sabato 13 febbraio 2016

La tragedia della ricollocazione dei dipendenti provinciali finisce in farsa


Qualche giornalista appartenente alla schiera dei media generalisti propensi soprattutto al rilancio della velina, piuttosto che all’approfondimento tecnico, continuerà a considerarla “la più grande manovra di trasferimento dei dipendenti pubblici mai realizzata”, attribuendole un tono trionfale e positivo.
Nella realtà, la ricollocazione dei dipendenti provinciali, posti forzatamente in sovrannumero a causa di una decisione avventata della legge 190/2014 è definibile solo come un flop di portata immensa.
L’epilogo di questo totale e miserevole fallimento è dato dal comunicato col quale il Dipartimento della Funzione pubblica lo scorso 12 febbraio ha annunciato la chiusura della funzionalità di caricamento dei posti disponibili nella piattaforma apposita:
Si informa che la funzionalità che consente di rilevare l'offerta di mobilità , ai sensi dell'articolo 5 del decreto ministeriale 14 settembre 2015, sarà disattivata alle ore 24,00 del 12 febbraio 2016.
Si invitano tutte le amministrazioni che non hanno ancora provveduto ad adempiere tempestivamente all'inserimento nel Portale dei posti disponibili, distinti per funzioni e per aree funzionali e categorie di inquadramento, attraverso le apposite schede di rilevazione dei fabbisogni, tenuto conto della normativa prevista in merito all'utilizzo delle facoltà di assunzione.
Al fine di garantire il corretto svolgimento del processo di ricollocazione del personale in mobilità, si raccomanda la massima collaborazione da parte di tutte le amministrazioni.
Si informa inoltre che, secondo le disposizioni previste dalla legge di stabilità del 2016,  il Portale della mobilità è stato aggiornato per il personale CRI.
Per effetto dell'articolo 1, comma 397, della legge 208/2015, infatti, la ricollocazione del personale della Croce Rossa Italiana è possibile anche nelle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto ministeriale 14 settembre 2015.
Per la predisposizione dell'offerta di mobilità nei confronti del predetto personale della CRI, è visibile la relativa domanda di mobilità .
Ne consegue che anche per le regioni che hanno provveduto al collocamento diretto di tutto il personale individuato come soprannumerario dalle città metropolitane e dagli altri enti di area vasta, le amministrazioni di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto ministeriale 14 settembre 2015 sono tenute a compilare le schede di rilevazione dei fabbisogni (step 6, 7 e 8)”.
Dunque, per ricapitolare:
1.      la circolare interministeriale di Funzione Pubblica e Affari regionali 1/2015 aveva stabilito che entro marzo 2015 si sarebbe effettuata la rilevazione dei posti disponibili;
2.      la piattaforma mobilita.gov.it, tuttavia, è stata realizzata solo ad aprile 2015;
3.      la piattaforma non è entrata in funzione prima dell’autunno;
4.      il DM 14.9.2015 (divenuto efficace il 30 settembre, a 9 mesi suonati dalla vigenza della legge 190/2014) ha attivato la piattaforma;
5.      le amministrazioni hanno potuto, però, caricare i dati solo a novembre, perché per tutto il mese di ottobre si è dato modo alle regioni di approvare le leggi regionali di riordino, come imposto dal d.l. 78/2015, convertito in legge 125/2015;
6.      tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, l’applicativo non ha funzionato per nulla;
7.      quando l’applicativo ha funzionato, tuttavia interruzioni, blocchi, crash di sistema sono stati innumerevoli;
8.      secondo il cronoprogramma del DM 14.9.2015:
a.       entro il 30 novembre 2015 (a 11 mesi dalla vigenza della legge 190/2014) le amministrazioni avrebbero dovuto inserire i posti disponibili;
b.      entro il 31 dicembre la Funzione pubblica avrebbe dovuto rendere pubblici sul portale i posti disponibili;
c.       entro il 29 gennaio 2016 i soprannumerari avrebbero dovuto indicare presso quali enti avrebbero preferito essere trasferiti;
