giovedì 24 settembre 2020

La differenza tra "andare al lavoro" e il lavoro. Compresa questa, si comprende a cosa serva lo smart working

 Non si risponde mai alla domanda "domani che fai?" con "lavoro", ma "vado a lavorare". "Andare a lavorare" è un endiadi; si considera che si lavora se si "va" nella specifica sede ove lavorare: la terra da coltivare, la fabbrica, l'ufficio. Spesso è l'azione di "andare" a lavorare che, nel pensare comune, qualifica il lavoro. "Come sono stanco: ho messo un'ora ad andare e un'ora a tornare dal lavoro". Non stanca tanto il lavoro, quanto l'azione di andarci. Questa viene raccontata e vissuta come sacrificio. O come "nobilitazione" dell'azione lavorativa. Sulla base di questa visione, tanto radicata quanto fuori tempo, si pensa che se non si "va" a lavorare, ma semplicemente si lavora, non sia lavoro, sia un privilegio. Per qui, un'avversione che è culturale, anzi, sotto-culturale, allo smart working. Infatti, con il lavoro agile, specie se da casa, non "si va". Non conta quel che si fa, per molti. Conta la fatica per andare a "timbrare". Quel che accade tra una timbratura e l'altra può anche non contare, se si è "andati". Una sub-cultura che, forse, l'emergenza contribuirà a sradicare e a far capire che il lavoro vecchio stile è cambiato ed anche la sua regolamentazione e, soprattutto, concezione devono cambiare. 

mercoledì 23 settembre 2020

Piano di rilancio della PA: aridaje sempre con le stesse tiritere

Su NT plus del 22.9.2020 l'articolo di Mauro Salerno "Recovery fund, Dadone: piano straordinario per l'assuzione di tecnici nella Pa" dà conto dell'audizione del Ministro della Funzione Pubblica in merito all'impiego del recovery fund per la PA.

Pare evidente che a Palazzo Vidoni si respiri un’aria particolare. Quell’aria che fa esprimere ad ogni ministro sempre gli stessi concetti, con le stesse parole e la stessa credibilità. 

lunedì 21 settembre 2020

Per le assunzioni occorre un controllo continuo dell'andamento del rapporto spesa/entrate. Non bastano i dati statici del rendiconto.

 Il nuovo sistema di quantificazione delle facoltà assunzionali continua a destare in molti un rifiuto psicologico, tale da sollecitarne letture interpretative demolitrici.

Di sicuro non si tratta di un metodo perfetto. Altrettanto certo è che non perchè  non lo si condivida, risulti sostenibile proporre interpretazioni che vanno in modo chiarissimo a contrastare con le previsioni normative.

L'ultimo approdo, sostenuto da questo filone dottrinale di contrasto e non di applicazione della nuova disciplina, è quello secondo il quale i comuni nell'effettuare le assunzioni non dovrebbero curarsi di rispettare altro se non il rapporto tra spesa di personale/media triennale delle entrate al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità rispetto all’ultimo rendiconto approvato, senza, quindi, porsi il problema di verificare che nell’anno in corso il valore tra spese di personale ed entrate correnti non porti a violare i valori soglia.

Buoni pasto a Pos unico. L'estrema difficoltà di "inventare" l'uovo di Colombo.

Su Il Sole 24 Ore, l'articolo "Buoni pasto. Arriva il Pos unico per gli e-ticket, ma non c' è il gestore" do Patrizia De Rubertis spiega, per l'ennesima volta, qual è l'origine delle inefficienze della PA.

domenica 20 settembre 2020

Contributo di solidarietà dei dipendenti pubblici "anti crisi"?

 Sul Giornale del 20.9.2020, Carlo Lottieri, nell'articolo titolato "Il tabù del prelievo solidale agli statali" affronta una questione seria, da un punto di vista, tuttavia, oggettivamente improntato solo ad una poco simpatica divaricazione sociale.

Printfriendly