lunedì 31 agosto 2015

Stipendi del pubblico impiego: la bufala dello stipendio medio

Su Il Tempo del 31 agosto 2015 è pubblicato un must ever green della stampa specializzata e non: il confronto tra le retribuzioni medie del pubblico impiego e quelle del settore privato, con la sempiterna considerazione che nel pubblico impiego la media è più elevata.

Il titolo dell’articolo dà l’idea: “Gli statali battono i privati. Hanno stipendi più alti del 23,4%”.

Segue il dettaglio: la retribuzione media nel lavoro pubblico, come censita dall’Aran sulla base delle rilevazioni del Conto del personale ammonta a 34.286 euro, mentre nel privato la media è di 27.772 euro.

Facile, a partire da questi dati, parlare dei soliti dipendenti pubblici privilegiati, col posto fisso garantito, che pesano sugli altri cittadini con un costo troppo elevato ed insopportabile.

Ma, il dato sciorinato periodicamente dai giornali sarà vero? Qualcuno si è cimentato nella verifica della sua attendibilità?

Partiamo dal portale dell’Aran. Nella pagina http://www.aranagenzia.it/index.php/statistiche-e-pubblicazioni/dati-statistici è possibile reperire il file delle retribuzioni medie pro-capite fisse, accessorie e complessive per comparto: serie 2001-2013, dati aggiornati al 31/3/2015.

Scaricando il file è possibile provare a verificare quanto sia corretto il dato sulla retribuzione media dei dipendenti pubblici. Fermandosi all’anno 2013, la media risulta di euro 34.505. Niente da dire: quasi corrispondente al dato enunciato da Il Tempo.

Vediamo, però, di ricostruire come questa media è stata ricavata. Il file è composto da una serie di righe per ciascuno dei comparti censiti. Ciascuna riga riporta il valore medio della retribuzione per ciascun comparto.

Già qui le cose non convincono. Guardando al comparto regioni enti locali delle regioni a statuto ordinario, la media riporta, infatti, un dato grezzo che media tra loro retribuzioni estremamente diverse di lavoratori con trattamenti economici estremamente diversi: segretari comunali e provinciali, dirigenti e personale del comparto.

Ecco la situazione disaggregata dei trattamenti economici nei comuni, relativi al 2012, estratta dal Conto del tesoro:

retribuzioni pubblico impiego

Il dato di insieme del “totale qualifica” risente di una rilevazione media che mette insieme retribuzioni estremamente diverse, per altro concentrate in incidenze fortemente differenziate.

I dipendenti dei comuni sono circa 418.000; i segretari comunali circa 3500; i dirigenti comunali circa 3200. E’ evidente che l’incidenza maggiore della spesa sta nel personale del comparto sta nei circa 412.000 dipendenti appartenenti all’area delle qualifiche, la cui retribuzione media, mediando quelle riportate nella tabella è di circa 26800 euro. Ma, poiché nelle qualifiche l’incidenza maggiore di presenza è data dalle categorie C, è probabile che una media più rispettosa della realtà vada verso i 25.000 euro, per la coorte di lavoratori più affollata.

Questo errore di impostazione nella determinazione della media delle retribuzioni vale poi per la media generale computata dall’Aran.

Infatti, facendo la media delle retribuzioni medie di ciascuno dei comparti preso in considerazione dall’Agenzia, reperiamo un importo di euro 34.807, molto vicino a quello ufficialmente censito.

Lo scarto deriva, ovviamente, dai decimali con i quali è costruito il foglio elettronico dell’Aran, che non riporta la formula utilizzata per determinare la media generale, anche se pare evidente che si tratti della media di tutte le cifre della colonna riferita al 2013.

Questo significa, quindi, che vengono trattati allo stesso i modo i dati relativi alle retribuzioni medie del comparto regioni autonomie locali (euro 29.626) e quelli dei comparti della magistratura (euro 142.653) o della carriera diplomatica (euro 88.492), senza tenere conto che magistrati e diplomatici sono dipendenti pubblici molto peculiari e, soprattutto, anche in questo caso tenere presente minimamente l’incidenza del numero dei soggetti presi in considerazione. I magistrati, sui 3,1 milioni di dipendenti pubblici sono circa 10.000; i diplomatici ancor meno.

Far contare, ai fini della media retributiva, i loro trattamenti economici con lo stesso peso ponderale degli altri non ha evidentemente alcun senso.

La conclusione che si deve trarre, allora, è che la retribuzione media di 34.000 euro circa annui è sbagliata, perché non segmenta tra le varie categorie dei dipendenti pubblici.

Una media più seria dovrebbe tenere da parte i dirigenti; i medici; i magistrati; gli appartenenti alle carriere prefettizie e diplomatiche; i docenti universitari; gli ufficiali dell’esercito con grado di generale o colonnello. Si tratta di circa 200.000 dipendenti pubblici, con un trattamento economico medio di circa 90.000 euro, con forti differenze, vista la punta di 142.000 della magistratura.

Eliminate questi particolari dipendenti pubblici, per il restante personale delle categorie dei vari comparti il trattamento economico medio difficilmente supererebbe i 28.000 euro, anche qui con punte particolari, come per le Agenzie fiscali o la Presidenza del consiglio dei ministri.

Di fatto, non si andrebbe assolutamente lontani dalla rilevazione dei trattamenti economici medi riguardanti il privato, tenendo presente che nel pubblico le medie sono attratte verso l’alto dalla presenza di dirigenti e quadri e dalla forte presenza di contrattazione nazionale collettiva; nel privato, le retribuzioni sono attratte verso il basso dal computo di comparti caratterizzati da retribuzioni davvero molto basse, come la cooperazione, dalla minore forza della contrattazione collettiva nazionale, nonché dalla più forte presenza di lavori a tempo ridotto, che abbassano ovviamente il risultato.

Sarebbe il caso, allora, di sofisticare un po’ meglio i dati e cercare di fare i confronti per categorie o qualifiche simili, invece di mischiare il tutto, per suscitare sensazionalismi e slogan, buoni in ogni stagione.

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