Mostri giuridici ed operativi, ormai, l’ordinamento italiano ne produce senza sosta e sempre più leviatanici.
L’ultimo, micidiale, è l’AvcPass, orripilante già dal nome. Cosa avrebbe dovuto essere l’AvcPass? Ce lo dice l’articolo 6-bis del d.lgs 163/2006, recentemente novellato (e per oltre un anno messo in naftalina): una Banca dati nazionale dei contratti pubblici, alla quale le amministrazioni appaltanti avrebbero dovuto accedere per verificare la sussistenza della documentazione comprovante il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativo ed economico-finanziario per la partecipazione alle procedure di gara.
Gli ingenui, come chi scrive, immaginavano una semplice piattaforma di consultazione, ove sotto un identificativo dell’azienda (il codice fiscale, ad esempio), si potessero visualizzare tutti i documenti attestanti il possesso dei requisiti di ordine generale, di cui all’articolo 38, e, su richiesta, quelli di natura tecnico organizzativa ed economico finanziaria.
Sarebbe stato il Bengodi (o, forse, solo un sistema civilizzato di gestire le gare?) delle verifiche documentali, un luogo dove reperire il famigerato Durc aggiornato, senza attivare la mortificante procedura richiedi/attendi la risposta, ancora attiva oggi.
Cosa è, in effetti l’AvcPass? Qualcosa che ha totalmente trasfigurato la finalità della norma. Per quanto per anni si sia parlato, e ancora alcuni slogan lasciano la propria eco, di “superamento della cultura burocratica e dell’adempimento nella pubblica amministrazione”, esattamente come avvenuto per l’anticorruzione e la trasparenza, la Banca dati nazionale dei contratti pubblici è un immenso trofeo alla Burocrazia kafkiana, borbonica e bizantina allo stesso tempo.
Un inno alla gioia di chi, da Roma, progetta le procedure senza mai, ribadiamo MAI, relazionarsi con gli operatori o tenere conto che gli enti sono di varia natura e preponderano quelli di piccole dimensioni, poco strutturati.
Questi Soloni delle procedure informatiche, che invece di velocizzare e semplificare complicano e rallentano, proprio perché analizzate da chi sul campo non si è mai trovato ad operare da solo o con pochissime risorse e pressato, insistono nel disegnare sistemi applicativi fondati sull’adempimento singolo, sull’atto, alla bella faccia del “gestire per processi” o similari e sbeffeggianti espressioni del total quality management “de noantri”, predicato da chi non ha un’idea precisa di come affrontare ed organizzare le attività della pubblica amministrazione.
Sicchè, la “banca dati” si è trasformata in una piattaforma di gestione di alcune fasi delle gare, per altro non si capisce bene come collegata, ad esempio, alle procedure di acquisizione del Me.Pa. Facciamo un sommario elenco degli acronimi reperibili nella delibera dell’Acvp 111/2012: Bdncp, Oe, Avcpass, Simog, Cig, Passoe, Pec. Mancano solo Gulp, Sob e Uack, per completare una tragicomica sequela di onomatopee da cartoni animati.
E giù, poi, con registrazioni utenti, livelli di autorizzazione, responsabili del procedimento, responsabili di attività. Decine e decine di pagine di manuale, suddiviso in 7 allegati, per spiegare il complessissimo sistema di imputazione dei dati.
Una ridondanza rococò di norme, regole, procedure, maschere operative, azioni di software e il tutto, alla fine, per cosa? Basta leggere le deprimenti indicazioni dell’articolo 4, commi 7 e 8, della citata delibera dell’Avcp 111/2012: “7. Ai fini delle verifiche, il soggetto abilitato avvia tramite AVCPASS la richiesta dei documenti a comprova dei requisiti per gli operatori economici interessati; successivamente l’Autorità avvia presso gli Enti Certificanti le richieste dei documenti definiti nel comma 1 del successivo art. 5. 8. L’Autorità mette a disposizione tempestivamente i documenti a comprova dei requisiti, non appena ricevuti dagli Enti Certificanti”.
Dunque, una piattaforma informatica complicatissima, decine e decine di pagine di Manuale d’uso, una ridda di Faq che dimostra ulteriormente l’assurda complessità dell’AvcPass, per restare sempre fermi al processo: amministrazione procedente che chiede all’amministrazione certificante che certifica e trasmette alla procedente i dati. Come per il Durc.
