Ormai sulle province è un tiro al piccione, alla ricerca del consenso facile. L’Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani non si fa scappare l’occasione, come dimostra questo lancio d’agenzia:
“Governo: Anci, su Province non più accettabili posizioni retroguardia
30 Aprile 2013 - 17:39
(ASCA) - Roma, 30 apr - ''L'assetto istituzionale del nostro Paese deve cambiare, posizioni difensive e di retroguardia non sono più accettabili''. E' quanto dichiara Giorgio Orsoni, Sindaco di Venezia e Coordinatore Anci delle Città metropolitane riferendosi ad alcune voci critiche che oggi si sono levate all'annuncio del Premier Letta di voler procedere alla soppressione delle Province.
'''La proposta dell'Anci e dei Comuni, in tema di riforme istituzionali, è sul tappeto da tempo. Bisogna procedere immediatamente con l'istituzione delle città metropolitane - spiega - e su questo chiederemo a breve un incontro al Governo. Bisogna poi lavorare ad un riassetto complessivo - conclude Orsoni - che punti alla modernizzazione del Sistema Paese, a ciò che serve alle imprese, alla semplificazione burocratica ed amministrativa''”.
Come si nota, il sindaco di Venezia non spiega in alcun modo quale sarebbe l’utilità della soppressione delle province, limitandosi all’affermazione apodittica che occorre modernizzare il Paese, facendo ciò che serve alle imprese per la semplificazione burocratica ed amministrativa.
Parole bellissime. Prive, tuttavia, del substrato e del contenuto.
Si dovrebbe, preliminarmente, capire quale concreto senso abbia la soppressione della provincia, per essere, però, essa stessa, sostituita dalla città metropolitana. Delle due l’una: o le province costituiscono un livello di governo inutile, oppure no. Se la risposta corretta è la prima, come si vuole spacciare, allora non si vede quale possa essere la ragione di sostituire ad una provincia una città metropolitana.
Il sospetto che Orsoni e l’Anci punti alla costituzione delle città metropolitane, unicamente come occasione per aumentare il potere dei sindaci è fortissimo. Ma non vogliamo sostenere che sia così.
Orsoni, Letta, Stella&Rizzo ed epigoni pensiamo siano sinceramente convinti che la soppressione delle province semplifichi la burocrazia e diminuisca i costi.
Orsoni e Letta, però, dovrebbero sapere che se le province spendono 11 miliardi l’anno, i comuni ne spendono 73,3. Che se uno tra i problemi considerati più importanti è l’Imu, essa è posta a finanziare le spese dei comuni, non certo delle province. La coerenza vorrebbe che se si abolisse l’Imu, si dovrebbero ridurre fortemente le spese dei comuni, ma invece, per mantenerle, occorrerà trovare da altre parti le risorse necessarie.
Dovrebbero, ancora, sapere che le province non costituiscono affatto ostacolo burocratico per le attività delle imprese. Infatti, tutti i procedimenti per l’avvio ed il controllo delle attività di impresa passano solo attraverso i comuni e le regioni. I procedimenti per le attività edilizie e commerciali sono tutti competenza comunale.
Le funzioni e competenze delle province sono totalmente altri e diversi, e non si intersecano mai con quelle dei comuni, se non per accordi di programma ed attività di coordinamento sulla programmazione.
Orsoni, dunque, nel chiedere la modernizzazione, la riduzione della burocrazia e l’efficienza, per non passare come interessato solo all’accrescimento del suo personale potere assurgendo alla carica di “sindaco metropolitano”, dovrebbe principalmente fare autocritica e chiedere di razionalizzare in primo luogo costi ed attività dei comuni. Solo così le parole sue e dell’Anci potrebbero apparire un po’ più serie e meno strumentali.

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