mercoledì 26 novembre 2014

#lavoro Ichino: il dileggio gratuito ai cpi e la sponsorizzazione subliminale a portali internet

Il professor Pietro Ichino, da sempre protagonista di campagne populistiche, prima tra tutte quella contro i "fannulloni" del pubblico impiego che ha dato la stura ad enti inutuili comne la Civit (così inutile chè è stata soprressa), non perde occasione per la denigrazione, al limite della diffamazione, dei centri per l'impiego.
L'ultimo spunto è "l'editoriale telegrafico" 1.339.730 OCCASIONI DI LAVORO APERTE IN ITALIA, MA INVISIBILI AI DISOCCUPATI (qui reperibile: http://www.pietroichino.it/?p=33559), nel quale, dopo aver originalmente affermato che "il cavallo non beve", profonde l'indagine sulle disfunzioni del mercato del lavoro.
L'editoriale è un inno al sito face4job e vai a capire perchè. Il Professore afferma che contiene milioni di proposte di lavoro, come se tale sito fosse diverso dai tantissimi altri esistenti, da Monster a Kiji, allo stesso ClicLavoro del Ministero: tutti siti che null'altro sono se non la raccolta organizzata di proposte di lavoro aziendali prese dai portali internet, oppure ricerche di lavoro per conto di aziende, prevalentemente agenzie di somministrazione.
Ichino, allo scopo di alimentare il fuoco della polemica populista dei centri per l'impiego (composti, in Italia, da 7000 operatori contro i 100.000 della Germania!), si chiede "se non ci fosse questo milione di ricerche di lavoratori da parte delle imprese italiane, come potrebbero verificarsi i quasi altrettanti contratti di lavoro regolari che ogni mese vengono censiti dal sistema delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro? Ma se è così, come si spiega che i Centri per l’Impiego ignorino totalmente questa grande quantità di occasioni di lavoro che il nostro Paese riesce a produrre nonostante la crisi più grave del secolo?".
E' evidente che stando nella torre d'avorio, dalla quale l'esame del mercato del lavoro è tutto teorico e piuttosto lontano dalla realtà, sfugge un particolare, invece decisivo per i problemi dell'incontro domanda/offerta in Italia e, cioè, che i milioni di contratti di lavoro che si attivano ogni trimestre sono il frutto di ricerche "fai da te" delle aziende, rispetto alle quali, per la verità, internet è solo uno dei canali.
E' perfettamente noto che la stragrande maggioranza delle ricerche viene effettuata mediante il canale delle amicizie e delle conoscenze. Le ricerche su internet sono un po' l'ultima spiaggia; quelle tramite agenzie o centri per l'impiego, l'ultimissima.
Il Professore Ichino non sa, evidentemente, che se un centro per l'impiego prova ad intercettare la domanda di lavoro presente in internet, ottiene dall'azienda la disponibilità a ricevere rose di candidati in un caso su 20, quando va bene; praticamente mai, ed è anche ovvio, se la ricerca avviene mediante agenzia di somministrazione.
Lo strumento di internet, dunque, per i centri per l'impiego è del tutto inutile per attivare l'incontro domanda/offerta ed, anzi, spesso controproducente per i rapporti con le aziende che se hanno deciso di attivare la ricerca "fai da te", lo hanno fatto proprio perchè scientemente intendono saltare i canali "ufficiali" di ricerca.
La soluzione, allora, non sta nel trasformare i centri per l'impiego nei passacarte di face4job o altri portali, oppure in centri di smistamento dei disoccupati verso questi siti, per quanto, comunque, nei colloqui di orientamento ed insegnamento di tecniche di ricerca attiva di lavoro, viene regolarmente indicato ai lavoratori di utilizzare tali strumenti.
L'idea ottima, sarebbe molto banale: indurre le aziende di effettuare in via prioritaria la ricerca mediante il sistema pubblico. Basterebbe pochissimo: far pubblicare, utilizzando il canale delle comunicazioni obblicatorie, la prima vacancy su un sistema pubblico, in modo che entro un lasso di tempo molto breve, dai 3 ai 5 giorni, sia i centri pubblici, sia i privati accreditati, inviino rose non superiori a 3 candidati. L'azienda avrebbe la possibilità di scegliere ed il sistema consentirebbe il tracciamento dell'attività, mediante appunto la comunicazione obbligatoria, che potrebbe contenere un codice di conferma che l'assunzione è stata effettuata traendola dalle rose inviate. In questo caso, dunque, l'azienda dovrebbe avere accesso facilitato agli incentivi per le assunzioni, se non, addirittura, facilitazioni ulteriori; lo stesso dovrebbe avvenire se entro il termine fissato non riceva alcuna rosa dai cpi e dai soggetti accreditati, oppure se motivamentamente non ritenga idoneo alcun candidato. In questo caso, l'azienda dovrebbe poter attivare la propria ricerca autonoma, mantenendo comunque il diritto a facilitazioni per le assunzioni. Dovrebbe rimanere sempre aperta la possibilità per ogni azienda di effettuare le ricerche in proprio, mediante i canali che meglio ritiene, diversi da questo pubblico, con la disincentivazione, però, di non poter godere dei vantaggi economici o procedurali previsti per quelle che intendano manifestarsi mediante il canale pubblico prioritario.
Insomma, oltre al dileggio gratuito dei centri per l'impiego e la sponsorizzazione subliminale di questo o quel portale, sarebbe da aspettarsi qualche idea pratica e fattibile, in grado di scardinare davvero le abitudini e di creare sul serio un mercato del lavoro aperto e trasparente. Il sospetto è che proprio non lo si voglia fare.

