domenica 22 luglio 2018

Pareri Anac e loro politicizzazione convincono dell'urgente necessità di tornare ai controlli preventivi

Il parere dell'Anac sull'Ilva? Erroneo e comunque non di dettaglio, affermano le opposizioni di oggi a seguito delle valutazioni richieste nel merito dal governo di oggi. Il parere dell'Anac sul concordato Atac? Ineccepibile, affermano le opposizioni di oggi, a seguito di valutazioni richieste dal governo di ieri.

L'Anac è un'autorità indipendente, ma ovviamente il suo operato non può non prestarsi a letture profondamente diverse a seconda dei contenuti di merito e delle chiavi interpretative della parte o del partito che di volta in volta viene "toccato" dai pareri o comunque dagli atti dell'Autorità.
Se ciò non intacca l'indipendenza dell'Autorità, che opera facendosi correttamente vanto di questa propria specifica posizione prevista e tutelata dalla legge, di certo tuttavia di fatto innesca il tentativo di politicizzarne anche l'attività tecnicamente neutrale.
In piccolo, negli enti locali sono cose ben note e conosciute ai segretari, ai responsabili finanziari e a dirigenti e funzionari chiamati in modo diverso ad esprimere pareri tecnici: spessissimo gli organi di governo premono perchè i contenuti di quei pareri siano indirizzati verso un certo fine o risultato, o siano "ammorbiditi" se non addirittura non espressi per nulla.
Che provvedimenti tecnici si prestino a letture politicizzate è nelle cose. Anche le sentenze da anni vengono lette in chiave politica, in modi diametralmente inconciliabili. L'esempio della relazione tecnica al decreto dignità appare peculiare.
Vi deve essere, tuttavia, un sistema perchè la questione delicatissima degli appalti pubblici, spesso molto influente su importantissimi aspetti della gestione economica, siano sottratti a dibattiti di questo genere.
L'Anac non può e non deve essere lo strumento perchè maggioranze ed opposizione che di volta in volta si succedono si facciano i dispetti reciproci, con richieste di pareri su azioni già svolte.
E' il problema di fondo di una normativa troppo basta sulla forma e poco sulla sostanza. L'Anac va benissimo come autorità che detta alcune linee generali di comportamento, per combattere contro la corruzione e mirare alla correttezza dell'azione amministrativa.
Tuttavia, come si è visto dalle cronache, l'attività dell'Anac non serve mai per prevenire, nè scoprire, casi anche eclatanti di corruzione o di compimento di illegittimità anche eclatanti di natura amministrativa.
Tra le ragioni di ciò, la circostanza che l'Anac interviene sempre dopo e mai prima, a meno che particolari e complicatissimi protocolli, per altro ovviamente circoscrivibili a pochissimi casi (presso l'Autorità operano pochi dipendenti).
Per evitare problemi di legittimità (si parla di soli vizi procedurali amministrativi, non di reati), i pareri e i controlli successivi non servono a nulla, se non ad aizzare il dibattito politicizzato.
L'Italia ha rinunciato circa 21 anni fa definitivamente al valore dei controlli preventivi di legittimità, sostituendoli con una ridda di strumenti inadeguati: dai pareri generali e astratti delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti (per altro spesso contraddittori tra loro), alle forme di controllo successive (anche contenziose) dell'Anac. Nessuno di questi strumenti si frappone tra l'idea sbagliata di un atto e la sua concreta realizzazione. E ci si accorge a danno già prodotto dell'illegittimità alla base della procedura.
Occorrono altre conferme per comprendere che la prima delle riforme da realizzare con urgenza è il ripristino di forme di controllo preventive?

1 commento:

  1. Buon giorno,
    lavoro in piccoli comuni e leggo sempre con attenzione i suoi contributi e molto spesso concordo con le analisi e le criticità evidenziate. Tuttavia, pur condividendo le preoccupazioni espresse nella prima parte dell'articolo, mi sembra che la soluzione del ritorno ai controlli preventivi sia del tutto fuori luogo e nostalgico. Si chiede sempre, giustamente, che la parte politica non debba prevaricare quella tecnica, che i dirigenti non possono essere al servizio del potente di turno ma della Nazione, in un ottica di chiara separazione dei ruoli e poi si chiede di tornare ad un epoca nella quale, ad esempio, i segretari o i funzionari dei CORECO ponevano veti sulle delibere di approvazione dei regolamenti di funzionamento dei Consigli comunali, semplicemente perchè non piacevano? (esperienze vissute in prima persona). Per non parlare della loro totale inefficacia, visto che anche questi pareri non erano certo avulsi dalle interferenze politiche di chi era deputato alla nomina dei componenti dei comitati stessi. Sempre personalmente ho visto una deliberazione di Giunta Comunale che disponeva l'assunzione di un dipendente Comunale con la motivazione "persona conosciuta in paese" (sic) con tanto di bollino di regolarità del CORECO competente.
    No dottore, la via dei controlli preventivi non è proprio la panacea per la risoluzione dei nostri problemi amministrativi.
    Con stima
    Michele Beretta

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