giovedì 1 febbraio 2018

Corsi di studio solo in inglese: così prosegue il tentativo discriminatorio nelle Università

Se du gust is megl che uan, al contrario uan ling is megl che du e se quella ling è l'Inglisc, is megl che l'Italian.
Sono ancora alti lai e le polemiche contro i passatisti del Consiglio di stato, che hanno considerato illegittima la delibera con la quale il Politecnico di Milano aveva stabilito di tenere corsi esclusivamente in lingua inglese.

Il provincialismo italiano, finto moderno ed aperto a mercati e managerialità, non poteva non scandalizzarsi di fronte ad una sentenza che, invece, è perfettamente corretta, lineare e rispettosa della Costituzione (excuse me, Chart). Basta leggerla.
The Consigl of Stat non ha affatto stabilito che è vietato tenere corsi in inglese. Appoggiandosi a decisioni della Consulta (Constitucional Court, at Consulta Palace, Rome) ha ritenuto che non possono tenersi corsi esclusivamente in lingua inglese (inglisc ling).
Per i tanti che sicuramente continueranno a criticare il Consiglio di stato per partito preso (for partit taken) senza leggere, dunque, la pur chiarissima sentenza, riportiamo qui alcuni stralci:
"La Corte costituzionale ha indicato i seguenti principi costituzionali che regolano la materia.
In relazione alla valenza della lingua italiana, si è affermato che dal principio fondamentale della tutela delle minoranze linguistiche di cui all'art. 6 Cost. si desume coma la lingua sia «elemento fondamentale di identità culturale e (...) mezzo primario di trasmissione dei relativi valori», «elemento di identità individuale e collettiva di importanza basilare».
La rilevanza della lingua italiana emerge anche da altre disposizioni costituzionali, di tutela:
- del patrimonio culturale (art. 9 Cost.), in quanto tale lingua, nella sua ufficialità, e quindi primazia, è «vettore della cultura e della tradizione immanenti nella comunità nazionale»;
- principio d'eguaglianza (art. 3 Cost.), «anche sotto il profilo della parità nell'accesso all'istruzione, diritto questo che la Repubblica, ai sensi dell'art. 34, terzo comma, Cost., ha il dovere di garantire, sino ai gradi più alti degli studi, ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi» ...

Nella fattispecie concreta, dalla documentazione acquisita agli atti del processo a seguito dell’istruttoria disposta con la citata ordinanza n. 1779 del 2014, risulta che il Politecnico ha previsto «intieri corsi», cosi come sopra intesi, in lingua inglese, con conseguente violazione dell’art. 2 della legge n. 240 del 2010, nel significato che ad esso ha assegnato la Corte costituzionale.
Quanto esposto non esclude che l’Università possa, come sottolineato sempre dal giudice delle leggi: i) «affiancare all'erogazione di corsi universitari in lingua italiana corsi in lingua straniera, anche in considerazione della specificità di determinati settori scientifico-disciplinari»; i) erogare «singoli insegnamenti in lingua straniera»".
Dunque, il Consiglio di stato non ha bocciato (haven't bocciated) l'inglese, ma ha evidenziato l'ovvio: corsi universitari in lingua italiana possono essere affiancati e non sostituiti da corsi universitari in sola lingua straniera, mentre singoli insegnamenti dei corsi possono.
Cosa vi sarebbe da eccepire a questa decisione, considerando che siamo in Italia e, solo casualmente, la lingua parlata nella Penisola (in the Penisland) è l'italiano?
Nulla, se non fosse che il tentativo di dare legittimazione a corsi solo in inglese non si inserisse, insieme con la questione sulle tasse universitarie, sul numero chiuso, sull'aumento esponenziale delle tasse per i fuori corso (che non ha alcuna ragione nè economica, nè didattica), sull'abolizione del valore legale delle lauree ai fini dell'accesso nella pubblica amministrazione (entrance in the public administrescion) in una strategia molto evidente e latente da tempo di rendere l'Università sempre più settaria e discriminatoria. Proprio in un Paese (Country) come l'Italia, nel quale il numero di laureati è bassissimo e nel quale, tutto sommato, alle imprese della laurea (e quindi del patrimonio formativo dei dipendenti) importa fin troppo poco, a dispetto delle ormai inascoltabili formule del "capitale umano" e delle "risorse umane".
Vogliamo che la conoscenza dell'inglese sia fondamento dell'insegnamento di domani per facilitare l'internazionalizzazione dei nostri laureati? Benissimo, scelta legittima (legittim choice). Allora, mettiamo tutti nelle condizioni di conoscere bene l'inglese, creando i presupposti per un vero bilinguismo. Ma non certo a partire dall'Università, bensì da molto, molto prima.
Altrimenti il tutto sarà sempre e soltanto provincialismo (countysm) leggermente snob.

1 commento:

  1. Lei indica efficacemente l'attitudine provincialista e stupida di una classe dirigente italiana che oramai alimenta solo sè stessa. E glielo dice chi è bilingue ed ha avuto come prima lingua in un periodo della propria vita proprio l'inglese.Oltre la stupidità c'è però un altro fenomeno subdolo ..
    Molti italiani, si badi bene, fautori per finta dell'INGLISC, usano adesso parole di matrice latina e quindi comuni ad entranbe le lingue (perchè l'inglese believe it or not ha il 60% dei termini di origine latina) ma con un significato semantico o meglio campo semantico inglese. Tipo "sottomettere una proposta" (submit a proposal- candidare una proposta) laddove sottomettere risulta correttamente inteso in italiano come "Assoggettare alla propria volontà, ridurre all'obbedienza" oppure "Fare atto di resa, riconoscere il dominio degli avversari". Si immagini allora la ridicolaggine che ne esce fuori cercando "di assoggettare alla volontà il dosiiser di candidatura" ahaha... Avendo sentito questo ed altri obbrobri, anni fa da un alto dirigente del MIUR in un convegno trovo sia più corretto a questo punto usare termini in inglese direttamente oppure dare la giusta e corretta traduzione in italiano. Ed il bello che chi crea questi mostri a stanto conosce davvero un'altra lingua.
    Quindi benvenga la pronuncia del Consiglio di Stato che a ben vedere, a differenza degli anatemi sollevati da alcuni media, è riferito a aspetti assolutamente discriminatori.
    Grazie per il suo ITANGLISC Prof Oliveri. You made my day!

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