Un dato sembra incredibilmente sottovalutato, relativamente al passaggio di Forza Italia all'opposizione: le "larghe" intese non ci sono più.
È vero che il debole Governo-Letta continua ad avere una maggioranza che in Senato oscilla tra i 6 e i 10 senatori. Ma, altrettanto vero è che i presupposti (visibilmente falsi, come si è visto subito e si è confermato in seguito) del Governo medesimo era una grande coalizione, nata "per emergenza", chiamata a poche ma significative mosse, in particolare la riforma elettorale e una serie di disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia.
La legge elettorale la possiamo scordare. La legge di stabilità è un flop, reso tanto più grottesco dalla spesa di 3 miliardi in tre anni, a debito, delle navi da guerra, mentre si elemosinano 18,25 euro al mese di cuneo fiscale e si "avvia" la solita "sperimentazione" per il reddito minimo garantito. Continuando ad usare ingannevolmente il termine sperimentazione, che allude ad un primo intervento di una più intensa ed ampia manovra, mentre altro non è se non la dissimulazione di un'iniziativa asfittica, limitata, senza adeguati finanziamenti e senza futuro. Come la social-card. Un modo per poter dire, poi, "vedete, abbiamo iniziato" o, soprattutto "abbiamo dato un segnale".
È evidente il fallimento politico delle larghe intese; come cristallino è il fallimento tecnico dell'operato del Governo. Che ci dovremo tenere. Perchè nè legge elettorale, nè risanamento economico erano le mire di costoro, bensì, come sempre, la loro autoconservazione.
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