lunedì 18 aprile 2016

La strana regola delle minoranze

Il referendum sulle trivelle non raggiunge il quorum e, quindi, la maggioranza può esultare, anche se l'80% ha detto sì, contro la volontà espressa alle 4 di notte nel famoso emendamento.
Abbiamo scritto "maggioranza". Ma, è noto che il coacervo che regge attualmente il Governo ha ricevuto nel Paese circa il 27% dei consensi: se fosse stato un referendum abrogativo, non avrebbe ricevuto un quorum.

Le strane regole operanti portano a strani risultati. Per carità: che per i referendum abrogativi occorra il famoso 50% + 1 lo dispone la Costituzione e, dunque, se chi non va a votare prevale sui votanti, si finisce per dare ragione agli ignavi.
Ma, che un partito o una coalizione non abbia una maggioranza chiara nel Paese e, tuttavia, un trucco consenta di ottenere un premio elettorale abnorme, che per anni le consenta di governare (raccogliendo qua e là transfughi al Senato), la Costituzione non lo consente. Tanto è vero che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il Porcellum, cioè proprio la legge elettorale con cui è stato eletto questo attuale Parlamento.
Quindi, la nostra attuale democrazia è così: premi di maggioranza incostituzionali consentono ad una minoranza di governare e di indurre al non voto i propri simpatizzanti per far saltare referendum; ma, minoranze referendarie, comunque più ampie del consenso su cui si basa la maggioranza artefatta, non ottengono risultati.
Con la nuova Costituzione, approvata da sè da questa minoranza modificata forzatamente in magfioranza dal Porcellum, non cambierà nulla: l'Italicum conserva tutti i vizi costituzionali del Porcellum e vengono ridotti i contrappesi nei confronti delle minoranze al potere.
Certo, c'è adesso un referendum confermativo, senza quorum. Sarà interessante vedere se la maggioranza apparente riproporrà l'invito ad astenersi.

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