domenica 21 maggio 2017

Tanti Rolex ma l’ora dell’anticorruzione non scocca mai


Anche il caso degli appalti in Sicilia, truccati per favorire il monopolio di un armatore che ha anche potuto godere di 7 milioni di risparmi per emendamenti che sapienti “manine” hanno inserito in varie leggi, rivela che il sistema anticorruzione, in Italia, è un flop totale.

Fin qui, dei molti, troppi casi di corruzione scoperchiati (e si può e deve essere certi che per uno scoperto, altri 100 restano nell’ombra) sostanzialmente uno solo deve, indirettamente, qualcosa alla normativa anticorruzione. Si tratta dell’episodio che ha coinvolto il sindaco di Lodi, intento a provare a modificare il contenuto di alcuni bandi di gara per la gestione delle piscine comunali. In quel caso, la coraggiosa dipendente che si rifiutò di manomettere i bandi e di segnalare all’autorità giudiziaria quanto accaduto assunse l’iniziativa grazie alla formazione da poco ricevuta sui temi della corruzione.
Per il resto, nessuna inchiesta ha, fin qui, lasciato emergere la minima efficacia del diluvio di norme caduto a seguito della legge 190/2012.
Mai che la scoperta di sistemi marci di gestione di appalti e affari sia stata riconnessa ad una misura di un piano triennale anticorruzione; mai che le “analisi di contesto” siano servite a nulla se non ad aumentare le pagine dei piani o a far arricciare il naso alle autorità varie che, controllando i piani, hanno bacchettato sui contenuti formali; mai che il codice di comportamento abbia indotto qualche destinatario a camminare sui binari della correttezza; mai che un conflitto di interessi sia stato verificato ed arginato; mai che uno dei migliaia di adempimenti per la trasparenza o la pubblicità abbia fornito uno straccio di prova per disvelare trame corruttive mai che un reato sia stato scoperto e prevenuto.
Anche nel caso siciliano, solo la “schiena dritta” di una dirigente ha fornito l’opportunità di scoprire il mondo di corruzione che stava dietro agli appalti delle concessioni delle linee di collegamento marittime.
Ed anche in questo caso, non è stato certo l’iniziativa del responsabile della prevenzione della corruzione a poter produrre interventi per colpire i responsabili: ancora una volta è grazie alla magistratura penale e della polizia giudiziaria che il sistema è stato scoperto ed è possibile immaginare la reazione contro di esso.ù
Come sempre, il “sistema” è un groviglio molto organizzato di persone e poteri, tutte tra loro senzienti nel collaborare per orientare i risultati degli appalti e degli affari. Un reticolo di favori, pressioni, carte artefatte, incarichi, carriere, assunzioni, oggettivamente ben più concreto ed efficace delle migliaia di ore richieste dalla legge e dalle altre norme per imputare inutilmente dati in tabelle utili solo per dare l’apparenza della trasparenza e della lotta alla corruzione.
L’investimento in piani, formazione, ore di lavoro, in fondo, è ben più ponderoso e difficile dell’acquisito di un orologio da regalare (per altro, si tratta sempre di Rolex, orologio prestigioso, ma simbolo di un kitsch imperante nella borghesia parassitaria; mai che si parli di un Breguet, un Vacheron Constantin, un Bovet o un Patek Philippe; solo Rolex…).
Con tutti questi orologi in giro, però, l’ora dell’anticorrizione non scocca mai. E’ sicuramente vero che un merito della normativa consiste nel provare, almeno, ad introdurre la cultura della legalità.
Tuttavia, con la cultura si fa poco. Il caso delle linee di trasporto marittimo della Sicilia rivela che la dirigente con la schiena dritta (come si nota, per fortuna, di civil servant in Italia ce ne sono tantissimi: questo è il vero argine alla corruzione, a disdoro di una stampa che dipinge i dipendenti pubblici solo come fannulloni svogliati e privilegiati) è rimasta isolata, oggetto di infinite pressioni e minacce provenienti dai tantissimi punti-rete del sistema: assessori, i loro staff, altri dirigenti malleabili, politici, le imprese interessate. Perché non lo si deve dimenticare mai: se è per certi versi opportuno che la pubblica amministrazione si confronti col mondo delle imprese per acquisire quanto di buono da esso proviene in termini di innovazione dei processi e managerialità, il mondo delle imprese non è per nulla esente da difetti che, però, i giornali attribuiscono solo al “pubblico”: sono le imprese a corrompere; sono imprese e professionisti a puntare su monopoli e rendite di posizione che alterano concorrenza e mercati; se nella PA c’è un problema di precariato, è nel sistema privato, come confermano tutti i dati Istat e Inps, che si annidano milioni di contratti flessibili spesso mistificanti esigenze a tempo indeterminato; è nel privato che matura il nero e l’evasione fiscale econtributiva.
Ancora, la cultura della legalità può servire a poco, se come contraltare si diffonde, senza che nessuno batta ciglio, la contro cultura secondo la quale un Rolex possa essere un regalo normale che un imprenditore beneficiato di un emendamento per lui di valore inestimabile faccia ad un sottosegretario e che ciò non corrisponda a corruzione, visto che il sottosegretario, con molto bon ton ha ringraziato.
Sfugge del tutto che la normativa anticorruzione non è finalizzata solo a colpire il reato: per questo fine c’è il codice penale. L’arzigogolata ed iperburocratica impalcatura derivante dalla legge 190/2012 è finalizzata a prevenire la corruzione intesa anche come solo potenziale commistione di interessi privati con quelli pubblici; quella commistione che impedisce ai dipendenti pubblici anche solo di accettare un regalo o di intessere rapporti troppo intensi, perfino solo lavorativi, con gli interlocutori, predicandosi la “rotazione” ad ogni costo, anche a disdoro dei risultati conseguiti e dell’esperienza acquisita e dimostrata.
Ma, queste regole di lotta alla corruzione amministrativa valgono solo per i dipendenti pubblici; coloro che sono reputati di per se stessi fannulloni e corruttibili; non valgono, invece, per i politici, ai quali la legge 190/2012 e tutto l’apparato attuativo di essa, non fa mai riferimento.
Così, dunque, rimanendo sempre l’attività amministrativa priva di controlli preventivi di legittimità di soggetti terzi e disinteressati; rimanendo sempre troppo esposta alle pressioni politiche e alle “manine”, solo la forza enorme di chi ha la schiena dritta e la disponibilità, successivamente, ad eclissarsi, può costituire rimedio contro un sistema, perfettamente conosciuto e diagnosticato, per il quale le cure fin qui sono risultate costantemente, però, inadeguate.

2 commenti:

  1. E come spesso accade in Sicilia, la corruzione colpisce chi a voce parla e parla e parla e parla e parla contro la corruzione. Come a dire, tra il dire e il fare c'è di mezzo ... l'elezione e la riconferma.

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  2. Giuseppe Cocchi25 maggio 2017 07:45

    Ritengo che la normativa anticorruzione dia fastidio a tanti. Tutto è perfettibile .... sopratutto la distanza tra la teoria (il contenuto dei PIANI) e la pratica ( la quotidianità di quanto accade negli Uffici). Fintanto che il responsabile della attuazione dei piani è il Segretario Comunale, nominato dal Sindaco ed il sindaco deve raccogliere i consensi dei cittadini ed i cittadini chiedono soprattutto favori personali alla politica in cambio di sostegno è tutto ...fumo. Però è una strada che può avviare un processo di cambiamento nell'atteggiamento di tutti gli attori. Io sarei ... ottimista e preferirei che si discutere di come migliorare la norma del 2012 piuttosto che criticarla .. a predcindere.

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