lunedì 22 dicembre 2014

#province Il #Governo vìola la #Delrio. I travisamenti di #Rughetti #licenziamenti

L'intervista rilasciata dal sottosegretario alla Funzione Pubblica, Angelo Rughetti, al Corriere della Sera del 22 dicembre 2014 è il segno della confusione e, sia consentito, della mala fede con la quale il Governo ha gestito e sta gestendo la "riforma" delle province.
Mala fede ulteriormene dimostrata da un documento rilasciato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, datato 19 dicembre, che costituisce, sostanzialmente, la base della "disinformatia" che verrà profusa a piene mani da componenti del Governo e della maggioranza, per illustrare i contenuti della legge di stabilità.
Partiamo da quest'ultimo documento, che costituisce la premessa logica anche dell'intervista del Rughetti.
Al punto 3), si legge: "nessun dipendente delle province rischia la perdita del posto di lavoro o della retribuzione [coerentemente con quanto previsto dal comma 96, lett. A) della legge n. 56]".
Andiamo, allora, a guardare cosa dispone l'articolo 1, comma 96, lettera a), della legge 56/2014, tristemente famosa come "legge Delrio": "Il personale trasferito mantiene la posizione giuridica ed economica, con riferimento alle voci del trattamento economico fondamentale e accessorio, in godimento all'atto del trasferimento, nonchè l'anzianità di servizio maturata; le corrispondenti risorse sono trasferite all'ente destinatario; in particolare, quelle destinate a finanziare le voci fisse e variabili del trattamento accessorio, nonchè la progressione economica orizzontale, secondo quanto previsto dalle disposizioni contrattuali vigenti, vanno a costituire specifici fondi, destinati esclusivamente al personale trasferito, nell'ambito dei più generali fondi delle risorse decentrate del opersonale delle categorie e dirigenziale. I compensi di produttività, la retribuzione di risultato e le indennità accessorie del personale trasferito rimangono determinati negli importi goduti antecedentemente al trasferimento e non possono essere incrementati fino all'applicazione del contratto collettivo decentrato integrativo sottoscritto conseguentemente al primo contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato dopo la data di entrata in vigore della presente legge".
Come si nota, la legge 56/2014 stabilisce molto chiaramente che il personale delle province destinato ad essere trasferito a regioni o comuni, debba passare presso questi enti conservando integralmente il trattamento economico; allo scopo, sono le province tenute a finanziare la spesa connessa, trasferendo all'ente di destinazione i finanziamenti correlati.
Questo, in virtù della norma basilare della Delrio: l'articolo 1, comma 92, ai sensi del quale il Dpcm poi adottato il 26 settembre 2014 deve contenere "i criteri generali per l'individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse all'esercizio delle funzioni che devono essere trasferite, ai sensi dei commi da 85 a 97, dalle province agli enti subentranti, garantendo i rapporti di lavoro a tempo indeterminato in corso, nonchè quelli a tempo detrminato in corso fino alla scadenza per essi prevista".
Dunque, la legge 56/20124 stabilisce che per ciascuna funzione non fondamentale delle province, trasferita agli enti destinatari, debbano essere trasferite tutte le risorse necessarie per finanziarle; in questo modo, la legge Delrio prevede effettivamente un meccanismo di salvguardia del personale. Esso viene trasferito, insieme con le risorse per pagarlo: uno mero spostamento, dunque, di risorse e di funzioni.
E' qui che interviene la legge di stabilità e cambia tutto. Esattamente al contrario di quanto afferma il Governo, il maxiemendamento stravolge l'impianto. Come? Impedendo alle province di trasferire agli enti destinatari di funzioni e personale le risorse necessarie per gestire le funzioni stesse e pagare il personale. In che modo? Con l'imposizione alle province (erroneamente definita sui giornali "taglio") di pagare al bilancio dello Stato 1 miliardo nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e a regime 3 miliardi nel 2017. Una disposizione che fa letteralmente saltare i conti ed i bilanci delle province, che non possono, dunque, più finanziare la spesa del personale (oltre a praticamente ogni altra spesa: infatti, la legge di stabilità porta tutte le province necessariamente al dissesto).
Infatti, la legge di stabilità, stravolgendo totalmente la legge Delrio, prevede che i dipendenti delle province non transitino verso gli enti destinatari come conseguenza del lavoro previsto dal Dpcm 26.9.2014 che, di fatto, non serve più a nulla, ma:
A) impone un taglio lineare ai costi delle dotazioni organiche esistenti alla data del 9 aprile 2014, pari al 50% per le province e al 30% per le città metropolitane, slegando totalmente la situazione di sovrannumero dei dipendenti dalla loro appartenenza o meno a settori operanti nelle funzioni non fondamentali da trasferire;
B) non consente il finanziamento della spesa di questo personale, che infatti può essere assunto per mobilità negli anni 2015-2016 solo a valere sui fondi disponibili degli enti di destinazione: per regioni e comuni, nell'ambito delle somme scaturenti dalle cessazioni del personale, al netto di quelli investiti nell'assunzione prioritaria dei vincitori dei concorsi; per lo Stato, in via subordinata, sempre nei soli limiti della spesa consentita per i posti che verranno individuati come vacanti per gli anni 2015-2016, al netto anche in questo caso delle assunzioni dei vincitori dei concorsi già banditi, prioritarie.
