martedì 6 giugno 2017

Juventus e la "finalìte". Non chiamatela maledizione.

Le vittorie costituiscono, oltre a capacità ed abilità, anche attitudine. Si pensi all'Atletico Madrid: tre finali, una di Coppa dei Campioni e due di Champions league, tre perse; la prima dal Bayern, le altre due dal Real Madrid.
Proprio il Real Madrid ha un'attitudine alla vittoria ben diversa: tra Coppa dei campioni e Champions ha disputato 15 finali, vincendone 12, con una percentuale di successi strepitosa: 80%. Migliore è quella del Porto: 100%, anche perchè ha disputato solo due finali, tra Coppa e Champions, però vincendole entrambe.
La Juventus si dice sia affetta dalla "maledizione" della finale.I numeri illustrano una realtà diversa: una chiara scarsa attitudine del club a vincere manifestazioni che si concludono con una finale secca.
Il bilancio tra Coppa campioni e Champions è impietoso: 9 finali giocate, 2 vinte e 7 perse, con una percentuale di successi del 22,2%; 4 gol segnati e 14 subiti; ultime 5 finali disputate tutte perse (una ai rigori, dopo un pareggio per 0 a 0 col Milan).
In finale secca, la Juventus perse anche la Coppa delle fiere (poi sostituita dalla coppa Uefa), col Ferencvaros a Torino; nonchè la Coppa intercontinentale contro l'Independiente a Roma nel 1974.
L'attitudine è leggermente migliore, comunque, proprio nella Coppa intercontinentale, che la Juventus ha vinto nelle altre due edizioni disputate.
Altra finale secca vinta è stata quella di Coppa delle coppe vinta col Porto (unica finale disputata in quella manifestazione oggi non più esistente), nonchè quella di Supercoppa europea contro il Liverpool nel 1985
Per quanto riguarda le finali con la formula andata-ritorno, l'attitudine è migliore. La Juventus ha perso una seconda finale di Coppa delle fiere col Leeds United nel 1971; ha perso una finale di Coppa Uefa col Parma nel 1995; ma ne ha vinto 3 (rispettivamente con Athletic Bilbao nel 1977; Fiorentina nel 1990 e Borussia Dortmund nel 1993). A riprova che la Juventus ha maggiore confidenza con le finali "andata e ritorno" occorre ricordare la vittoria in Supercoppa europea con il Paris Saint Germain del 1997.
Il quadro, quindi, rende un club molto attrezzato per vincere competizioni "a gironi", e anche partite ad "eliminazione diretta", perfino in finale, finchè vi sia la possibilità di avvalersi dell'andata e del ritorno, formula che consente in qualche modo di "speculare" tatticamente.
Nella partita secca, invece, il bilancio complessivo è ampiamente deficitario, quale conseguenza appunto di un approccio sportivo che privilegia il confronto sulla lunga distanza (il girone) o, comunque, sulla doppia sfida.
Dunque, la settima sconfitta nella finale della massima competizione europea per club non è da considerare frutto di maledizioni o di sfortuna, ma logica conseguenza di un'attitudine insufficiente a vincere le partite secche.
 

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