domenica 21 febbraio 2016

Spesa per le consulenze: la vera spending review che non si farà mai

Si parla e si straparla molto a sproposito di "spending review", come ha confermato la relazione del presidente della Corte dei conti Squitieri, senza ottenere alcun risultato concreto.
Ancora domenica 21 febbraio molti giornali magnificavano i risultati dei "risparmi" ottenuti dalla Consip e dalle altre centrali di committenza.
Peccato che non si tratti di risparmi veri, ma solo potenziali: cioè di costi di mercato mediamente un po' più bassi di quelli ottenuti con gli appalti delle PA e non di risparmi veri e propri. Tanto è vero che guardando i dati della nota di aggiornamento al Def del 2015 si nota che le spese per "consumi intermedi", cioè per appalti, continuano ad aumentare: 132.002 nel 2016, 133.984 nel 2017,  135.139 nel 2018 e 137.916 nel 2019 (dunque, di che parliamo realmente?). Anche perchè le PA che utilizzano le convenzioni della Consip sono pochissime. Migliaia, invece, sono gli enti locali che si sono avvalsi di un soggetto aggregatore come il Cev, costituito solo per compiere turbative d'asta e cancellato dall'elenco da parte di un'Anac che pare avere bisogno delle iniziative dei giudici per produrre davvero risultati concreti nella lotta alla corruzione.
Sta di fatto che vi sono spese ingenti che potrebbero e dovrebbero essere tagliate di netto subito, senza arrecare alcun danno ai servizi, come invece si è fatto sin qui e come ha confermato la Corte dei conti.
Una di queste è la spesa spaventosa per le consulenze. Si tratta di 1,19 miliardi nel solo 2014, come ha confermato la relazione del Ministro Madia al Parlamento sull'Anagrafe delle prestazioni rese alle pubbliche amministrazione.
I dati sono sconvolgenti: oltre alla spesa di 1,19 miliardi, nel 2014  si è constatata una variazione percentuale in aumento del 61,32%, in barba alle previsioni normative che vogliono dei tagli anche molto netti in merito. Tagli che non ci sono mai stati.
Le amministrazioni continuano ad elargire consulenze a destra e a manca e tra esse si distingue il comparto regioni-enti locali, che nel 2014 ha incrementato il carico delle consulenze di ben il 113%.
Appare imperdonabile ed assurdo che, mentre si cercano in maniera confusa ed erronea, risorse per risanare l'economia si continui a consentire una spesa totalmente improduttiva, spesso clientelare, di nessuna utilità per i cittadini, se non per quelli beneficiati dall'incarico ottenuto.
Se si pensa che il Parlamento ed il Governo hanno voluto infierire sulle province prevedendo nei loro confronti un prelievo forzoso di 3 miliardi, che non ha ridotto le tasse nemmeno di un centesimo, ma ha solo dirottato la spesa finale dalle province allo Stato, colpendo a morte i servizi resi dagli enti di area vasta, constatare che ogni anno si buttano miliardi in consulenze è davvero inaccettabile, specie aggiungendo a questa considerazione due anni di manovre in deficit e regalìe varie come gli 80 euro.
Un altro aggregato di spesa inaccettabile, rimasto totalmente insondato dalle spending review è quello dei contributi a sagre, associazioni e manifestazioni: nei soli enti locali vanno via annualmente circa 2 miliardi, che nessuno si sogna di toccare, perchè costituiscono fonte di produzione e mantenimento del consenso elettorale.

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