lunedì 25 agosto 2014

#appalti #spendingreview La patetica letterina di Cottarelli e Cantone #Consip

Come risolvere il problema delle spese per appalti effettuate al di fuori del sistema di acquisto centralizzato della Consip? Con i pannicelli caldi. Anzi, con la “letterina”.

Il commissario per la spending review, Carlo Cottarelli, e il presidente dell’Autorità anticorruzione nonché di vigilanza sugli appalti, Raffaele Cantone, hanno scoperto qual è il sistema per indurre le amministrazioni, monelle e dispettose, che gestiscono gli appalti per conto loro a prezzi superiori a quelli offerti dal sistema Consip: una letterina di paterno, ma risoluto rimbrotto. Fate gli appalti come vi pare e senza rispettare le norme di legge? Ahi, ahi, che discoli! Non si fa!

I media da giorni esaltano questa letterina, inviata a 200 (su circa 30.000) amministrazioni, per evidenziare loro che ci sarebbero disposizioni di legge vigenti ormai da decenni e rafforzate di recente, che obbligano ad utilizzare le convenzioni della Consip o delle altre centrali di committenza regionali, oppure, sotto soglia, il mercato elettronico.

Nessuno, però, oltre ad osannare un’iniziativa che di per se stessa appare solo come patetica, si chiede cosa realisticamente le citate 200 amministrazioni potranno farsene della succitata letterina.

Ricordiamo ancora che le acquisizioni di forniture e servizi al di fuori del sistema Consip e delle centrali di committenza regionali, è imposta per legge, da molto tempo. Basta, allora, un semplicissimo sillogismo logico aristotelico: se le amministrazioni se ne sono allegramente infischiate degli obblighi di legge, quale si immagina potrà essere l’efficacia della letterina vergata da Cottarelli e Cantone?

Il semplice buon senso, la cronaca, l’esperienza fanno capire che l’iniziativa di Cottarelli e Cantone non serve assolutamente a nulla, tranne che ad avere un bel po’ di spazio nei media, interessati a far passare la lettera come esecuzione di un alto mandato ricevuto dal premier.

Ma è solo pura facciata. Se davvero si immagina di ricondurre le spese per appalti di forniture e servizi ad un sistema unico di acquisizione con prezzi uniformi a forza di cordiali scapaccioni non si va da nessuna parte.

Cottarelli e Cantone confermano di non aver compreso appieno come funzionano le cose. Che vanno più o meno così: in molte (per fortuna non tutte) amministrazioni gli organi politici di governo mettono nei posti chiave dirigenti di comprovata fede partitica, cooptati esattamente per questa qualità e non certo per particolari meriti professionali. Si tratta di soggetti che 30 anni fa avrebbero militato come dirigenti di partiti che, ora, non dispongono più di risorse per pagarli e, dunque, assegnano loro incarichi pubblici, in modo che la remunerazione di premio alla fedeltà giurata sia posta a carico delle finanze pubbliche.

Questa dirigenza “parallela”, di matrice esclusivamente politica, ovviamente non ha alcuna intenzione, né interesse, ad applicare le norme: il suo unico mandato è compiacere e fare contento il politico cooptante. Dunque, la regola normativa, se nel caso di specie sia l’acquisizione di prestazioni contrattuali tramite Consip, non vale nulla, laddove l’input sia stringere il mercato tra soggetti gravitanti nell’area politica di interesse.

E’ vero che in questo modo, i dirigenti interessati rischiano grosso di commettere reati o, quando va bene, imponenti danni erariali. Ma, il loro compito è questo. In alcuni casi, se particolarmente utili ed apprezzati dall’apparato politico che ne ha imposto la nomina, possono anche contare su una rete di protezione non da poco: ottimi avvocati, campagne di discredito dei giudici, nuovi incarichi in altre amministrazioni.

Non serve assolutamente a nulla moltiplicare a qualche decina o centinaia le centrali di committenza, se poi non si trova il sistema per indurre le amministrazioni a fare null’altro che il loro dovere, cioè applicare le norme. Si possono avere 100 Consip, ma il punto è imporre davvero l’utilizzo di sistemi di acquisizione dei contratti tali da consentire risparmi e monitoraggi seri della spesa e delle prestazioni.

Immaginare che una lettera e un po’ di battage mediatico possano essere sufficienti è semplicemente infantile. Né le eventuali responsabilità penali o erariali fermerebbero il sistema.

Non si vuole ancora prendere atto che tra le moltissime riforme all’amministrazione pubblica compiute in questi anni (a disdoro di chi afferma, senza alcun fondamento, che in Italia le riforme non sono mai state fatte), una particolarmente devastante risale all’iniziativa dell’allora Ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini (ancora, per altro, ispiratore delle riforme della maggioranza di oggi): l’eliminazione totale dei controlli preventivi di legittimità. Sostituiti da controlli interni-farsa, per lo più esercitati da soggetti che debbono la loro funzione all’organo di governo che dovrebbero controllare. Infatti, i risultati si vedono.

