dell’importo, alla ricerca dello scontrino.

Notevole, poi, è la previsione secondo la quale la dirigenza deve improntare il proprio comportamento (si tratta di un codice di comportamento) in modo da garantire il “benessere organizzativo”. Meglio rinunciare a spiegarsi come il comportamento personale possa incidere sul benessere organizzativo, che è cosa legata appunto all’organizzazione, alle regole, agli strumenti. A meno che l’estensore dello schema di regolamento non immagini che i dirigenti si trasformino in competenti gestori di Spa, con tanto di sauna e massaggi.

In realtà, si tratta di un regolamento inquisitorio e basato sulla sfiducia, figlio della campagna negativa contro i dipendenti, avviata dal 2006 da Pietro Ichino, esplosa con Renato Brunetta e ancora tutt’altro che terminata, anzi, destinata a ulteriori recrudescenze.

Questo, nonostante moltissime delle disposizioni altro non siano se non ripetizioni di regole e norme di altra fonte e molte altre, come esemplificato prima, sembrino uscite dalla penna di un autore satirico, più che di un legislatore.

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