domenica 31 gennaio 2016

Dove sono finiti i dipendenti provinciali? Tutto bene, madama la marchesa

Per il Corriere della Sera la botta inferta alla fallimentare e devastante riforma delle province da parte della Corte costituzionale con la sentenza 10/2016 era proprio insopportabile.

Come rimediare, dunque, per oscurare la pronuncia della Consulta e magnificare, invece, gli straordinari esiti della grande riforma?

Con un articolo a firma di Lorenzo Salvia, che rassicura: tutto è a posto, è andata benissimo. Infatti, l'autore verga: "Quella che è stata fatta, quindi, è stata davvero la più grande operazione di mobilità della storia d'Italia"!

Peccato che l'intento del legislatore consisteva nello spostare entro marzo 2015 i dipendenti addetti ai servizi, insieme con i servizi stessi dalle province ad altre amministrazioni, così da non disperdere le forze di erogazione.

Invece, è successo che la diaspora o transumanza dei dipendenti provinciali è stata effettuata letteralmente a casaccio e, come è noto a tutti, ben oltre la data del marzo 2015, tanto è vero che il processo è ancora in corso e durerà praticamente ancora per tutto il 2016.

Lo stesso Salvia, nel fare la contabilità della mobilità indirettamente (ma inconsapevolmente) conferma la gestione dilettantesca del processo, ricordando che:

  1. 6.700 dipendenti sono passati alle regioni, conservando lo stipendio che percepivano nelle province. Il Salvia non ha spazio per sottolineare che tutti urlavano "al lupo al lupo" per il pericolo della crescita della spesa pubblica sottostante al trasferimento dei provinciali verso le regioni, dovuto al fatto che gli stipendi regionali sono più alti e, dunque, quelli dei provinciali si sarebbero adeguati. Non era vero niente. E sarebbe stato perfettamente possibile riformare le province assegnando le funzioni di area vasta alle regioni, dando poi loro modo di ordinare circoscrizioni infraregionali per regolare i servizi. Ci sarebbero voluti pochissimi mesi.

  2. "Altri 6.200 mila dipendenti, quelli dei centri per l'impiego, passeranno alla nuova Agenzia per le politiche attive del lavoro. Ma la cosa deve essere ancora formalizzata". Dunque, il Salvia stesso conferma che "la più grande operazione di mobilità della storia d'Italia" è tuttt'altro che compiuta, ma, che volete, sono dettagli;

  3. "Poi ci sono i poliziotti provinciali, circa 2.500: si era pensato di farli passare nel Corpo forestale, che però sta per traslocare a sua volta verso l'Arma dei carabinieri. Alla fine resteranno dove sono, anche perché una legge vieta alle Regioni di istituire una corpo di polizia". Come dire, dunque, che alla "più grande operazione di mobilità della storia d'Italia" sono mancati all'appello oltre il 10% dei dipendenti provinciali da trasferire, che sono rimasti di conseguenza nelle province, sballottati come pacchi postali. Qui occorrerebbe una chiosa di Checco Zalone;

  4. "Un aiuto, poi, è arrivato dai pre pensionamenti: 2 mila dipendenti delle province hanno lasciato il lavoro prima del previsto". Vabbè, non sono prepensionamenti e, comunque, si tratta di una riduzione secca del 10% della forza lavoro impiegata presso i servizi erogati dalle province che nessuno sarà più in grado di colmare;

  5. soprattutto, ancora a 2016 ormai inoltrato restano ancora i famosi 1957 dipendenti che  "la più grande operazione di mobilità della storia d'Italia" ancora, dopo un anno e passa, non è stata capace di mandare in mobilità verso altre amministrazioni


Il Governo, come ricorda il Salvia, intende estendere l'esperienza di questa  "più grande operazione di mobilità della storia d'Italia" alle mobilità dei dipendenti delle società partecipate. Perchè, di operazioni fallimentari si fa tesoro, ma non per correggerne gli errori, bensì per ripeterle.

4 commenti:

  1. e aggiungo probabilmente ai dipendenti delle Camere di Commercio se le bozze di decreto confermeranno un taglio di funzioni (che non si sa chi le farà ) è di personale dal 15 al 25%...

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  2. Anche la situazione dei centri per l'impiego è tutt'altro che chiara. In attesa che venga approvata la riforma costituzionale, non si sa neanche se finiranno allo Stato o resteranno alle regioni, che, dopo aver tanto lottato per trattenerli a sé, stanno adottando soluzioni improvvisate (come la creazione di agenzie poco gradite ai dipendenti) per gestire la fase transitoria. Il tutto è comunque perfettamente in linea con quella che il sottoscritto ha definito "schiforma delle province".

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  3. Se molti quotidiani e TV facessero il proprio lavoro seriamente, cioè senza dipendere dai politici di turno forse molti italiani inizierebbero a cercare di scorgere la luna è non guardare fisso il dito!

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  4. Proprio di transumanza trattasi. Peccato che le bestie ricevano un trattamento migliore di quello riservato a noi. La questione mobilità è stata lasciata all'improvvisazione. Il sito mobilita.gov.it è bloccato. In provincia di Como è bassissimo il numero di dipendenti che è stato ricollocato e si tratta di persone che per tempo hanno chiesto la mobilità volontaria. Tutti gli altri, funzioni non fondamentali, funzioni trasversali, polizia provinciale, addetti ai centri per l'impiego, attendono la venuta del Messia.

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