Infatti, come si nota, attraverso la procedura AvcPass, le stazioni appaltanti “chiedono” all’Avcp di reperire i dati; a sua volta l’Avcp “chiede” alle amministrazioni certificanti; queste imputano i dati; l’Avcp, poi, li “mette a disposizione” delle amministrazioni appaltanti “tempestivamente” (che vuol dire? Dopo un secondo, un giorno, un anno?), ma non appena “li riceva”.
Dunque, il processo che comporta impiego di tempo e risorse per verificare il possesso dei requisiti non cambia nella sua logica. I passaggi restano gli stessi. Cambia solo la piattaforma nella quale operare, che, però, rende il sistema più inefficiente, perché obbliga a compiere un maggior numero di passaggi rispetto a prima.
I Soloni che pensano di saper informatizzare e semplificare non capiscono che “semplificare” è un’espressione che in matematica, ha un significato ben preciso: ridurre i termini di un’espressione. Per cui, “{[(2+4)*6]/[(2*2)+8}” viene semplificato se si riconduce a “3”, non se si porta a “{[(2+22)*(2*√9)]/[(2*2)+(48/(√36)}”.
Soprattutto, il Solone che vuole semplificare ed informatizzare, dovrebbe prendersi la cura di sapere quali risorse sono disponibili per le amministrazioni, quale sforzo formativo ed operativo occorre per realizzare il progetto. Insomma, porsi il problema dell’impatto.
Nulla di tutto ciò. Risultato? Ora Ance e Anci chiedono il rinvio dell’operatività dell’AvcPass e sui siti i bandi di appalto sono desaparecidos. Proprio in un mento nel quale l’economia italiana ha bisogno esattamente dell’opposto.
Non è possibile che le Autorità o, comunque, i soggetti preposti alla riorganizzazione delle attività della pubblica amministrazione siano lasciati da soli, ad immaginare sistemi operativi autoreferenziali, realizzati in modo solipsistico, sì da lasciar contento il professorone e/o consulente, che nel suo studio nella torre d’avorio vede realizzata una sua idea astratta. Occorre iniziare a sporcarsi le mani, scendere in strada, conoscere la vita, i fatti. E solo dopo, dopo aver conosciuto la carne viva, aver sudato e sentito odori anche sgradevoli, solo allora si può immaginare di avere titoli e capacità per semplificare ed informatizzare. Fino ad allora, il risultato è il fallimento o il perpetuarsi del Leviatano Burocrate.
Non so lei di cosa si occupi nella vita ma farebbe bene a studiarsi le norme oppure, se non le capisce, a parlare con gli addetti ai lavori o a frequentare un seminario dell'Autorità di vigilanza per capire la reale portata di questa novità e i benefici che può portare nel settore
RispondiEliminaSi pubblica il commento dell'anonimo, per lasciare spazio alle voci di commentano alle opinioni. Detto questo, non si può non sottolineare quanto facile sia, nascondendosi dietro l'anonimato, trinciare giudizi, trascendendo in toni di maleducata presunzione. Ma, il punto veramente debole del commento, che potrebbe, chissà, provenire da uno dei Soloni autori delle complicazioni kafkiane che quotidianamente subisce la pubblica amministrazione, è la totale mancanza di argomentazioni. Solo un linguaggio aggressivo, per non dire nulla.
RispondiEliminaPurtroppo, molti, troppi operatori dovranno frequentare moltissimi seminari dell'Autorità, visto che il sistema escogitato è di una complicazione spaventosa. Certo, tra questi operatori, vi sono anche i tantissimi esponenti o associazioni (Anci e Ance, ad esempio) che, probabilmente, hanno il torto di non studiare o non capire (a differenza del dottissimo anonimo) le norme, ma hanno chiesto a gran voce di rimandare l'operatività dell'AvcPass. E, solo casualmente, la bravissima Autorità ha già rinviato di sei mesi l'obbligatorietà della Pec personale degli operatori. Si vede che l'ineffabile Autorità, bravissima a tenere i suoi seminari, non si era informata prima su un dato che qualsiasi lavoratore pubblico le avrebbe potuto fornire: la stragrande maggioranza delle circa 20.000 stazioni appaltanti è dotata di una sola casella Pec per l'ente. Non c'era bisogno di seminari per saperlo.
Infine, è chiaro come il Sole che la banca dati unica non ha alcuna possibilità di apportare benefici al settore (quale, poi? L'edilizia, i servizi, le forniture? I settori sono tantissimi), visto che ha il solo scopo di facilitare la verifica del possesso dei requisiti. Solo indirettamente può incidere sul miglioramento della qualità delle aziende, ma a questi fini ovviamente servono molte altre regole.
