sabato 21 maggio 2016

Riforma della Costituzione: più la mandi giù e più ti tira su


Per la campagna referendaria sulla riforma della Costituzione dovrebbe contare il merito o il testimonial?
L’analisi di una riforma così importante dovrebbe senza dubbio essere rimessa esclusivamente all’approfondimento tecnico, capace di spiegare le conseguenze concrete ed implicite alle modifiche apportate dalla legge costituzionale.

Le cose, tuttavia, non andranno così. Lo spiega indirettamente molto un articolo di Francesco Verderami sul Corriere della sera del 21 maggio, dal titolo “E il governo schiera i costituzionalisti del sì al referendum”.
Nulla da eccepire che il “sì” voglia avvalersi delle indicazioni di costituzionalisti favorevoli alla riforma.
Ma, alcune riflessioni si impongono. Intanto, nessuno, compresi anche i costituzionalisti del “sì” ha spiegato sulla base di quale potere costituzionale e del rispetto della divisione dei poteri il Governo si è, prima, impegnato direttamente nel promuovere la legge di riforma e, poi, impegnato nella campagna referendaria. E’ cosa nota anche ai muri che la Costituzione non è materia riguardante il potere esecutivo, che è chiamato solo ad eseguire le leggi nel rispetto di un indirizzo politico di parte, espresso dalla maggioranza politica. La Costituzione, per le riforme della quale non a caso si richiede un iter molto complesso e lungo ed un quorum altissimo, è materia riservata solo al Parlamento, che non dovrebbe agire su indirizzi di una maggioranza, ma coinvolgendo tutte le forze politiche.
In secondo luogo, Verderami spiega che tra i costituzionalisti del sì il Governo recluta e vanta “professori come Bassanini e Ceccanti”. Autorevolissimi, certo. Ma, si tratta di due militanti del PD, il secondo dei quali attivo nella stesura del testo. E’ un po’ come la notizia del cane che morde l’uomo che costituzionalisti del PD, uno dei quali ha scritto la riforma della Costituzione, sono favorevoli alla riforma della Costituzione.
Altra bizzarria riportata dall’articolo: “Un gruppo di accademici, anch'esso per il «si», ha ultimato un documento sottoscritto da una ventina di professori di estrazione diversa: si va dall'ex rettore della Cattolica Ornaghi a sociologi e politologi come Laspina e Moruno, da una personalità nel campo del diritto privato come Luminoso fino al figlio di Luigi Berlinguer, Aldo, ordinario di diritto comparato”. Legittimamente nel comitato del sì a scrivere un documento favorevole alla riforma si ascrivono importanti ed autorevoli sociologi, politologi e docenti di branche del diritto diverse da quello costituzionale. Ma, non si doveva trattare di “costituzionalisti”?

Anche no. Non appare quello il vero obiettivo. Che viene svelato nella chiusura dell’articolo di Verderami, ove si legge, dopo aver paragonato il referendum di ottobre a quello su monarchia o repubblica: “anche i costituzionalisti si vanno schierando. Restano da trovare i testimonial, perché cento professori favorevoli alla riforma potrebbero non bastare se uno come Benigni ripetesse di voler votare «no» al referendum. A discuterne sono stati proprio i cattedratici, quando hanno saputo che Giusto Puccini, esimio professore a Firenze, si sarebbe schierato con il « sì » : «Magari lo facesse anche sua figlia Vittoria», che non sarà costituzionalista ma è attrice dal grande seguito”. Dunque, a ben vedere, dell’autorevolezza dei costituzionalisti e dell’esame di merito della riforma non importa proprio niente a nessuno. Si tratterà solo di reclutare testimonial con grande seguito: attori, calciatori, sportivi, imprenditori, volti noti: la Costituzione come il caffè, la sua riforma più la mandi giù e più ti tira su.

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