sabato 5 maggio 2018

Banalizzazioni ed errori nel post elezioni

Alcune affermazioni ricorrono molto spesso nella stampa, in questa lunghissima fase di formazione del Governo dopo le elezioni. Molte di queste sono il frutto di banalizzazioni, semplificazioni, in qualche caso anche mala fede, della normativa e della Costituzione.

Candidato premier. Non si riesce a capire che, qualunque sia il sistema elettorale, maggioritario, proporzionale o misto, in Italia non può esservi alcun candidato premier, perchè il corpo elettorale non può eleggere il presidente del Consiglio. Esso viene nominato dal Presidente della Repubblica e riceve la fiducia, col Governo che ha formato, dalle due Camere.
Col proporzionale puro sarebbe andata peggio. Col proporzionale puro non vi è la spinta alle coalizioni. La Lega avrebbe potuto, ad esempio, decidere autonomamente con chi schierarsi, senza dover rispettare un legame precostituito con Forza Italia. Forse le consultazioni sarebbero andate in un altro modo.
Con una sola camera lo stallo elettorale non vi sarebbe. La riforma della Costituzione, ancora da qualcuno evocata come la panacea di tutti i mali (cosa che certamente la riforma bocciata col referendum del 4 dicembre 2016 non era), non ha nulla a che vedere con la legge elettorale. E' quella attualmente vigente ad essere la concausa della lunghissima fase (praticamente senza sbocchi) della formazione del Governo. Anche con una camera sola, questa legge elettorale non consentirebbe di superare lo stallo.
E' una crisi di Governo. No. La crisi di Governo si ha quando un esecutivo in carica perde la fiducia ed occorre trovare una nuova maggioranza. In questo caso, si tratta di formare un Governo dopo l'esito elettorale.
I partiti che vincono debbono governare, chi perde sta all'opposizione. In un sistema in gran parte proporzionale questa affermazione è totalmente priva di senso. Il "dovere" di governare incombe solo ed esclusivamente in un partito che riesca ad ottenere il 50% più uno dei seggi. In caso contrario, in qualsiasi regime parlamentare con elezione proporzionale, governano solo schieramenti composti da partiti che, sulla base di un'intesa politica, riescano a garantire la maggioranza per dare la fiducia al Governo e sostenere le leggi frutto dell'indirizzo politico condiviso. Se fosse corretta l'affermazione in argomento, allora ai tempi della cosiddetta "prima Repubblica" avrebbero dovuto governare sempre insieme Democrazia Cristiana e Partito Comunista, regolarmente i due partiti "vincitori" delle elezioni. Invece non andava così. Gli altri partiti adempivano al dovere di "schierarsi da una parte" (si chiamano partiti per questo). L'opposizione di determina come residuo: è formata da quei partiti che, esclusi dall'accordo di schieramento che sostiene il governo, vanno in minoranza. L'opposizione è conseguenza di una scelta politica, non di un atteggiamento preconcetto.
Un contratto per dialogare con due forni. Proprio la malaintesa funzione dei partiti, che sono chiamati a schierarsi per un programma ed un indirizzo politico definito, fa ritenere possibile che un contratto sostituisca un'alleanza e che partiti di schieramenti diversi possano essere indifferentemente oggetto di trattativa. Anche un contratto di governo è, comunque, un'alleanza, che richiede di schierarsi.
Governo "del Presidente". Anche se molto spesso nei giornali la formula viene accompagnata dalla spiegazione che si tratta di una semplificazione, occorre essere chiari: la Costituzione esclude la possibilità stessa del Governo del Presidente. Il Governo è, se di qualcuno è, del popolo sovrano: per questo è espressione del Parlamento, che gli assegna la fiducia. Anche se il Presidente della Repubblica possa esercitare la sua persuasione morale per spingere verso un Governo di un certo tipo, è comunque il Parlamento a dare la fiducia e a garantire la maggioranza che lo sostiene.
Il Governo Gentiloni può continuare ad operare. Nella Costituzione nulla lo impedisce. Affermazione inesatta, figlia dell'opinione comune, ma estremamente sbagliata, che sia consentito tutto ciò che la normativa non vieta espressamente. L'articolo 94, comma 1, della Costituzione recita: "Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere". Un Governo dimissionario, che si strascica dalla precedente legislatura chiusa e finita, non ha la fiducia del Parlamento. Pertanto il Presidente del consiglio è privo del potere di dirigere la politica di Governo e orientare l'indirizzo politico. Il Governo Gentiloni non può che gestire gli affari correnti. Una legge di bilancio dovrebbe essere comunque proposta da un Governo che, attraverso una fiducia anche solo "tecnica", abbia ricevuto dal Parlamento legittimazione piena.

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