Quindi, se la legge Delrio prevede uno spostamento dei dipendenti delle province legati alle funzioni non fondamentali in uno con il finanziamento delle spese connesse a tali funzioni, comprensivo della spesa di personale, la legge di stabilità prevede che il trasferimento dei dipendenti sia "spesato" da ciascun ente di destinazione con risorse proprie. Che assumerà in mobilità di dipendenti provinciali solo se potrà permetterselo.
E' perfettamente chiaro che cambia tutto. Un conto per una regione o un comune è acquisire personale e funzioni senza rimetterci col proprio bilancio (la spesa del personale provinciale da trasferire oscilla tra gli 820 e gli 870 milioni);
altro conto è doverlo acquisire, riorganizzarsi e sostenere il costo, per altro incidendo sui fondi della contrattazione decentrata dei propri dipendenti, riducendo conseguentemente per loro le "fette" di torta per il salario accessorio.
Infatti, le regioni, ma anche i comuni, non vogliono sentire parlare di acquisire nè le funzioni, nè il personale provinciale, come ha già detto chiaramente la Lombardia, alla quale tutti gli altri enti si sono accodati.
E qui torniamo all'intervista al sottosegretario Rughetti, rivelatrice del fatto che il Governo intende accollare alle regioni (e ai comuni) esattamente il costo del personale provinciale da trasferire: cioè 820-870 milioni di maggiore spesa, che vanno a incidere sui bilanci di questi enti, già tagliati di 4 miliardi (regioni) e 1,2 miliardi (comuni). L'intervistatrice pone a Rughetti una domanda efficace: "Le regioni a guida leghista che hanno già detto che non assumeranno il personale delle province?". Il sottosegretario risponde/confessa: "Già. Ma il 2 gennaio ci sarà un decreto che imporrà alle regioni di scegliere se acquisire le competenze delle province e il relativo personale, o lasciarle alle province o ai comuni".
Al che, ribatte, giustamente, l'intervistatrice: "E se (le regioni, nda) le delegano". Rughetti è sicuro: "Dovranno fornire le risorse per gestirle". Qui il chiarimento definitivo, grazie all'ulteriore domanda dell'intervistatrice: "Quindi comunque il carico economico è delle regioni?". La risposta di Rughetti non lascia spazio ad equivoci: "Esatto. Già oggi le province svolgevano funzioni delegate dalle regioni".
E', quindi, incontrovertibile che la legge di stabilità, sia perchè così è scritta ed impostata, sia perchè lo conferma un rappresentante del Governo, va esattamente a disapplicare la Delrio e a creare un danno alle regioni e ai comuni, imponendo loro di accollarsi spese che la Delrio non prevedeva, e un ulteriore danno ai dipendenti delle province, privati del sistema di salvaguardia costruito con la Delrio.
Non è un caso che la legge 56/2014 non parla mai nemmeno dell'eventualità di licenziare i dipendenti provinciali, conseguenza, invece, prevista espressamente dalla legge di stabilità (sia pure come eventuale) ed ammessa sempre dal Rughetti. Alla domanda, riguardante l'eventualità che i dipendenti provinciali non ricollocati e posti in disponibilità per due anni (una specie di cassa integrazione), saranno licenziati, Rughetti risponde: ", ma in quattro anni molti saranno già (pre)pensionabili (in realtà 3000 su 20000 interessati nda). E sulla ricollocazione abbiamo intenzione di impegnarci sul territorio regione per regione perchè nessuno vada a casa".
Sono, allora, fin troppo facili una serie di considerazioni. E', come dimostrato, il Governo che vìola e stravolge la legge Delrio, creando il problema della mancanza di finanziamenti alle funzioni ed al personale da trasferire a regioni e comuni. E' sempre il Governo che crea i presupposti o, comunque, il problema della perdita di lavoro, anche solo eventuale, di circa 20.000 persone, come se non si fosse in un periodo di devastante crescita complessiva della disoccupazione.
E', evidentemente, ridicolo che mentre, da un lato si crea il problema, dall'altro si affermi che il Governo si impegna regione per regione perchè nessuno vada a casa.
Molto più serio e coerente sarebbe stato, se proprio si voleva rivedere la legge Delrio, oggettivamente pessima e sgangherata, ed accollare davvero alle regioni le funzioni (anche per evitare che si cancellino servizi ai cittadini), stabilire che le province si abolivano davvero e del tutto, assegnando immediatamente e direttamente le loro funzioni alle regioni; stabilendo, inoltre che alle regioni sarebbero passate le entrate provinciali e consentendo loro, poi, di effettuare tutte le riorganizzazoni logistiche e procedurali necessarie.
Non ci voleva molto a capire che questa, passato il mantra, giustificato solo dal populismo delle inchieste superficiali alla Stella&Rizzo e dai "moti" del Movimento 5 Stelle, della necessità di abolire le province, l'unico modo di gestire il riordino delle funzioni provinciali era estinguere le province e farle assorbire dalle regioni.
Chi scrive, ebbe modo di affermare questa semplicissima constatazione nell'estate 2012, qui: http://www.lavoce.info/archives/2657/se-le-regioni-inglobano-le-province/.
L'improvvisazione, la fretta, la miopia di chi fa riforme, comportano ovviamente risultati e qualità deleteri delle riforme stesse. Ciò che sta accadendo alle province è paradigmatico.

