martedì 2 giugno 2020

Contributi alle imprese: la paradossale competenza assegnata ai comuni, che chiedono risorse allo Stato

L'emergenza Covid-19 richiede uno sforzo per agevolare sia i cittadini, sia le imprese. Giusto che la legislazione lo preveda e giusto che il d.l. 34/2020 abbia questo obiettivo.
Il problema, però, sta nei dettagli e nella coerenza delle azioni. L'emergenza Covid-19 crea anche un immane problema per le entrate dei comuni. Hanno ottenuto 3 miliardi, ne chiedono almeno altri 3 a gran voce, ogni giorno, levando alti lamenti alla situazione delle proprie finanze.
C'è, allora, da chiedersi quale senso abbiano le previsioni degli articoli 54-56 del d.l. 34/2020, volti ad abilitare proprio i comuni, a valere su risorse proprie, a prevedere aiuti finanziari sotto forma di sussidi diretti, sgravi fiscali, garanzie di vario genere.

Assunzioni: le soglie di sostenibilità della spesa di personale

Molti comuni si lagnano del sistema impostato dall'articolo 33, comma 2, del d.l. 34/2019, convertito in legge 58/2019, come attuato dal DM 17.3.2020, perchè troppo rigoroso e posto a limitare le assunzioni, invece che favorirle.

Contributi: quel buco nero di spese opache e spesso in conflitto di interesse

Funziona più o meno così: il capo di un partito fa sì che nelle liste elettorali siano candidati quelli a lui più vicino, anche nelle elezioni locali. Il presidente di una regione, quindi, a sua volta leader territoriale, incide molto anche per le elezioni dei comuni, specie il capoluogo, ove sostiene il sindaco, che a sua volta, sulla base di accordi politici individua l'assessore.
Un insieme di relazioni strette, nell'ambito del quale la fedeltà è il collante. Fin qui tutto bene, è evidente che un partito non può che affidarsi a persone unite dalla condivisione di idee, ma anche interessi, auspicabilmente rappresentativi di quelli pubblici e dell'elettorato, ma giustificabilmente anche interessi alla rielezione e all'affermazione politica.

domenica 31 maggio 2020

La cosiddetta amministrazione difensiva non si combatte eliminando la colpa grave o il reato di abuso d'ufficio

Torna prepotentemente in questi giorni il dibattito sulla semplificazione amministrativa, con la particolarità di non concentrarsi sui metodi per semplificare, ma di estendersi a metodi di limitazione della responsabilità contabile o penale.
Su La Repubblica del 30 maggio 2020 è l'ex Ministro della giustizia Paola Severino, con l'articolo intitolato "La burocrazia difensiva" a sostenere queste posizioni.

giovedì 28 maggio 2020

La presunta "paura della firma" indica la strada sbagliata verso le riforme della PA

Sul Quotidiano Enti Locali del 28.5.2020 torna il leit motif della "paura della firma" (articolo titolato Decreto investimenti, su abuso d'ufficio e Corte conti responsabilità più «circoscritte»), che viene preso dal Governo alla base della necessità di intervenire, qualificando come presunta "semplificazione" la moratoria alla responsabilità per colpa grave e lo svuotamento del reato di abuso d'ufficio.

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