venerdì 18 settembre 2020

Lo Stato invisibile e i conti moltiplicati dal prof. Cassese sul numero dei dipendenti delle partecipate

In grandissima parte, l'analisi del prof. Sabino Cassese nell'articolo "Lo Stato invadente e invisibile", pubblicato sul Corriere della sera del 18.9.2020, non fanno una piega ed evidenziano i tentativi sempre falliti di razionalizzare il mondo delle società a partecipazione pubblica.

Nell'articolo, il Professore si pone alcune domande, tra le quali questa: "La terza domanda riguarda tutto l’ambito delle partecipate: se da queste dipende un milione di persone, perché mai continuiamo a sostenere che gli addetti delle pubbliche amministrazioni sono circa 3 milioni e mezzo? Non dovremmo aggiungervi anche questo altro milione, con la conseguenza di smentire coloro che sostengono la tesi secondo la quale il rapporto dipendenti pubblici-popolazione sarebbe in Italia tra i più bassi d’Europa (ciò che consente di far partire nuovi concorsi in abbondanza)?".

La domanda del Prof.  Cassese sul numero dei dipendenti pubblici è, tuttavia, pelosa e tendenziosa. In primo luogo, anche se si contassero i dipendenti delle società, il totale dei dipendenti pubblici in Italia resterebbe comunque inferiore rispetto a quello dei principali Paesi competitori: 

 

Per altro, il confronto con gli altri Paesi dovrebbe presupporre, per omogeneità, anche il conteggio dei dipendenti nelle società partecipate di questi Paesi. 

In secondo luogo, occorre osservare che una quantità rilevante di società partecipate svolgono funzioni che: 

  1. duplicano competenze dell’ente di riferimento; 
  2. svolgono competenze spettanti ad enti diversi da quello di riferimento; 
  3. svolgono attività non rientranti nella sfera di competenza dell’ente o, comunque, di natura pubblica; 
  4. di fatto, assicurano non poche volte ai soggetti privati aderenti, fette di mercato o fonti di finanziamento sicure, in barba alle regole della concorrenza; 
  5. occupano spazi di imprenditoria che non hanno molto a che vedere con l’ente; 
  6. sono frutto di esternalizzazioni, cioè della rinuncia dell’ente di riferimento alla produzione diretta dei servizi, cui non ha fatto, però, seguito il trasferimento definitivo dei dipendenti dall’ente di riferimento alla società, sebbene imposto dalla norma. 

Dunque, il conteggio proposto dal prof. Cassese appare alquanto arbitrario, perché attrae nel sistema pubblico attività e dipendenti che con esso non debbono avere molto a che fare. 

Poi, anche il numero letteralmente “sparato” di un milione di dipendenti di queste società non appare basato su solidi fondamenti. 

 

 

Forse, ai fini della rigorosità di valutazioni ed analisi ed allo scopo di evitare che esse sconfinino nel populismo facile (ma quanti dipendenti pubblici, signora mia), fare riferimento a rapporti e cifre ufficiali non sarebbe sbagliato. 

 

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