Solo un controllo esterno preventivo può rompere il patto di ferro tra politico cooptante e dirigente politico cooptato o dirigente comunque soggiogato dal potere di ricatto del politico e, monitorando anche molto semplicemente per via informatica, i provvedimenti a contrattare, bloccare ogni appalto che non si avvalga della Consip o sistemi similari, per attivare, ad esempio, d’ufficio la gara verso la Consip, insieme a provvedimenti sanzionatori sia per la dirigenza responsabile, sia per la compagine politica.

E’ l’unico sistema per far funzionare seriamente gli appalti attraverso le centrali di committenza. Su procedure di gara che durano mesi e caratterizzate da decine e decine di adempimenti, il tempo da impiegare a questo scopo sarebbe irrisorio e, comunque, tanto di guadagnato, se evita sperperi, irregolarità, illegittimità. E, soprattutto, inutili letterine.

5 commenti:

  1. Mi pare che questa considerazione odierna non sia pienamente coerente con le osservazioni, piuttosto critiche, che, meno di un mese fa, lei svolgeva con questo interessantissimo articolo: http://rilievoaiaceblogliveri.wordpress.com/2014/07/30/appalti-lillusione-e-le-disfunzioni-delle-centrali-di-committenza-spendingreview-cottarelli/

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  2. Sono due articoli non collegati tra loro. Quello di circa un mese fa evidenzia che l'idea di Cottarelli di accorpare le stazioni appaltanti in poche decine non porta da nessuna parte.
    Quello più recente osserva che, esistendo la Consip ed esistendo già alcune centrali di committenza, se non si attivano controlli preventivi sul loro effettivo utilizzo, esse non funzioneranno mai pienamente, per la parte per la quale debbono funzionare.

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  3. Se si volessero davvero evitare sprechi e corruzione, si riudrebbe da subito il numero delle centrali acquisti.
    Non funziona l'utopia BUONE REGOLE=TUTTO FUNZIONA, neppure se aumentassero i controlli, pure necessari. Sarebbe come dire che tutti è 32.000 uffici acquisti devono avere esperti in tutti i settori merceologici, legali, economici, ecc...
    NEL MONDO, gli acquisti importanti li fanno pochi (in Francia, Corea, UK, ed altri Paesi 1 ) centrale acquisti. Meno sprechi, meno corruzione, meno entropia, controlli concentrati. Ed anche le Imprese sono mooolto più contente così.

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  4. Se intanto nessuno controlla che le amministrazioni sinavvalgano delle centrali di committenza, è evidente che le amministrazioni continueranno a fare come credono. Trovo corretto quel che è scritto nel commento: nei Paesi seri, le centrali di committenza operano per acquisti "importanti", cioè di particolare rilievo o ad altissima standardizzazione (arredi, utenze telefoniche, siringhe, etc). Cottarelli vaneggia, invece, di centralizzare proprio tutti i servizi, anche quelli legati al territorio, come in particolare quelli sociali. Non c'è mai la misura corretta per idee anche condivisibili.

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  5. Ah ecco, questa seconda precisazione mi appare più consona, anche se la distanza tra centro di acquisto e centro di uso del bene o servizio, come facevo notare il 31 luglio scorso a commento sempre del suo articolo http://rilievoaiaceblogliveri.wordpress.com/2014/07/30/appalti-lillusione-e-le-disfunzioni-delle-centrali-di-committenza-spendingreview-cottarelli/ non è una variabile indipendente. L'idea che esistano luoghi di approvvigionamento remoti che pensano e dispongono per ogni realtà in maniera efficiente mi sa tanto di gosplan. Anche per i beni ad “altissima standardizzazione”, come li chiama lei, esistono spesso variabili locali che richiedono adeguamenti, personalizzazioni, specificazioni e comunque un sostegno ed un rapporto immediato tra fornitore ed utente finale che resta, anche nell’epoca delle transazioni elettroniche, un elemento essenziale dei rapporti commerciali. Ho l’impressione cioè che si faccia molta (interessata e schematica) ideologia su questa vicenda degli acquisti centralizzati che, proprio perché tali, comportano rischi di “sfridi” involontari, di inefficienze derivanti proprio dal carattere “massivo” e scarsamente “selettivo” degli acquisti. Riconosco ovviamente che per alcuni prodotti o servizi a rete come le forniture elettriche o i servizi telefonici la contrattazione centralizzata sia il percorso certamente più proficuo ma sul resto bisognerebbe procedere con estrema flessibilità, lasciando alle amministrazioni la responsabilità di motivare circa la convenienza o, addirittura, la necessità di ricorrere a fornitori puntuali e di “prossimità”.

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