mercoledì 11 agosto 2021

Verifica del documento di identità ai fini del green pass: un'ordinario caos interpretativo

Se c'è una norma che, al di là dello stile di scrittura eccessivamente burocratico, più chiara non potrebbe essere è l'articolo 13 del  Dpcm 17 giugno 2021 "Disposizioni attuative dell'articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante «Misure urgenti per la graduale ripresa delle attivita' economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell'epidemia da COVID-19»" (GU Serie Generale n.143 del 17-06-2021):

Nonostante le disposizioni assolutamente cristalline (la verifica del green pass impone di dimostrare che esso è intestato a chi lo esibisce, attraverso la verifica del documento di identità, richiesta dall'esercente dei bar ed altri esercizi ove è obbligatorio), si è riusciti, invece, a creare confusione ed ingenerare astio e malanimo.
Ed è riuscito in quest'opera di sviamento ed incertezza in prima persona il Ministro dell'interno, in una sfortunatissima conferenza stampa, evidentemente improvvisata e tenuta senza aver consultato la documentazione e dimenticando la norma vigente.
Ecco: questo è quanto, probabilmente, avviene tutte le volte - e purtroppo sono tantissime - che gli uffici pubblici, come anche cittadini ed imprese, sono inghiottiti nel gorgo dei decreti legge, convertiti con modificazione da altra legge, che prevede dei decreti attuativi, a sua volta rinvianti a Dpcm, interpretati da successive circolari, ma esposti in conferenze stampa e sui giornali in modo sommario e, comunque, spesso oggetto di reinterpretazioni modificative da parte della magistratura contabile.
Non c'è niente di più, purtroppo, "normale" di circolari prefettizie, pareri di questo o quel ministero, deliberazioni delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, sintesi di stampa e dottrinali, che omettono pezzi di norma, modificano il senso del contenuto, trasfigurano i precetti, innestano previsioni inesistenti o tendono a cancellare disposizioni pur chiaramente espresse.
E' la plastica dimostrazione che, certo, esiste un problema di "burocrazia". Ma, che tale problema è a sua volta mal compreso e mal raccontato dalla grande stampa, tendente ad addebitare al singolo ufficio operativo la confusione, la lentezza, il bizantinismo.
Nella gran parte dei casi, invece, il caos è insito in impianti normativi barocchi, sovrabbondanti, pieni di superfetazioni e rimandi intrecciati ed incrociati, che rendono la comprensione delle norme difficile già a chi quelle norme contribuisce a produrle, sì da emettere, poi, in via informale mediante la stampa (ed è già molto grave), sia (molto più grave) non di rado mediante circolari, risoluzioni, Faq, interpelli, pareri e ogni altro genere di infelice "soft law", indicazioni del tutto contrarie o comunque incompatibili o in ogni caso tendenti a complicare ogni attuazione delle leggi.




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