martedì 16 giugno 2020

Smart working nella PA inviso a chi ha sempre chiesto la digitalizzazione delle pratiche. Un po' di coerenza non guasterebbe.

Le critiche pretestuose si individuano subito. Traccia inequivocabile della pretestuosità è la provenienza, da una medesima fonte, di lagnanze di segno totalmente opposto.

La PA, da anni, è criticata, a partire dai professionisti dell’edilizia, perché costringe alle file agli sportelli, con perdita di tempo e denaro connesso agli spostamenti fisici ed alla necessità di produrre le “carte”, allo scopo di sopperire all’arretratezza digitale o per rispondere alla richiesta della “copia di cortesia”, quando, invece, basterebbero documenti e pratiche digitali.

Basta cercare con qualsiasi motore di ricerca in internet e si reperiscono decine e decine di notizie (esempi: https://ordinearchitetti.ge.it/comune-di-genova-snellimento-delle-procedure-per-le-pratiche-edilizie/; https://www.gonews.it/2018/05/17/pratiche-edilizie-a-cascina-la-consegna-e-digitale/) che riportano trionfalmente la digitalizzazione degli uffici comunali competenti per l’edilizia, le quali non mancano mai di sottolineare che si tratta di sforzi compiuti per “rispondere alle richieste dei professionisti e degli ordini”, spesso coinvolti anche nell’ideazione della digitalizzazione.

Adesso che il lavoro agile impone la diffusione ancora più capillare della gestione digitale delle pratiche, quegli stessi professionisti e quegli stessi ordini che da sempre “chiedono” - giustamente -la digitalizzazione, invece si lamentano della digitalizzazione (vedasi Italia oggi del 16.6.2020: "Uffici chiusi per smart working: https://www.italiaoggi.it/news/uffici-chiusi-per-smart-working-2454610). Affermando che “Ogni procedura edilizia necessita di metri cubi di carta, non si tratta di stare di fronte a un computer”.

Sarebbe il caso che professionisti ed ordini si mettano d’accordo tra loro, esprimendo una posizione unica e coerente.

Lo smart working non può certo costituire di per sé un problema per la gestione delle pratiche edilizie, anche perché, come professionisti ed ordini sanno bene, esistono da anni due strumenti, il Suap (sportello unico per le attività produttive) ed il Sue (sportello unico per l’edilizia), che la normativa ha organizzato imponendo il transito della documentazione ed il flusso procedurale esattamente in via esclusivamente digitale.

Il lavoro agile, pertanto, non frappone alcun ostacolo al funzionamento di tali sportelli. Certo, a condizione che i comuni abbiano nel frattempo investito a dovere nella digitalizzazione degli archivi, nel potenziamento delle reti, nell’adeguamento degli applicativi per il loro funzionamento da remoto.

Non è da dubitare che in alcuni casi il servizio reso dai comuni sia risultato più difficoltoso durante lo smart working. Ma, si ribadisce, la causa non è in sé la modalità organizzativa del lavoro in modalità agile, bensì la assente o solo parziale evoluzione digitale del comune.

I metri cubi di carta non sono e non debbono affatto essere necessari. Il lavoro agile, per evitare file, costi di stampa e carta, difficoltà di archiviazione, tempo d’attesa agli sportelli, traffico per gli spostamenti, è una risposta utile e da potenziare.

I professionisti, se fossero coerenti, dovrebbero stigmatizzare i comuni male attrezzati per gestire il lavoro agile e non il lavoro agile in sé, perfettamente adeguato e congruente con Suap e Sue.


E’ da auspicare che la critica agli “uffici vuoti” non sia, poi, causata dalla circostanza che in questo modo le pressioni per far passare progetti spesso ellittici rispetto alle regole edilizie, croce e delizia di qualsiasi ufficio tecnico comunale, risulti più difficile. Se anche questa fosse la causa che rende inviso lo smart working, non sarebbe un male: la digitalizzazione e la gestione da remoto facilitano la gestione asettica ed imparziale, rendendo più difficile proprio quei contatti e quelle pressioni che, per altro, la normativa anticorruzione dovrebbe scongiurare. Il lavoro agile è, anche e indirettamente, una misura di trasparenza ed imparzialità che fa molto al caso di enti ed uffici soggetti non poco a forti sollecitazioni esterne.

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