sabato 29 ottobre 2016

Riforma della dirigenza, primi risultati


Per quanto lo schema di decreto legislativo attuativo della legge 124/2015 stia incontrando alcuni inciampi nel suo iter, non si può negare che qualche primo risultato l’abbia già ottenuto.
Sta tutto nel comunicato della Conferenza Stato-regioni dello scorso 27 ottobre: “La Conferenza Stato-Regioni, in seduta straordinaria, già convocata per giovedì 27 ottobre 2016, è stata sconvocata”. E c’è anche il testo della “sconvocazione”.

Si dirà: ma come, salta la seduta della Conferenza dedicata al parere che Anci ed autonomie locali avrebbero dovuto rendere sul testo dello schema di decreto legislativo per contrasti tra autonomie e Governo, e si è ottenuto qualche risultato?
Domanda retorica e mal posta. Il risultato è chiaro e all’evidenza di tutti: il bellissimo neologismo consistente nel verbo “sconvocare”.
L’iter della riforma della dirigenza segna un punto importante nel progresso della lingua italiana, il primo dopo il fondamentale “petaloso”.
Ancora la riforma non c’è, ma intanto sarà possibile rivolgersi all’Accademia della Crusca, per ottenere il battesimo del verbo “sconvocare”, coniato appositamente allo scopo.
Simile neologismo non potrebbe essere più adatto. La riforma della dirigenza, infatti, è certamente una norma caratterizzata da forti contrasti con la Costituzione, fonte di indebolimento dell’apparato amministrativo e della politicizzazione della dirigenza, subordinando l’interesse pubblico alle appartenenze di partito; inoltre è mal concepita, il funzionamento delle procedure per incaricare i dirigenti, circa 36000, è ingestibile perché affidato a commissioni di appena 7 componenti tutti di nomina governativa e già incaricati di compiti delicatissimi ed estremamente impegnativi.
Insomma, si tratta di una riforma pessima, come molte altre sono sin qui state elaborate in questi anni, per prima quella delle province.
Dunque, nulla di un bruttissimo neologismo come “sconvocare” si attaglia meglio alla fattispecie, visto che più che una riforma si tratta di una “deforma” (neologismo per neologismo, almeno la parola “deforma” non viene corretta automaticamente dal programma di videoscrittura).
Qualcuno potrebbe osservare che invece di utilizzare un verbo nuovo e scorretto, finchè l’esimia Accademia della Crusca non darà un petaloso placet, si sarebbe potuto scrivere: “la convocazione della seduta è revocata, sospesa, rinviata a data da destinarsi, annullata”. Ma sarebbe stato un giro di parole troppo lungo, obsoleto, antico ed inadeguato, rispetto alla modernità delle riforme, che richiedono velocità e sedute convocate e sconvocate in modo dinamico, easy, cool e smart.

In attesa, dunque, della riconvocazione della convocazione sconvocata, speriamo che l’Accademia della Crusca sia veloce nel determinare la piena e legittima introduzione del verbo “sconvocare” nella nostra lingua, ovviamente a condizione che la seduta plenaria dell’Accademia non venga sconvocata prima.

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