venerdì 9 dicembre 2016

Sorpresa: l'accordo per gli 85 euro, spacciato per "rinnovo" dei contratti pubblici, era scritto con l'inchiostro simpatico

I soldi per il rinnovo dei contratti nella manovra ci sono (circa 1,9 miliardi), l’accordo tra Governo e sindacati del 30 novembre anche, ma le prospettive per giungere effettivamente al rinnovo si sono molto complicate.

La crisi di governo che si sta determinando in queste ore, a seguito dell’esito del referendum sulla riforma della Costituzione, rende ovviamente estremamente complicato ed in salita il percorso per giungere davvero alla sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali dei comparti del pubblico impiego.
Paradossalmente, il problema del finanziamento non è più il principale, in quanto formalmente la legge di stabilità per il 2017 prevede la prima consistente tranche, mentre l’accordo Governo-sindacati impegna l’esecutivo al reperimento delle altre risorse necessarie fino al 2018.
Le difficoltà oggettive nascono dalla probabile scarsa forza politica del nuovo esecutivo, che sarà chiamato ad una missione prevalentemente mirata alla salvaguardia dei conti in rapporto con Bruxelles.
Occorrerà capire se il nuovo Governo avrà la missione e, comunque, la forza per due passaggi fondamentali ai fini dei contratti. Il primo è stendere ed approvare il testo dello schema di decreto legislativo attuativo dell’articolo 17 della legge Madia, necessario per modificare i contenuti della riforma Brunetta nella direzione indicata dall’accordo del 30 novembre scorso. Impresa non facile, se si tratterà si un “governo balneare”.
In secondo luogo, occorrerà la direttiva all’Aran, ovviamente condizionata dai contenuti della riforma; solo dopo potranno avviarsi davvero le trattative sindacali.
Gli impegni assunti nell’accordo del 30 aprile dal Governo di fatto dimissionario presuppongono un esecutivo forte, nel pieno del suo mandato. Una condizione che realisticamente non può essere posseduta dal futuro nuovo Governo del post crisi.
Certo, il finanziamento nella legge di stabilità e proprio l’accordo con i sindacati aiutano, perché comunque costituiscono una base della quale sarà impossibile non tenere conto.

Sta di fatto che a soli 8 giorni di distanza dal 30 novembre, appare in tutta la sua chiarezza la debolezza estrema dell’accordo siglato da Governo e sindacati: soltanto in “zona Cesarini” l’esecutivo ha recuperato il dialogo con le organizzazioni sindacali, ma mediante un accordo che comunque non ha alcun effetto immediato. La gran parte dei media ha presentato l’accordo come se si trattasse dell’effettivo e vero e proprio “rinnovo” dei contratti, traguardo ancora lontano.

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