L’abolizione delle province si avvicina e Matteo Renzi può finalmente trarre un sospiro di sollievo. Un cruccio della sua anima si risolve.
Gli dura da quando venne eletto presidente della Provincia di Firenze. Non appena insediato, infatti, subito il giovane politico si chiese: “ma, le province, saranno veramente utili?”.
Un dramma, un’afflizione che lo ha accompagnato per cinque lunghi anni trascorsi a guidare la macchina amministrativa provinciale.
Non parliamo, poi, di quando percepiva la remunerazione di presidente. Un’intima sofferenza lo privava del sonno: “avrò preso una retribuzione proveniente da un ente utile o no?”. Ogni mese così. Per cinque anni.
E nel dibattersi feroce dell’animo, Renzi, da presidente della Provincia, con estrema riluttanza dovette piegarsi alla necessità di assumere qualche decina di dipendenti, senza concorso, da retribuire come laureati, anche se non in possesso della laurea, per metterli a disposizione sua e degli assessori della giunta. E tutto questo, sempre roso dalla domanda: “ma sarà utile, la provincia?”.
Ed è stato anche sfortunato. Giudici “comunisti” della Corte dei conti lo hanno perfino condannato per danno erariale, proprio per quelle assunzioni che ha voluto fare, pur così riluttante, combattuto interiormente, prostrato.
Per sua fortuna, però, all’indomani della scadenza del mandato, percepita (con riluttanza e dubbio) l’ultima busta paga, Renzi venne fulminato dall’intuizione: “le province sono inutili!”.
E da anni, dopo aver cessato il proprio mandato da presidente, ora si batte per l’eliminazione di quell’ente che lo ha lanciato nel palcoscenico politico, lo ha retribuito, gli ha fatto gettare le basi per la sua rete.
Certo, è da comprendere. Per rendersi conto che le province fossero inutili, occorreva passare un quinquennio da presidente, un’esperienza che lo ha certo segnato per sempre.
Dunque, l’essere ad un passo dall’abolizione non può che giovare alla sua causa. Certo, porterà con sé il ricordo della sofferenza e di tutti quei soldi presi come presidente di Provincia, un marchio d’infamia. E non li restituirà. No. Sarebbe troppo facile. Li terrà per sé, come monito di una persona che ha sbagliato e sofferto a guidare una provincia, ma si è redento.

[…] – 10 dicembre 2013 – #province L’abolizione che allevia i dolori del giovane #Renzi di Luigi […]
RispondiElimina