domenica 4 maggio 2014

#riforma #PA Abolizione segretari comunali: prove di dittaturella alla #Gelli #Renzi

La lettera rivolta ai dipendenti pubblici dal Presidente del consiglio e dal Ministro della Funzione pubblica contiene numerosi spunti di analisi.
L’iniziativa di riforma, sapientemente rinviata a dopo le elezioni europee per evitare di subire una perdita di voti da un bacino elettorale, quello dei dipendenti pubblici, ritenuto prevalentemente orientato verso il centro sinistra, contiene molti spunti.
In via autoreferenziale, il Governo dipinge l’ipotesi di riforma come “rivoluzione”. Come sempre, sul piano squisitamente mediatico il messaggio può considerarsi efficace, ma esso risulta, nella sostanza, piuttosto lontano dalla realtà.
Grandissima parte delle proposte di riforma non fanno altro che battere su argomenti in piedi da decenni ed oggetto di innumerevoli interventi del legislatore, per altro con risultati altalenanti e talvolta opposti. Basti pensare al ruolo unico della dirigenza, presentato come, appunto, una novità rivoluzionaria ed invece apparso e scomparso già più di una volta nella normativa riguardante il lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Del Pin unico, altro esempio, si sente parlare dal 2000, quando la stessa idea era stata incarnata nella carta d’identità elettronica, che appunto avrebbe dovuto contenere un chip con un Pin per consentire a tutti i cittadini di connettersi ai servizi on line della pubblica amministrazione. Sono, dunque, almeno 14 anni che se ne parla, senza che, nel frattempo, si sia riusciti a connettere e far dialogare tra loro le banche dati della PA (basti pensare all’assoluta blindatura delle essenziali informazioni dell’Inps o all’assenza di interconnessione delle banche dati demografiche), cosa che sarebbe la premessa necessaria per rendere il Pin utile a qualcosa.
Tra le tante “novità” che tali, oggettivamente, non sono, il punto 13 della proposta di riforma manifesta anche l’intenzione di abolire la figura dei segretari comunali.
Si presenta come novità un’idea che fa tornare le lancette degli orologi al 1994. Da pochi anni era stato modificato l’ordinamento delle autonomie locali e si era iniziato a scalfire il sistema dei controlli esterni: eliminati quelli di merito, ridotti quelli di legittimità dei Co.re.co. ed attribuita ai segretari comunali la funzione di esprimere un parere preventivo di legittimità sulle proposte dei provvedimenti, che ancora in larga misura erano adottati da consigli, giunte e sindaci.
Molti comuni, al Nord, furono conquistati dalla Lega. La quale si presentava, all’epoca, come partito “rivoluzionario” e tra le sue idee di rivoluzione c’era quella di abolire i segretari comunali, visti come rappresentanti del “centralismo” e oppositori alle idee (spesso, in effetti, poco legittime) operative delle amministrazioni.
Cominciò una campagna fitta, dura, continua contro la figura dei segretari comunali e contro la dirigenza pubblica in generale, per la verità non molto dissimile da quella che si sta vivendo a distanza di 20 anni (a proposito di “novità” e “rivoluzione”).
Finchè, nel 1996 la Lega non propose un referendum per ottenere appunto l’abolizione dei segretari comunali. Finì con la lege 127/1997 che “salvò” i segretari comunali, a duro prezzo. Nei comuni si consentì l’istituzione della figura del direttore generale, che aveva il pregio di poter essere scelto intuitu personae; i segretari venero privati dei pareri preventivi di legittimità e della direzione degli altri dirigenti o funzionari e sottoposti ad uno spoil system estremamente spinto, ancora inspiegabilmente in piedi, nonostante la consolidata giurisprudenza costituzionale, maturata dopo la sentenza della Consulta 103/2007.
Se davvero intenzione del Governo e del Parlamento è eliminare la figura dei segretari comunali, si tratterebbe di un’originale “rivoluzione” a scoppio ritardato di 20 anni.
Ma, quello che davvero spicca non è tanto la ripresa, dopo due decenni, di un’idea maturata nell’ambito di una forza politica che, oggi, viene considerata fieramente di opposizione, quanto, piuttosto il fatto di considerare rivoluzionario l’ulteriore colpo agli ormai flebili sistemi di controllo della legalità nelle amministrazioni locali.