3 commenti:

  1. Evidentemente il prof. Ichino ha altro cui pensare, invece di volgere attenzione e sforzi ai troppo complessi meccanismi di incontro domanda-offerta di un sistema pubblico snobbato e dileggiato. Bisognerebbe invitare un pò di personaggi ad assistere alle attivitá quotidiane e ai colloqui sostenuti dagli operatori di un cpi ....ci si schiarirebbe il cervello.

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  2. Ovviamente mi riferivo all'offerta: ed é qui il punto. Sui cpi non esiste logica di investimento e implementazione di servizi a favore delle aziende. I cpi sono attrezzati sul versante dell'offerta ma molto molto meno sul versante della domanda. Cioé su quel versante su cui i privati contano di poterci guadagnare. La retorica della competizione pubblico/privato é solo tale perché il pensiero di fatto é da tempo sbilanciato a favore del privato. Ma fino a qualche anno fa rivolgersi al pubblico era da sfigati, ora che il sistema fa acqua per tanti motivi, il pubblico DEVE intervenire per tamponare o altro. E siccome da anni questi servizi versano in condizioni critiche, non producendo i risultati sperati, ci si pone il problema di come sono state condotte le politiche in questi anni.....

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  3. I cpi sono stati letteralmente sballottati dallo Stato alle province, privi, allora come oggi, di risorse, visto che lo Stato non ha mai investito. Poichè l'economia andava lo stesso, l'incontro domanda\offerta non era un problema. Si decise, dunque, di dedicare gli investimenti verso le agenzie, immaginando che il mercato fosse estesissimo e tale da fornire opportunità a tutti. E si mantennero in capo ai Cpi pesantissimi adempimenti amministrativi, quali soprattutto l'aggiornamento delle comunicazioni di assunzione e cessazione, spesso inviate su carta da pesce. Quando finalmente nel 2009 si sono avviate le comunicazioni obbligatorie telematiche e si aprì lo spazio per politiche sulla domanda, il n. dei dipendenti era ridotto all'osso, ma soprattutto è scoppiata la crisi che, ovviamente, è principalmente, purtroppo, dk domanda di lavoro. Nessuno ha mai pensato a norme per indurre la domanda di lavoro a manifestarsi. E ancora oggi Ichino pensa a modi operativi completamente fuori da ogni valitazione di utilità concreta. E come lui, molti che non capiscono che le agenzie non potranno mai supplire ad un sistema pubblico, perchè ovviamente non trattano una clientela "universale", ma solo le nicchie che assicurano loro margini di profitto, rispettomai costi. Ed è logico: sono imprenditori, non mecenati.

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