domenica 13 gennaio 2013

La #spesa pubblica è un problema vero, falsamente affrontato

Il Corriere della sera del 13 gennaio ha utilizzato le rilevazioni sulla spesa pubblica (elaborate dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Politecnico di Milano, per Civicum , su dati EUROSTAT) al solito scopo di dare ad intendere che in Italia vi sia una spesa pubblica eccessiva.

Lo scopo è sempre quello di sostenere la tesi del necessario abbassamento di tale spesa, allo scopo di ottenere, finalmente, anche un decremento delle tasse.

Da molti anni a questa parte, nessuno più spiega che lo scopo delle tasse è finanziare i servizi che l'amministrazione pubblica rende ai cittadini, per perseguire l'interesse generale e garantire prestazioni che il privato non intende a svolgere (fallimento del mercato) o realizzerebbe a costi molto maggiori. Una sanità interamente privata, pagata al momento della prestazione, se necessaria, va benissimo per chi è sano come un pesce e disponibilità economiche, molto male per chi è malato con minori possibilità, malissimo per la società, che rischia di non avere presìdi continuativi contro il rischio della diffusione delle malattie.

Il confronto con gli altri Paesi competitori, pure proposto dalla tabella pubblicata dal Corriere della sera, tuttavia, mostra impietosamente come la spesa pubblica pro capite, in Italia, sia largamente inferiore a quella di Germania, Gran Bretagna e Francia, e superiore solo a quella della Spagna.

Ma, l'incidenza della spesa pubblica sul Pil è la seconda dopo quella della Francia, di pochissimo superiore a quella della Gran Bretagna, sensibilmente inferiore a quella della Germania ed ovviamente a quella della Spagna (visto che il Paese iberico spende molto meno in cifra assoluta).

Già questi dati svelano come non sia vera l'affermazione che in Italia vi sia un'eccessiva spesa pubblica, almeno in relazione con i principali Paesi dell'Europa. Basta commentare i dati senza tesi preconcette, per convincersene.

Il problema dell'Italia (da cui derivò la crisi dello spread) è l'incidenza del debito pubblico sul Pil, sensibilmente più alta di quella degli altri 4 Paesi.

Da qui, una spesa per interessi sul debito pubblico pari a, 4,4% del Pil, più che doppia di quella della Spagna e poco meno che doppia di quella di Gran Bretagna e Germania.

Questo è il vero problema della spesa pubblica. Non tanto la sua quantità in assoluto, quanto, invece, la sua destinazione.

Per la famiglia, l'Italia spende meno della metà della Francia, la metà della Gran Bretagna, molto meno della Germania, poco più solo della Spagna.

Tragica la situazione della spesa finalizzata ad interventi a sostegno della disoccupazione (per altro, l'Italia investe nei servizi pubblici per il lavoro 7-8 volte meno della Germania). Peggiore quella per la spesa finalizzata all'istruzione universitaria, dove si fanno le troppo spesso abusate "ricerca e innovazione".

In linea con gli altri Paesi, invece, la spesa sanitaria e quella per l'ambiente. Significativamente e poco giustificabilmente elevata, sempre in rapporto ai Paesi competitori, quella per la difesa. Altissima la spesa per gli organi legislativi ed esecutivi (i famosi costi della politica).

Se si uscisse dalle banalità e si comprendesse che lo Stato ha esattamente il compito di spendere per rendere servizi, si concentrerebbe l'attenzione non sul problema di quanto lo Stato incamera, ma di come distribuire il gravame fiscale, da un lato, e di come destinare in modo equo la spesa, per poi valutarne l'efficacia.

Spesa pubblica 2010, in percentuale del PIL, classificazione COFOG


Fonte: elaborazioni Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Politecnico di Milano, per Civicum , su dati EUROSTAT; data di estrazione 07.01.2013


2 commenti:

  1. L'approccio bocconiano sarebbe, a quanto mi ha detto una collega che ivi ha studiato: "tagliamo 1 milione di dipendenti pubblici". L'amministrazione pubblica, se non conosciuta, è vista come orpello. In questo anno abbiamo intuito che molti lo pensino.

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