martedì 17 febbraio 2015

La #libertà intellettuale è un'altra cosa. Ichino riservi le sue lezioni ad altri argomenti

Se dissente dalle decisioni del partito "non lo fa per piacer suo", ma per "disciplina".
Il senatore Pietro Ichino, sul Corriere.it del 17 febbraio 2015, si produce in una fantastica discettazione sulla "libertà intellettuale", bacchettando, da professore, chi crede che essa consista nell'essere coerente nei fatti, con le idee espresse.
Così, alla domanda del giornalista che gli chiede se possa perdere la sua liberà intellettuale, dovendo seguire la linea del PD non del tutto compatibile con quanto Ichino pensa sul Jobs Act, il senatore risponde e sentenzia: "Certo che no: la mia libertà intellettuale, in caso di dissenso in seno al mio partito, continuerà ad esprimersi - come sempre in passato, pure in seno a Scelta Civica - nella manifestazione piena di tuttoi quello che penso".
Però, si è portati a pensare: che carattere, che sfida agli apparati di partito.
Ma poche righe più in là: "altra cosa è la disciplina di partito e di gruppo nel voto in Parlamento, che impone di accettare le decisioni prese democraticamente insieme ai compagni di strada che ci è scelti".
Prego? "Compagni di strada che CI SI E' SCELTI"? E noi che pensavamo che per un eletto in parlamento a scegliere quali siano i propri compagni di strada fossero gli elettori. A quanto pare, invece, ciascun eletto se li sceglie da sè. Al momento delle elezioni si aggrega ad una lista, ad un partito, ad un programma. Ma, poi, fa da sè e "si sceglie" compagni e compagini.
Niente da dire: molto corretto e molto coerente.  Ah, ma Ichino non accetta di certo lezioni, sul tema. Infatti, l'intervista prosegue: "non c'è alcuna incoerenza nell'affermare senza riserve le proprie idee e valutazioni, accettando però di conformarsi nel voto alle scelte compiute a maggioranza al gruppo cui si appartiene".
Insomma, la persona "libera intellettualmente" ha il pieno diritto di votare esattamente l'opposto di quello che si era impegnato a votare al momento di chiedere il voto alle elezioni, "scegliendosi" i compagni di strada; ma anche di votare esattamente l'opposto rispetto a ciò che pensa. Rivendicando, però, la propria libertà intellettuale, che gli consente di votare, sì, ma con riottosità e col labbro storto. Così si rivendica la libertà intellettuale, no?
E a quegli ingenui convinti che la libertà intellettuale e la coerenza siano proprio altra cosa, Ichino riserva la sua dotta lezione: "non esiste il Governo perfetto, così come non esiste il partito perfetto, nè in assoluto, nè in rapporto a quello che penso io. Chi non accetta questo metodo, coltivi pure la purezza delle proprie idee in casa propria o nella propria attività di studioso o di opinionista, ma rinunci alla politica".
E' un monito ed un invito da cogliere al volo. Vorremmo, però, che chi li pronuncia e chi ritiene di condividere il pensiero espresso dal senatore Ichino facessero a se stessi un monito ed un invito altrettanto secchi e simmetrici: chi accetta, cioè, il metodo secondo il quale per disciplina di partito è portato a votare e fare proprie decisioni che non condivide, non dia lezioni di coerenza e, soprattutto, non vanti di avere qualcosa cui, proprio perchè smette di pensare individualmente ed accetta di assoggettarsi a decisioni di gruppo, non è in possesso: cioè, la libertà intellettuale.
Non c'è nulla di illegittimo svolgere attività politica, nè a vagare da un partito all'altro o a contraddire il proprio pensiero con le azioni e le votazioni. Per piacere, però, non si dica che questo coincida con esercizio di libertà intellettuale.

1 commento:

  1. quel che teorizza Ichino e` semplicemente una violazione della Costituzione che richiede invece al parlamentare di votare secondo coscienza e senza limiti di mandato,

    https://bortocal.wordpress.com/2015/02/14/renzi-voglioinomi-86/ alla fine nel Post Scriptum

    RispondiElimina

Printfriendly