sabato 21 febbraio 2015

Il bluff dell’ “ossigeno” alle #province

Venerdì 19 febbraio tutti i giornali si sono spellati le mani ad applaudire e a sperticare di lodi il Governo che ha sbloccato 1,8 miliardi di “residui perenti” per province e città metropolitane. E giù, tutti, a lodare la sensibilità del Governo (che preleva forzosamente a quegli stessi enti 1,580 miliardi nel 2015, 2,580 nel 2016 e 3,580 nel 2017) che così dà una “boccata d’ossigeno” alle esangui casse delle province.

E’ davvero mortificante, talora, leggere la diffusione di notizie caratterizzate da così tanto carattere di propaganda e così poco incentrate sull’approfondimento.

Non è lecito chiedere, ovviamente, ai giornalisti la conoscenza dettagliata delle regole della contabilità pubblica; tuttavia, aspettarsi da chi fornisce le “veline” la distribuzione di notizie complete e corrette sarebbe il minimo.

Le notizie di ieri, nella sostanza, per chi le ha lette, hanno diffuso la convinzione che il Governo per il 2015 ha tappato il buco da un miliardo che ha creato alle province. Dunque, molti hanno pensato: allora, queste vecchie province, ancora dure a morire, di che si lamentano ancora?

Il fatto è che l’accordo sui residui perenti più che offrire ossigeno alle province, ha semplicemente ridotto, ma di pochissimo, il gas venefico che le sta asfissiando.

Basta conoscere un po’ le regole della contabilità pubblica. Si tratta di “residui” perenti, cioè di crediti sorretti da un titolo, che le province vantavano nei confronti dello Stato e che lo Stato, agendo come troppo spesso agisce anche con i privati, si è rifiutato di pagare per anni ed anni. Tanto che molte province hanno anche aperto cause e contenziosi nei confronti dello Stato, rispetto ai quali lo Stato medesimo era più che certo di risultare irrimediabilmente soccombente.

Ora, trattandosi di residui passivi perenti per lo Stato, simmetricamente sono residui attivi per le province.

Chi ha un minimo di confidenza con la contabilità pubblica ha già capito. Se sono residui attivi, vuol dire che le province hanno già e da tempo “accertato” l’entrata nei bilanci degli anni passati, cioè hanno contabilizzato gli effetti finanziari del titolo di credito vantato, ma non hanno materialmente riscosso per cassa i denari.

Allora, l’arcano è svelato. L’aiuto ai bilanci provinciali derivante dallo sblocco dei residui perenti è sostanzialmente nullo. I giornali hanno riportato l’esempio della provincia di Verona tra quelle maggiormente beneficiate dal versamento delle somme, per 38 milioni circa. Ma, di quei 38 milioni, 36 sono stati accertati anni ed anni fa, dunque, ai fini della formazione del bilancio 2015 non hanno alcuna utilità; solo 2 milioni possono essere accertati e stanziati come entrata “nuova” per il bilancio 2015 e concorrere a ridurre il deficit strutturale cagionato dall’imposizione derivante dalla legge 190/2014 di versare alle casse dello Stato 27 milioni.

La verità, come sempre ben nascosta dalla stampa, dunque è che la manovra sui residui perenti ha effetti scarsissimi per i bilanci provinciali. Che di ossigeno riusciranno a vedere giusto qualche piccola molecola.

 

 

 

 

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