giovedì 17 novembre 2016

Riforma costituzionale: se passa il no si perderebbe l'ultima occasione?

Una delle motivazioni più recenti ed insistenti per il legittimo sì al referendum confermativo della riforma costituzionale consiste nell'evidenziare che se non si fa passare adesso la riforma stessa, non sarà più possibile in futuro.
Lo ha dichiarato lo stesso premier:


Il ragionamento proposto ha un suo fondamento. Si sostiene che se al referendum costituzionale dovesse prevalere il no, il Parlamento non "avrebbe voglia", ma forse è più opportuno affermare "legittimazione piena", di rimettere mani alla Costituzione e mettere in discussione l'opinione dei cittadini.
Bene. Ammettiamo che questo ragionamento sia corretto. Cosa non funziona, allora? Un piccolissimo dettaglio che non sarà sfuggito ai più attenti: 10 anni fa (non un secolo fa) si tenne un referendum che bocciò con un "no" sonoro una legge di riforma della Costituzione dai contenuti in grandissima parte identici a quella oggi nuovamente in ballo.
Come si dimostra:
1) non è affatto confermato dai fatti che un "no" ad un referendum impedisca successivamente al Parlamento di riformare la Costituzione;
2) lo scrupolo correttamente sottolineato dal premier per il futuro Parlamento non è stato, tuttavia, seguito dal premier medesimo e da questo Parlamento; e la cosa rimarchevole è che si tratta, per altro, di un Parlamento che meno di altri avrebbe potuto mettere le mani sulla Costituzione, visto che è stato eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Manca in maniera clamorosa la legittimazione.
Non risulta, poi, chiaro chi sarebbero i "tutti" che avrebbero chiesto la riforma costituzionale, visto che:
1) appunto 10 anni fa una analoga venne respinta;
2) non si è eletta un'assemblea costituente;
3) alle elezioni del 2013 il partito di maggioranza non aveva presentato in campagna elettorale un programma che prevedesse la riforma della Costituzione.



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