E’ davvero curioso che da diversi mesi si concentri molto l’attenzione sui costi della corruzione e dell’illegalità, sulle distorsioni alla concorrenza che produce, sulle moltissime altre conseguenze negative che comportano per il convivere civile, mentre, nello stesso tempo, si faccia di tutto per rendere sostanzialmente inoperanti gli strumenti di prevenzione.
Il segretario comunale proprio perché dipende solo funzionalmente dai sindaci, nonostante l’intenso e inaccettabile spoil system cui è soggetto, è stato visto non a caso dal legislatore come terminale principale dell’azione di garanzia della legalità. Prima, con la riforma dei controlli interni di regolarità amministrativa, dei quali il segretario è tornato ad essere il fulcro; poi proprio con l’attribuzione, ex lege, al segretario comunale della funzione di responsabile anti corruzione.
Vista la giurisprudenza costituzionale ricordata prima, ci si sarebbe aspettati una riforma normativa che eliminasse il sistema dello spoil system dei segretari. La “rivoluzione”, invece, vuole che siano eliminati i segretari comunali proprio.
Una scelta oggettivamente molto discutibile. E miope. Non tiene conto, infatti, non solo del ruolo che i segretari hanno assunto proprio in questi mesi, nei quali hanno elaborato i piani triennali anticorruzione, al via dal gennaio 2014. Ma, soprattutto, perché i segretari comunali sono da decenni e decenni il fulcro, la base operativa soprattutto dei tanti piccoli comuni, presso i quali hanno operato assicurando un livello molto elevato di una professionalità accertata storicamente mediante procedure selettive concorsuali molto rigorose.
Eliminare i segretati comunali significa andare esattamente al contrario della direzione che a parole la riforma “rivoluzionaria” indica: valorizzare, cioè, il merito, la capacità, la competenza della dirigenza.
La figura del segretario comunale è una delle, storicamente, più qualificate e con maggiore estensione di competenza tra quelle che si trovano nell’ordinamento pubblico.
Eliminare i segretari comunali non ha alcuna relazione né con la “rivoluzione” della PA, né con la valorizzazione del merito, ma, invece, molto a che fare con l’ulteriore riduzione delle, invece, indispensabili funzioni di controllo, tanto più necessarie, negli enti locali, dopo il micidiale “federalismo”, che ha incrementato ruolo e funzioni in particolare di regioni e comuni.
Una figura come il segretario comunale è fondamentale, per esempio, non solo per assicurare competenza nell’applicazione dell’anticorruzione, ma anche per contribuire a gestire il delicatissimo passaggio della riforma Delrio, con il tourbillon di funzioni e competenze che passeranno come schegge impazzite dalle province alle città metropolitane ai comuni alle unioni di comuni.
L’ordinamento degli enti locali va incontro ad un periodo di fortissimo stress organizzativo, nel quale la presenza di una figura competente ed autonoma risulta quanto mai decisiva.
La volontà ostentata di farne a meno, evidenzia l’insofferenza alla pur ineliminabile necessità di rispettare le regole e la tendenza all’improvvisazione non solo nella predisposizione, ma anche nell’attuazione delle riforme.
Eliminando la figura del segretario comunale, non si semplifica nulla, non si ottiene alcuna razionalizzazione, né risparmio. Semplicemente, si rinuncia ad uno strumento razionale di auto organizzazione e controllo, dando un segnale estremamente negativo sul tema del rispetto delle regole, finendo per minare ulteriormente la già non eccessiva fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

4 commenti:

  1. Condivido tutto quanto. Grazie

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  2. la figura del Segretario Comunale è essenziale per la pianificazione e attuazione delle strategie anticorruzione e di promozione dell’integrità nella PA. Eliminarla ha il sapore dell’approssimazione e della scarsa conoscenza della realtà. Speriamo in un ripensamento.

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