giovedì 9 giugno 2016

Province: i numeri alla rinfusa di risparmi inesistenti a riprova della devastante inutilità della riforma

I giornali del 9 giugno 2016 si rivelano particolarmente interessanti per dimostrare come il Governo non abbia avuto e non abbia ancora la minima idea del perchè abbia riformato le province e, soprattutto, di quale vantaggio economico ne deriverebbe.

Partiamo col Manifesto. Nell'articolo "I fanta miliardi della ministra: con la riforma saremo ricchi", si riportano le dichiarazioni del Ministro per le riforme Boschi, secondo la quale dalla riforma delle province deriverebbero 320 milioni di risparmio.
Molto strano: per due anni quasi ci hanno detto che il risparmio dalla riforma sarebbe stato, a regime, di 3 miliardi, quanto, cioè, la legge 190/2014 impone come prelievo forzoso alle province, mandandole tutte sul lastrico.
Ovviamente, non è vero per niente che si risparmiano 3 miliardi. Come detto sopra, non si tratta di un tagli alla spesa, cui corrisponderebbe un simmetrico taglio alle entrate. Queste restano identiche, ma le province sono obbligate a versare i 3 miliardi allo Stato, che li spende tutti per fini diversi da quelli della gestione dei servizi delle province.
Il Ministro, quindi, indirettamente conferma che dalla riforma nel suo complesso discendono risultati finanziari tutt'altro che mirabolanti: 320 milioni sono appena lo 0,38% del totale della spesa pubblica.
Il fatto, però, è che la cifra indicata dal Ministro non è nemmeno corretta. Leggiamo da Il Sole 24 Ore l'articolo "Province senza politici: risparmi per 69 milioni". Si tratta dell'unico dato reale di risparmio evidenziabile, perchè la riforma ha ridimenzionato le province, ma non  i servizi da loro resi, che, essendo obbligatori, comunque saranno resi o dalle province stesse in deficit, o dagli enti (comuni o regioni) che dovessero subentrare. La cifra di 69 milioni corrisponde allo 0,08% della spesa pubblica, poco più di un euro di risparmio per ogni cittadino...
Ma, contestualmente, sempre Il Sole 24 Ore pubblica un altro articolo dal titolo "Decreto enti locali, stop alle super-sanzioni per città e province". Leggiamone uno stralcio significativo: "Il piatto forte è lo stop alle super-sanzioni per le Città metropolitane e le Province che nel 2015 hanno sforato i vincoli del Patto di stabilità, e che senza un nuovo "salvataggio" rischiano di non poter chiudere i bilanci 2016 (da approvare entro fine luglio)".
A conferma che il prelievo forzoso imposto alle province dalla legge 190/2014 è insostenibile e che spinge le province verso il dissesto, il Governo ha intenzione, come si vede, di annullare alle province le sanzioni derivanti dallo sforamento del patto di stabilità, indotto non da mala gestio, ma, appunto, dall'indiscriminata aggressione alla loro autonomia finanziaria.
Sta di fatto, quindi, che la riforma ha prodotto risparmi risibili, danni rilevantissimi ai servizi ai cittadini, caos finanziario, l'esigenza di mettere toppe ai buchi di bilancio prodotti. Non pare serva molto altro per comprendere quale sia la qualità, scadentissima, di questa riforma.

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