lunedì 18 maggio 2026

Sinner, non solo re di Roma, ma autore di record nemmeno riusciti ai big three



Senza scadere in trionfalismi e piaggerie, la vittoria di Jiannik Sinner a Roma e il bilancio di questi primi 5 mesi della stagione presenta le dimensioni di un campione straordinario.

Anche se il tennis si fermasse oggi, saremmo in presenza di qualcuno che ha vinto 4 tornei del grande Slam e 10 Master 1000. E’ bene ricordare alcuni considerati tra i grandissimi che non sono arrivati a 4 tornei Slam: Nastase, Murray, Wawrinka, Kodes, Kuerten, Lleyton Hewitt, Ashe, Rafter…

In quanto a tornei della categoria 1000, ne hanno vinto più di lui solo Sampras, Murray, Agassi, Federer, Nadal e Djokovic.

Questi dati forniscono di per sé l’idea di un campione clamoroso, ma pur essendo già formidabili non danno ancora l’idea completa del giocatore che è Sinner. Infatti, ad essi si accompagnano (tra i molti altri) ulteriori traguardi: Analizziamoli.

Sinner è il primo tennista che sia mai stato capace di vincere 6 tornei della categoria Master 1000 di seguito, perdendo per altro solo 3 set per strada. Essere “il primo tennista” a compiere una tale impresa è qualcosa di valore immenso: Sinner, infatti, giunge dopo la generazione dei tre monumenti del tennis, cioè Djokovic, Nadal e Federer, autori di imprese e record che per molti sarebbero stati imbattibili per sempre. E, invece, nessuno di loro era riuscito a mettere in fila 6 successi nei “1.000”.

Ancora, grazie a questo filotto di vittorie nei 1000, Sinner risulta oggi detenere il record di partite consecutivamente vinte in questa categoria di tornei: 34. Il giovane italiano, per far capire il valore di questo dato, si è lasciato dietro Djokovic, la cui serie di vittorie consecutive di 31 appariva semplicemente impensabile solo da raggiungere.

Ma, non basta. Djokovic era stato sin qui l’unico tra i grandissimi a vincere tutte le 9 prove della categoria 1000, un risultato di immensa difficoltà, perché significa aggiudicarsi 9 tornei su superfici diverse (dalla terra battuta al cemento all’aperto e al veloce al chiuso) in condizioni diverse (dall’altura al deserto, dal caldo umido soffocante all’indoor), in sedi diverse, in periodi della stagione diversi. E, però, ecco che anche Sinner, a meno di 3 anni dal primo Master 1000 vinto a Toronto nell’estate 2023, completa la serie di tutti i tornei della categoria: ne ha vinti complessivamente 10, doppiando una volta Miami e vincendo una volta in tutte le altre prove.

Per proseguire, Sinner eguaglia un altro record che appariva nell’immediatezza più alla portata di Alacaraz: cioè vincere tutti di seguito i 1000 europei sulla terra battuta, ottenendo un risultato che era sin qui stato alla portata solo del re del mattone tritato, Rafael Nadal.

Solo per mettere la ciliegina sulla torta, qui non è un record, ma si infrange un tabù: Sinner torna a far scrivere nell’albo d’oro degli Internazionali d’Italia il nome di un italiano, 50 anni esatti dopo la vittoria di Adriano Panatta.

Se si pensa che tutto ciò avviene in un periodo, come visto sopra, di nemmeno 3 anni e gran parte è concentrato tra novembre 2025 e maggio 2026, si resta a bocca aperta.

Certo, nel mezzo di questi risultati straordinari v’è stata la sconfitta patita in semifinale a Melbourne contro Djokovic. Ma è proprio quella battuta d’arresto a dare ulteriore conferma e “cifra” dell’impresa gigantesca di Sinner.

Quella semifinale persa deve ricordare a tutti un elemento fondamentale: queste vittorie in serie del ventiquattrenne sono “srtraordinarie” nel vero senso della parola, cioè fuori dall’ordinario: una serie quantitativa e qualitativa di vittorie di questo genere non ha, cioè, nulla di normale, tanto è vero che ha portato a superare alcuni dei record considerati inattaccabili proprio di Djokovic. E, tuttavia, anche in una fase dominante come questa c’è sempre la possibilità di perdere un incontro e proprio in un torneo importante.

Basta davvero poco, come ha insegnato la semifinale contro Medvedev a Roma. Basta, cioè, una banale situazione fisica che abbassi il rendimento, o l’emergere di un accumulo di stanchezza, o una giornata particolarmente felice dell’avversario, o condizioni di gioco non favorevoli e talora l’insieme di queste cose, per giungere alla sconfitta. Nel tennis, come nello sport in generale, la normalità non è vincere tutto e vincere sempre: al contrario, in buona parte dei casi si perde e le vittorie sono tanto più esaltanti proprio perché un evento non scontato, raro, particolare. Per questo, i numeri messi in fila da Sinner sono di così tanto peso e qualità.

Per queste stesse ragioni, non si deve cadere nell’errore di considerare i risultati che Sinner ha fin qui acquisito come qualcosa di scontato, ordinario, routinario e pretendere che batta l’avversario ogni volta che scenda in campo.

