Com'era prevedibile, il Pdl vuole esercitare la propria golden share sul debole governo appena formatosi e va all'attacco chiedendo l'applicazione di un punto fondamentale del suo programma: la cancellazione (e restituzione) dell'Imu.
Sorvolando sulla singolarità della circostanza che la forza politica giunta terza per consenso alle elezioni possa dettare le condizioni dell'azione amministrativa, si nota che, subito, il governo, per garantirsi un minimo di futuro, ha aperto all'idea, impegnandosi alla sospensione della riscossione dell'imposta a giugno, in attesa di una revisione della normativa.
Il tutto, come se vi fosse tempo per rivedere e pensare, come se, cioè, la situazione estremamente delicata della finanza fosse superata e si potesse tranquillamente fare a meno di un flusso di cassa di circa 7 miliardi, senza che ciò comporti conseguenze.
Invece, le conseguenze, delle quali la campagna elettorale permanente non si cura minimamente, vi sono eccome. Almeno una dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti: fino a pochissimi giorni fa, giustamente, all'ordine del giorno vi era lo sblocco dei pagamenti delle amministrazioni, che è stato attivato in modo piuttosto cervellotico, con un decreto d'urgenza ancora da convertire.
Ora, se l'Imu venisse sospesa, 8100 enti, i comuni, quindi una parte vastissima dell'amministrazione pubblica, si troverebbe a corto di risorse in cassa per effettuare i pagamenti che, pure, in parte risultano sbloccati.
Gli effetti della sospensione dell'Imu su questo versante non li sta stimando nessuno, come se il problema non si ponesse.
Sembra proprio che anche questo governo vada avanti a spot, non sulla base di un piano che tenga conto di tutti i pezzi e le mosse della scacchiera, ma in ragione degli umori di alcune forze politiche e degli strilli da Gabibbo sulla stampa.
Una piccola riflessione è illuminante: si parla di abolire l'Imu, una fonte di entrata di quasi 23 milardi, metà della quale va ai comuni, che costituiscono complessivamente una fonte di spesa pubblica di oltre 73 miliardi. E' evidente che sospendendo o abolendo l'Imu si sottrae un settimo dell'entrata dei comuni. Da qualche parte, queste risorse debbono essere comunque reperite.
Mentre nessuno pare interessarsi seriamente alle conseguenze complicatissime sulla finanza pubblica che determina mettere le mani sull'Imu, contestualmente il governo si impegna ad inchiodare i comuni, e anche ad abolire le province, la cui spesa complessiva ammonta ad 11 miliardi, senza avere nemmeno osato quantificare quanto si risparmierebbe da tale abolizione. Anche perchè nessuno lo sa. Le stime vanno dai 500 milioni ai 2 miliardi, ma è evidente che, comunque, questa cifra non tiene conto della spesa immensa connessa alla chiusura degli enti provinciali, nè è possibile conseguirla nell'immediato.
La cosa avrebbe un senso, se si potesse affermare con certezza che l'abolizione delle province possa avvenire entro l'estate ed il risparmio nel vertice massimo della stima, 2 miliardi, finanzi parte del mancato introito dell'Imu.
Invece, il nulla. Ci si impegna a sospendere l'Imu senza nemmeno curarsi di comprendere se ciò possa avere conseguenze sulle imprese e sui pagamenti. Non si evidenzia che l'Imu, così odiata, finanzia comuni e Stato, ma si fanno apparire le province (che complessivamente spendono meno della metà del gettito Imu) come la fonte di ogni spreco.
Poichè questi sono i presupposti dell'azione del governo Letta, c'è ben poco da sperare che esso possa fare meglio delle disperanti esperienze amministrative degli ultimi due esecutivi.

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