martedì 17 gennaio 2017

Province: il rosicamento continuo di Rizzo è utile quanto lo sono gli enti?

Sul Corriere della sera del 17 gennaio 2017, l'ennesima puntata dell'epopea delle province, secondo il primo fautore della loro abolizione, Sergio Rizzo, con l'articolo reperibile qui.

Ogni commento è, ormai, superfluo, oltre all'evidenziare come il no al referendum abbia suscitato non poco fastidio al giornalista, al quale manca la possibilità di appuntarsi al petto la medaglia al merito della campagna di stampa pro-abolizione.
Semmai, è lecita qualche domanda: posto che ancora molti hanno il dubbio sulla reale utilità delle province, in considerazione del fatto che, comunque, il no al referendum del 4 dicembre 2016 le lascia in piedi ed, anzi, evidenzia l'incostituzionalità della legge Delrio, è proprio utile che la stampa in generale, il primo quotidiano nazionale in particolare ed un suo editorialista, nello specifico, continuino a dedicare tale e tanta attenzione all'argomento? Non ci sono proprio altre notizie, altri fatti ed avvenimenti che possano essere esaminati? I lettori debbono ancora per molto assistere a questi rosicamenti?

2 commenti:

  1. Personaggi come Rizzo, che specula sulla pubblica Amministrazione come Salvini specula sui migranti, devono mantenersi fedeli al personaggio che hanno creato, corrette o meno che siano le loro posizioni. I ragionamenti con questi personaggi sono solo perdita di tempo se si hanno di fronte persone che ragionano per pregiudizi o per slogan.

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  2. In quell'articolo è riportata una serie incredibile di menzogne, come quella che "La dissoluzione delle Province avrebbe infatti finito per investire gli uffici periferici delle amministrazioni centrali... la scure si sarebbe abbattuta su 103 commissioni tributarie, 97 agenzie delle entrate, 93 ragionerie dello Stato, 83 agenzie delle dogane, 109 direzioni del lavoro, 109 archivi notarili, 108 branche del Consiglio nazionale delle ricerche, 106 prefetture, 103 questure, 102 comandi della Guardia di Finanza, 98 comandi forestali, 120 soprintendenze, 105 camere di conciliazione..." ragion per cui l'autore, squallidamente, pare rammaricarsi per 300mila esuberi mancati nel pubblico impiego.
    Insiste poi nell'offendere inopinatamente i dirigenti pubblici, definendoli in modo spregiativo "mandarini", che "la decisione della Consulta ha rincuorato... rendendoli ancora più spavaldi e sicuri di sé".
    Davvero un articolo inaccettabile, nei toni e nei contenuti.

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