In Australia, Sinner era sembrato aver compiuto qualche leggero passo indietro rispetto al tennis espresso fino a qualche mese prima. Djokovic era riuscito a scardinare i meccanismi del ragazzo italiano, ritrovando le formidabili capacità difensive dei bei tempi, rispondendo (come suo solito) benissimo al servizio, annullando decine di break point, ma soprattutto riuscendo ad ottenere l’abbassamento del ritmo e della forza spaventosi del gioco di Sinner, così da azionare angoli, variazioni e trame che hanno determinato quel risultato.

L’italiano, però, sembra aver fatto davvero tesoro di quella partita e la dimostrazione è data dalle due vittorie con il tennista che più di ogni altro è capace di tessere trame simili a quelle utilizzate dal serbo a Melbourne: Medvedev.

Sinner ha battuto il russo in due soffertissimi set a Indian Wells e in tre set a Roma, ancora più sofferti. Nella Capitale, infatti, si erano verificati quasi tutti gli elementi ricordati sopra che possono concorrere a determinare la sconfitta di un campione: condizioni di gioco pesantissime, con campo lento, umidità che rallenta i colpi, palline appesantite che rendono difficile il vincente e il ritmo, un avversario che capisce il momento e sfrutta le condizioni di umidità riuscendo a rallentare il gioco, tessendo una difesa formidabile e trovando angoli e smorzate, rompendo gli schemi di Sinner, che, in più, ha subìto chiaramente gli effetti delle tantissime energie spese nei tornei giocati e una situazione di ansia.

Ma, stavolta, a differenza di Melbourne, Sinner è riuscito a raddrizzare la barra e già all’inizio del terzo set, prima dell’interruzione per pioggia, aveva ripreso quelle redini che in Australia aveva perso.

Affermare, quindi, che quella sconfitta a Melbourne, fisiologica e normale, sia stato un ulteriore trampolino di lancio, non è azzardato; certo, il merito è tutto di Sinner e del suo staff, capaci di trarre da quello stop le lezioni e la forza per poi scatenare questa sequenza di vittorie.

Nella finale con Ruud non si è visto il miglior Sinner. O, forse, non si è visto il Sinner tritatutto, elargitore di punteggi severissimi, ma un campione sicuro e solido, che dall’alto del proprio maggiore livello cerca e trova quei due-tre games di risposta di livello altissimo che segnano le sorti. Il break operato da Sinner per giungere al 5-4, ottenuto con tre drop-shot dimostra come il campione italiano sia in grado di effettuare le necessarie variazioni esattamente quando serve: non per la ricerca dello spettacolo (la sua concretezza di pensiero e di gioco lo lascia lontano dalla ricerca del colpo ad effetto), ma per sconcertare l’avversario, prenderlo di sorpresa. Il resto, lo continua ad ottenere con la solita formidabile risposta al servizio e con un’attitudine maggiore rispetto anche a soli pochi mesi fa a costruire la sua irresistibile azione di pressione anche con traiettorie alte ed angolate, accettando di poter chiudere lo scambio non necessariamente entro pochi colpi, ma con un po’ più di pazienza e strategia. Per gli avversari, questa non è una buona notizia: infatti, si tratta di un’attitudine che avevano Djokovic e Nadal.

Infatti, la partita con Ruud, nonostante l’avvio non brillante, non è mai apparsa in discussione. Si è visto che il livello di Sinner è ben più alto di quello del norvegese.

Complessivamente, si è anche constatato come da febbraio in poi chiunque tenti di salire ai livelli di Sinner, sempre che vi riesca, non riesce a starvi per più di 45 minuti, al massimo un’ora. Poi, cede.

Il che, potrebbe cambiare anche le prospettive del ragazzone nei tornei dello Slam. Come detto, ne ha già vinti 4, ma complessivamente fin qui ha dimostrato di non gradire troppo l’allungamento al 5° set, situazione che nella gran parte dei casi lo vede perdente.

Forse, ma è tutto da dimostrare ed è sperabile comunque che al 5° ci arrivi il meno possibile, le cose sono cambiate. Proprio perché la resistenza strenua degli avversari pare destinata a durare non oltre l’ora di gioco, una prospettiva di una partita che duri oltre le tre ore e conduca Sinner al 5° appare limitata davvero a situazioni al limite: salute non al 100%, giornata galattica dell’avversario, stanchezza non rimediabile.

Si vedrà cosa accadrà a Parigi. Come ha detto Ljubicic, non bisognerebbe certo – visti questi risultati acquisiti – farne una tragedia se il caso e la statistica dei grandi numeri si mettessero di traverso proprio al Bois de Boulogne: la grandezza di Sinner, i suoi record anche oltre i big three, il suo livello di gioco, sono ormai un dato di fatto.

Infine, una piccola considerazione: non c’è un “grande slam” dei 1000, ma ottenere 6 titoli di seguito, a ben vedere, non appare proprio così meno di rilievo di vincere i 4 slam nello stesso anno.

 

 

 

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