martedì 18 maggio 2021

Gli incaricati a contratto ai sensi dell'articolo 110 del Tuel non hanno diritto a porsi in aspettativa

 Chi scrive, lo sostiene da sempre: il conferimento degli incarichi a contratto, ai sensi dell'articolo 110 del d.lgs 267/2000 non fa sorgere nell'incaricato alcun diritto all'aspettativa.

Il Ministero della Funzione Pubblica, col parere DFP-0025780-P-16/04/2021 molto opportunamente chiarisce le sia pur ovvie argomentazioni secondo le quali il comma 5 dell'articolo 110 non istituisce nessun diritto alla collocazione in aspettativa, bensì prevede per l'interessato una possibilità, condizionata alla concessione da parte del datore di lavoro.

lunedì 17 maggio 2021

Appalti: le procedure in deroga previste dal d.l. semplificazioni non sono obbligatorie. Lo sancisce il Tar Sicilia

Le pubbliche amministrazioni non sono obbligate ad affidare gli appalti sotto soglia con le modalità semplificate previste in deroga al codice dei contratti dal d.l. 76/2020, convertito in legge 120/2020. 

mercoledì 12 maggio 2021

A cosa servono davvero le riforme dei concorsi?

 Sul Sole 24 Ore del 12.5.2021, l'articolo di Gianni Trovati "Pa, delega al governo per riformare le assunzioni" dà alcune interessanti notizie:

  1. la riforma dei concorsi, sommariamente e frettolosamente disciplinata dal pessimo articolo 10 del d.l. 44/2021 dovrebbe traslare verso un disegno di legge delega, allo scopo di ingigantire e specificare i discutibili contenuti di quella norma;
  2. nel frattempo, si pensa di estendere il numero dei dirigenti delle amministrazioni dello Stato a contratto, quelli cioè assunti senza concorso in base a puro spoil system. Attualmente la cooptazione consente di chiamare l'8% dei dirigenti di prima fascia ed il 10% dei dirigenti di seconda. L'idea, che gira già da parecchio, è di portare tutti al 20%;
  3. eliminare la prova concorsuale finale del "concorsone" Ripam della Campania: un pessimo esempio sul campo di concorso centralizzato.
Il tutto, dimostra che quando si parla di riformare i concorsi, alla fine gli obiettivi sono sempre due:
  1. allargare il numero dei dirigenti assunti per cooptazione e chiamata diretta;
  2. eliminare molte, se non tutte, delle prove concorsuali ed estendere a dismisura la "discrezionalità" o la valutazione dei titoli e dell'esperienza, col rischio che in assenza di criteri predeterminati ed uguali per tutti, per ogni concorso, si ritaglino bandi su misura per il candidato che si intende far vincere.
Insomma, nel Paese nel quale il “merito” è tanto invocato quanto nei fatti invocato, la riforma dei concorsi appare per lo più un modo per assumere chi meglio si creda senza il rischio di incorrere in violazioni di leggi ed illeciti penali.

A proposito di procedure selettive di natura comparativa

 

Di Angelo Maria Savazzi

Luigi Oliveri avrà scritto decine di volte che l’eliminazione dei controlli preventivi (magari non nella forma dei vecchi CORECO, i cui componenti erano di nomina politica e spesso costituivano dei veri e propri centri di potere), non sia stata una buona idea. Rileggo questi scritti e penso che proprio l’assenza di controlli preventivi, sulla presunzione che i dirigenti debbano assumersi le responsabilità gestionali anche in ordine alla legittimità dell’azione amministrativa, genera dei mostri giuridici e priva di tutela la comunità amministrata quando l’azione amministrativa venga esercitata al di fuori dei canoni che la stessa legge esprime e quando non vi siano interessi specifici e diretti da far valere in giudizio.

A tal proposito, vorrei provare a scrivere qualcosa sull’utilizzo della dizione “valutazione comparativa” che viene, impropriamente, considerata dalle amministrazioni pubbliche come il viatico affinché gli incarichi professionali, per i quali vengono banditi i relativi avvisi, possano essere affidati con assoluta discrezionalità se non addirittura con una scomposta e irrazionale arbitrarietà. Ciò non è comprensibile e avviene nel silenzio e con il sostegno della giurisprudenza che, immagino, abbia le mani legate e quindi si trova nella impossibilità di intervenire, anche quando, invece, ci sia un interesse da tutelare. Ma un po’ di coraggio con guasterebbe.

lunedì 10 maggio 2021

Concorsi pubblici: la minestra riscaldata del fine di accelerarli

           Un topos, un archetipo, un grande classico delle leggi italiane è riformare i concorsi per accelerarli.

Sveltire, ridurre i tempi, semplificare, derogare: sono le parole d’ordine immancabili anche nell’articolo 10, comma 1, del d.l. 44/2021. Che immancabilmente esordisce enunciando il proprio intento: “Al fine di ridurre i tempi di reclutamento del personale…”, per poi sciorinare tutte le semplificazioni, vere o presunte, inefficaci o inefficaci poi disciplinate nel seguito.

Ma, si tratta di un palinsesto già visto e conosciuto. Poco meno di soli due anni fa, nella medesima legislatura, aveva visto la luce la legge 56/2019, una delle tante riforme “epocali” della Pubblica Amministrazione, sempre volte a semplificare e dare efficienza e sempre, regolarmente, fallimentari. Leggiamone, allora, l’incipit dell’articolo 3, comma 4: “Al fine di ridurre i tempi di accesso al pubblico impiego, per il triennio 2019-2021 …”.

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