Lo strano caso del Governo dottor Cuneo e mister Imu. Riassumiamo. Il premier Letta si era sperticato nella promessa di ridurre il cuneo fiscale, perché attentissimo al problema del lavoro e seriamente intenzionato a ridurre il costo per lavoratori e imprese.
Parallelamente, la maggioranza con ancora, in quel momento, presentissimo Berlusconi, ha, sotto imposizione del Berlusconi medesimo, imposto di eliminare (ma solo per il 2013) l’Imu sulla prima casa.
Tralasciamo il racconto tragicomico delle mille operazioni del Ministro Saccomanni per trovare le coperture e, soprattutto, un altro nome all’Imu per il 2014.
Di fatto, con la “legge di stabilità” si sarebbero dovute reperire le risorse per consentire sia il cuneo fiscale, sia la manovra sulla casa.
Bene, il cuneo si è ridotto al miserevole scherzo da 14 euro, totalmente inutile, perché non “è stato possibile reperire” i soldi necessari, almeno 5 miliardi di euro, per una riduzione seria del costo del lavoro.
Contestualmente, si è operato, male e con coperture a rischio e ballerine, per non far pagare l’Imu sulla prima casa, ma solo per il 2013: una tassa di, in media, 150 euro, per famiglie abitanti in case non particolarmente grandi e di pregio.
Riassumendo: i soldi per mantenere la promessa farlocca della riduzione del cuneo fiscale non si sono trovati; i soldi per l’Imu un po’ si, un po’ no, perché nel 2014 rispunta e andrà a gravare persino su chi non è proprietario di casa.
Tuttavia, 7,5 miliardi delle finanze statali, depositati presso la Banca d’Italia sono stati dati ai capitali delle banche private, a finanziare il loro aumento di capitale.
Risultato: agli operai dell’Electrolux e a breve i tanti altri del manifatturiero, cosa avrebbe fatto più comodo? Risparmiare 150 euro all’anno, oppure avere l’opportunità di non subire il taglio dello stipendi di oltre 400 euro al mese, non all’anno?
Renzi ha parole cool, da inserire nel job act, avendo sentito prima gli stakeholders, in un briefing da brainstorming, da dire?
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