Certo, l'AvcPass si potrebbe potenzialmente presentare come piattaforma unica per la gestione degli appalti. Non è nata per questa la banca dati nazionale, dunque non si capisce perchè abbia preso questa piega. Ma, se così è, allora, che la si configuri come gestionale, ma allora lo si connetta al Me.Pa. e, perchè no, lo si renda funzionale a tutti gli adempimenti per la trasparenza. Adempimenti che, sempre l'Avcp, non ha mancato di complicare, imponendo il formato xml ed una struttura di dati non prevista dalla norma, mettendo in difficoltà le amministrazioni.
L'AVCP ha messo in piedi negli ultimi mesi un mostro informatico ad esempio con la tabella in xml citata. Io lavoro in un Comune e sono in grande difficoltà, come i miei colleghi dei Comuni vicini. E tutto per avere dati CHE ALL'AUTORITA' CI SONO GIA'!!!! Li abbiamo già comunicati nel corso dell'anno! E che dire dell'AVCPass???? Ci sono 11 manuali di istruzioni sul sito, per utilizzare questa "piattaforma". Altro che Banca dati nazionale...
RispondiEliminaAl gentile Anonimo, valente studioso e cultore delle discipline degli appalti, nonchè appassionato sostenitore dell'Avcp, ricordo, ma sicuramente lo saprà già, che in Parlamento sono stati presentati emendamenti al decreto "milleproroghe", per far slittare di 6 mesi l'entrata in vigore dell'Avcpass. Segno che in Italia moltissimi, troppi evidentemente, sono quelli dei quali non si sa di cosa si occupino nella vita e che farebbero bene a studiarsi le norme, oppure, se non le capiscono, parlare con gli addetti ai lavori o frequentare un seminario dell'Autorità di vigilanza.
RispondiEliminaMi sorge il sospetto che anche chi si sia studiato le norme, o abbia parlato con gli addetti ai lavori, o abbia frequentato un seminario dell'Autorità di vigilanza, abbia preso atto che l'Avcpass è semplicemente un mostro ingestibile. Con l'eccezione meritoria, ovviamente, del gentilissimo e preparatissimo, in merito, Anonimo.
L'auspicio è che in questi 6 mesi l'Authority si renda conto che occorre cambiare registro, parli con gli operatori e semplifiche e riporti l'Avcpass a quello che doveva essere, comprendendo cosa significa realmente l'operazione di "semplificare".
Io, che un seminario dell'Autoritå l'ho frequentato, posso dire che le va riconosciuta senza se e senza ma, un'azione a dir poco meritoria. L'Autoritá ha cercato e sta tuttora cercando di mettere ordine in un dedalo di norme (che putroppo esistono) e di banche dati ministeriali e non (che purtroppo non esistono) per dare un senso a una norma sulla verifica dei requisiti dei partecipanti alle gare che fino ad oggi spesso non è neanche stato possibile applicare. Questo stato di fatto non fa altro che venire incontro alle esigenze di quelle imprese che inquinano il nostro tessuto sano. Forse è anche per questo che il sistema Avcpass viene quotidianamente attaccato dagli addetti ai lavori. Di certo chi si scaglia contro un sistema così innovativo senza conoscerne la ratio e gli obiettivi che si pone non fa una gran bella figura. Poi è evidente che i progetti ambiziosi non portino dei benefici immediati. Il brutto di questo Paese ė che le buone idee vengono stroncate troppo spesso sul nascere.
RispondiEliminaI progetti ambiziosi bisogna saperli fare e avranno il plauso che meritano. Se fatti bene e razionalmente. Cosa che non è, nel caso di specie.
RispondiEliminaL'Avcpass è costato 6 milioni di euro.
RispondiEliminaGrazie della risposta. Sono certo, e non sembri un commento qualunquista, che qualsiasi "seria" azienda italiana del mercato digitale (perché no, una start-up di giovani) lo avrebbe realizzato per uno zero in meno.
RispondiEliminaLa soluzione è una sola: non utilizzare il sistema. Anche se obbligatorio, non è prevista sanzione per il suo mancato utilizzo. Quindi, ci si fermi al CIG e la verifica dei requisiti si faccia con la richiesta alle varie amministrazioni certificanti. La gara resta valida, le verifiche vengono fatte, la posizione della stazione appaltante è inattaccabile!
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