5 commenti:

  1. Dott. Olivieri, un paio di cose non si spiegano: 1) non è possibile che i comuni per evitare di assorbire i dipendenti provinciali, rinuncino a coprire per un paio d'anni gli spazi assunzionali e assumano solo personale a tempo determinato? 2) la mobilità utilizzata per smistare i provinciali perché mai dovrebbe essere calcolata come turn-over visto che avviene tra enti soggetti a patto? 3) chi dice che la mobilità dei provinciali deve essere prioritaria rispetto alla mobilità tradizionale tra enti che avviene fino ad oggi?

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  2. Domanda 3: lo dice la legge. Le domande 1 e 2 saranno oggetto di miei articoli, già preventivati. Grazie

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  3. Grazie dell'ottima interpretazione e chiarimento ... Tanti purtroppo compresi i sindacati interpretano un grande successo ovviamente loro, l'aver ottenuto due anni di "proroga " per i dipendenti rientranti nella lista. Secondo lei si potrebbe applicare subito a partire dal 1 gennaio le norme contenute nel D.L.95/2012 al fine di far uscire subito i dipendenti che possono andare in pensione con requisiti pre Fornero.? Perché anche di questa possibilità nessuno sembra volerne parlare. A me sembra che i dipendenti siano strumentalizzati da diverse parti per i loro interessi e non certo per il bene comune come vogliono far credere. Può inoltre dirmi se i dirigenti rientrano nella mobilità ? E in caso con quale percentuale? Grazie ancora anticipatamente

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  4. Certo che si applica il d.l. 95/2012. I dirigenti rientrano. Quanti, lo stabiliranno le province

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  5. […] http://rilievoaiaceblogliveri.wordpress.com/2014/12/22/province-il-governo-viola-la-delrio-i-travisa… […]

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