d.      entro il 28 febbraio 2016 la Funzione pubblica avrebbe dovuto assegnare i dipendenti alle varie amministrazioni;
e.       entro i successivi 30 giorni i dipendenti avrebbero dovuto prendere servizio;
9.      come si nota, è saltato tutto: la data del 30 novembre 2015 è slittata al 12 febbraio 2016, ben 74 giorni. E il resto deve ancora realizzarsi.
Le conclusioni da trarre sono semplici:
a)      ancora a febbraio 2016 non sono noti i dati che occorreva conoscere già alla data dell’1.1.2015: cioè quali posti delle amministrazioni pubbliche fossero disponibili per avviare le mobilità imposte dalla legge 190/2014, perché tendenzialmente prima di attivare il dimezzamento delle dotazioni organiche e i connessi processi di mobilità, forse si dovrebbe sapere quali enti e per quanti e quali posti son disponibili ad acquisire i soprannumerari;
b)      il sistema per attivare le mobilità è stato attivato, male, con enorme ritardo;
c)      1957 dipendenti provinciali soprannumerari hanno, invece che 24 mesi a disposizione come in apparenza indicato dalla legge 190/2014, appena 8 mesi scarsi per provare a ricollocarsi, senza incorrere nella messa in disponibilità che riduce il trattamento economico al 70% e mette sulla via del licenziamento;
d)     circa 5.500 dipendenti provinciali, quelli afferenti ai servizi per il lavoro, sono formalmente nella piattaforma, ma non possono essere trasferiti da nessuna parte; continuano a restare soprannumerari, anche se destinati ai nuovi servizi per il lavoro, che nessuno, però, sa se andranno alla gestione delle regioni o della neonata (ma ancora solo sulla carta) Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal);
e)      le province per quasi un anno hanno continuato a sopportare i costi di tutto il personale, compreso quello addetto alle funzioni non fondamentali;
f)       solo da qualche mese e in modo confuso le regioni hanno iniziato ad alleviare il peso finanziario delle province, accollandosi il costo del personale addetto alle funzioni non fondamentali.
Ma, l’elemento più assurdo di tutta la vicenda è che alla data del 12 febbraio, oltre un anno dopo la sciagurata legge 190/2014, il Ministero della funzione pubblica oltre a non avere la più pallida idea di quali siano i posti disponibili per la ricollocazione, mostra di non disporre di nessuna arma per far sì che le amministrazioni inseriscano davvero le disponibilità di posti, come è loro obbligo.
Infatti, il comunicato contiene una mortificante preghiera ad inserire i posti, con la richiesta alla massima collaborazione.
Ma, tutti sanno che moltissime amministrazioni non hanno affatto inserito tutte le disponibilità. Questo perché non è stato adottato alcun sistema di controllo preventivo o, meglio, non si è compiuta l’unica scelta seria: informatizzare i dati del Conto annuale ed utilizzare le dotazioni organiche come riferimento, rendendo disponibili automaticamente tutti i posti risultanti vacanti, per evitare i molti giochetti che praticamente ogni amministrazione ha messo in opera, per riservarsi posti che non vogliono coprire con i dipendenti soprannumerari.
La resa è totale e rende francamente malinconica la previsione contenuta nell’articolo 11, comma 2, del DM 14.9.2015, che ha assegnato ai prefetti i compiti di “vigilare” sul corretto adempimento degli obblighi in capo alle amministrazioni, col potere di adottare gli “atti di competenza” che nessuno ha mai capito quali fossero, per la semplice ragione che non esistevano. Tanto che la Funzione Pubblica deve pregare le amministrazioni di adempiere e sperare che davvero lo facciano, per non incappare nell’ulteriore figuraccia di dover riattivare il processo, a seguito dell’impossibilità di ricollocare i soprannumerari. A proposito: qualcuno è realmente convinto che la procedura non dovrà essere riattivata?

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