sabato 9 gennaio 2016

Rolex d’oro regalati alle delegazioni internazionali. In questo caso, l’Anac non ha proprio niente da dire?

Sulla guerra fratricida tra i componenti della delegazione del Governo in Arabia per ottenere i Rolex d’oro regalati dagli sceicchi (di cui dà notizia Il Fatto Quotidiano) il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, non ha nulla da dire?

Eppure, il vertice dell’Anac è sempre estremamente pronto ad intervenire, ultimamente soprattutto su vicende che esorbitano dalle proprie competenze, come la velocissima affermazione secondo cui l’Anac è indicata quale autorità competente per gli arbitrati relativi alla vicenda delle 4 banche saltate per aria.

Nel caso di specie, la bagarre per acquisire i preziosi regali è totale competenza dell’Anac. Tutti ricorderanno l’ondata “moralistica” degli ultimi mesi del Governo Monti e dei primi del Parlamento insediatosi nel 2013: abolizione delle province, riduzione dei costi della politica, apertura del Parlamento come una scatoletta, lotta alla corruzione, abolizione dei “regali” ai dipendenti pubblici erano in continuazione al centro dell’attenzione e sparati a caratteri cubitali sulle prime pagine di ogni giornale.

Proprio sui regali si concentrò moltissimo l’azione di “moralizzazione”, finchè non intervenne la bizzarra norma contenuta nel “codice etico”, il dpr 62/2013 e, in particolare, il suo articolo 4 che pone il divieto di accettare “regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore effettuati occasionalmente nell’ambito delle normali relazioni di cortesia e nell’ambito delle consuetudini internazionali”, precisando che “per regali o altre utilità di modico valore si intendono quelle di valore non superiore, in via orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di sconto”.

A parte la strana concezione secondo la quale 150 euro sarebbe un “modico” valore, si capiscono, ora, alcuni “dettagli” nella scrittura della norma, fino a qualche tempo fa non del tutto comprensibili.

Torniamo a rileggerla: il divieto di accettare regali, guarda caso, non opera “nell’ambio delle consuetudini internazionali”.

Alla luce della vicenda raccontata da Il Fatto Quotidiano, quel dettaglio appare esplicito. Per Paesi come l’Arabia Saudita probabilmente accogliere delegazioni internazionali a suon di orologi d’oro o, comunque, di valore decine di volte superiore alla modica somma dei 150 euro è una consuetudine.

Non sarà stato certamente questo ad aver fatto muovere una delegazione italiana oceanica lo scorso novembre, composta da circa 50 persone, per altro in un Paese dal comportamento estremamente ambiguo nello scacchiere internazionale.

Di certo, se non fosse emerso quanto ha svelato Il Fatto Quotidiano, l’episodio sarebbe probabilmente stato una tra le tante possibilità offerte dal “codice etico” ai componenti di delegazioni internazionali di accettare eccome regali di valore sicuramente non proprio del tutto modico.

L’inchiesta del quotidiano non precisa se, in effetti, la bagarre scatenatasi tra i dirigenti di Palazzo Chigi per ottenere i Rolex d’oro invece di cronografi di minor valore abbia avuto per oggetto il materiale impossessamento di questi beni. Una nota del Governo, al contrario, spiega che gli orologi sono nella disponibilità della Presidenza del Consiglio, secondo quello che prevedono le norme e che dello scambio dei doni se ne occupa il personale della presidenza del Consiglio, ma non le cariche istituzionali. Secondo Il Fatto, comunque, gli orologi sarebbero spariti dagli uffici di Palazzo Chigi e non è chiaro se adesso si trovino al polso di qualcuno dei componenti della delegazione.

Cosa dice, comunque, sempre l’articolo 4, comma 4, del “codice etico” a proposito di regali di valore superiore ai 150 euro, che in qualsiasi modo siano comunque stati donati ai destinatari? Ecco la norma: “I regali e le altre utilità comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dal presente articolo, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, sono immediatamente messi a disposizione dell’Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti a fini istituzionali”.

Le migliaia di amministrazioni pubbliche, da quando la disposizione è vigente, si sono messe di buzzo buono per inventare procedure di “tracciamento” dei regali, impegnandosi allo stremo per poter valutare il “valore di mercato” dell’oggetto eventualmente ricevuto, operazione per altro resa complicata dal fatto che in tantissime circostanze, spesso presso i comuni di dimensioni medio-piccole, la soglia di valore del regalo che possa essere accettato si è abbassata di molto, a poche decine di euro, sicchè anche l’eventuale piantina regalata dalla gentile signora può costituire una “violazione” del codice etico. Queste procedure, dunque, richiedono la capacità di determinare il costo del bene regalato, la rilevazione che esso superi il valore limite, la formale messa a disposizione dell’ente che, preso in carico il bene, deve conservarlo tracciandolo in modo specifico nel registro degli inventari, per destinarlo all’utilità dei propri servizi, oppure devolverlo in beneficienza, dando di ciò formale comunicazione al latore del dono.

Ecco, allora, che tutti aspettiamo che l’Anac di Cantone, appresa la notizia della bagarre degli orologi dai giornali, si rivolga alla Presidenza del consiglio, per fare chiarezza.

Non si dubita che il tutto sia stato gestito nel pieno rispetto delle norme e che, nel caso di specie, il “codicillo” che esenta i doni ricevuti nell’ambito delle relazioni internazionali non sia stato utilizzato.

A questo punto, tuttavia, gli obblighi di trasparenza impongono che sia data notizia, per filo e per segno, della sorte che hanno ricevuto gli orologi. Sappiamo quanto l’Anac, in ogni sua Faq, delibera, determina, espressione di parere, nonché nei suoi piani nazionali anticorruzione insista in maniera decisa sulla trasparenza, come primo strumento di contrasto alla corruzione e alla mala amministrazione.

Poiché le notizie in merito alla destinazione degli orologi sono confuse, contorte e laconiche, è opportuno che l’Autorità, che come è noto è indipendente e, dunque, non influenzabile dalla politica, intervenga ed imponga a Palazzo Chigi di esplicitare in maniera dettagliata ogni elemento della questione. Ovviamente, laddove Palazzo Chigi continuasse nella propria reticenza.

Non dovesse esservi, comunque, una presa di posizione almeno sulla stampa quanto meno per moral suasion da parte del presidente dell’Anac, la cosa apparirebbe alquanto strana. L’Autorità non dovrebbe poter sottrarsi al proprio ruolo e alla propria posizione di indipendenza nel caso specifico. Perché, anche se alla fine si scoprirà, come siamo certi, che si è trattato di una bolla di sapone e di un comportamento poco commendevole di qualche dirigente, comunque sarebbe antipatico che non vi fosse una chiara presa di posizione del soggetto chiamato in prima linea ad avversare la corruzione.

Infine, la questione dovrebbe probabilmente dare un insegnamento: il “codicillo” all’articolo 4 che liberalizza i doni nell’ambito delle relazioni internazionali sarebbe il caso di eliminarlo. Per non dare la sensazione che tutti i divieti di ricevere regali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri…

 

 

 

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