sabato 31 gennaio 2026

Sinner: la lezione da Djokovic ed i piccoli punti deboli di un grandissimo campione

 Se c'è un grande campione del tennis con uno stile diversissimo da quello di Federer è sicuramente Jiannik Sinner.

Eppure, col campionissimo svizzero il ragazzo italiano ha un punto in comune molto importante: una certa tendenza a complicarsi la vita quando ha a disposizione opportunità per fare break all'avversario o anche chiudere i set o i match.
Ora, quando un grandissimo giocatore non è perfettamente cinico e freddo nel cogliere le possibilità offerte dall'avversario e quell'avversario è Novak Djokovic, si entra nel territorio del serbo.
Un territorio fatto non solo di un tennis di livello elevatissimo, dalla sapienza tattica ineguagliabile, ma anche di solidità soprattutto mentale, quella che ha permesso a Djokovic di essere quello che è e anche di vincere sfide praticamente perse (e Federer appunto ne sa qualcosa).
Cosa è successo, dunque, nella semifinale 2026 di Melbourne tra Sinner e Djokovic? Che il serbo è entrato nella testa dell'italiano, levandogli tranquillità nella gestione delle palle break, risultando, invece, lui, il 24 volte campione (contro 4: l'esperienza conta...) di slam chirurgico e spietato nell'approfittare delle proprie opportunità.
Ma, perchè ciò è accaduto? Molto banalmente, perchè Sinner ha giocato una partita certamente di livello altissimo (inutile evidenziare per l'ennesima volta quanto forte sia questo ragazzo), ma "sotto ritmo".
Chi negli anni si è potuto permettere il lusso di sconfiggere Djokovic in più di un'occasione solo sporadica, sa benissimo che bisogna prendere l'iniziativa, tirare molto forte, scegliere prima di lui, decidere velocissimamente o soffocarlo. In quest'ultimo intento riusciva solo Nadal. Federer nelle giornate da Federer giocava alla velocità della luce; Wawrinka, che contro Djokovic ha vinto ben 2 finali di slam, letteralmente lo ha travolto con potenza, costanza, ritmo forsennato.
Nelle precedenti sfide che hanno visto Sinner vincere contro Djokovic era avvenuto che l'italiano era riuscito a fare un po' il Wawrinka, tirando visibilmente più forte del serbo, imponendo un ritmo al palleggio di fatto insostenibile ed impedendo, quindi, al campionissimo di tessere le proprie fitte e micidiali trame di gioco.
Ecco, nella semifinale di Melbourne questo non è accaduto, se non a sprazzi e in parte nel primo set.
Sinner ha giocato abbastanza al di sotto delle proprie potenzialità come ritmo e velocità di palla. Djokovic se n'è accorto ed ha capito di poter condurre una partita delle sue, old style, ma efficacissime. Tanto che nel quarto set è capitato che chi chiudeva in lungo linea, specie di dritto, scambi intensi ma non carichi della potenza consueta di Sinner, era proprio Djokovic.
Evidentemente, Sinner è un cantiere ancora aperto. Ha subìto il ritorno alla grande del campionissimo serbo proprio in un match nel quale ha dimostrato, Sinner, di aver forse risolto una volta e per sempre i problemi del servizio, non solo per la quantità di ace (26, mai successo prima), ma per le percentuali altissime tenute per tutto l'incontro. Ma, a fronte dei miglioramenti evidentissimi al servizio, pare vi sia un arretramento (ovviamente di pochissimo, ma a quei livelli basta e avanza) di potenza e ritmo, del resto apparso anche con Spizzirri e perfino nella parte finale dell'incontro con Darderi.
Non è facile in uno sport molto complesso come il tennis tenere insieme tutti i vari pezzi.
Di sicuro, comunque, Sinner avrà imparato che per giocare alla Djokovic, con scambi in cui si cercano gli angoli, si cambia la direzione, si difende ogni colpo, non si può insistere troppo sulla trama: a un certo punto occorre chiudere appoggiandosi anche al colpo dell'avversario. Il serbo lo fa da due decenni, a memoria. Sinner è più abituato a travolgere l'avversario e, quindi, accettando, abbassando il ritmo, questo modo di giocare si espone alla maggiore esperienza e alla sagacia tattica di chi simile modo di giocare, invece, lo ha proprio nel Dna.
Infine altre poche considerazioni. Sempre ferma restando la grandezza indiscutibile di Sinner, la partita conferma alcuni dati noti ormai da tempo (oltre alla difficoltà a "chiudere" i punti del game, del set o del match). Il nostro miglior tennista di sempre quando arriva al quinto set ha sempre tante difficoltà a uscirne vincitore; inoltre, ha una certa tendenza a perdere al quinto subendo le rimonte degli avversari, sotto per 2 set a 1 o anche per 2 set a zero (è accaduto più volte con Alcaraz ed è avvenuto nella seminifinale con Djokovic).
Forse, Sinner non è così glaciale come appare: ha un certo grado di emotività. Va alla grande se conduce in testa con margine sull'avversario. Le sfide "di testa" lo logorano e lo rendono meno lucido.
Probabilmente la sconfitta con Djokovic, per come è maturata e per i temi che propone, potrebbe essere per lui un'opportunità di crescita ed esperienza, come Sinner ha del resto evidenziato nella conferenza stampa.
Tuttavia, certi punti deboli difficilmente si cancellano. Occorre accettare che il quinto set per lui è un rischio, praticamente contro chiunque, non solo i più forti.
Considerazione finale: ai ritmi con cui Sinner ha giocato con Djokovic, anche se avesse vinto, in finale con Alcaraz non avrebbe avuto nessuna chance.

martedì 30 dicembre 2025

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