lunedì 13 novembre 2017

Cristo velato svelato

Una delle opere artistiche maggiormente affascinanti è il Cristo velato, nella bellissima cappella di Sansevero a Napoli.



E' il capolavoro di uno scultore del '700, Giuseppe Sanmartino, napoletano verace ed allievo, invece, di un veneziano, Antonio Corradini, morto proprio quando il committente, Raimondo di Sangro di Sansevero aveva immaginato di realizzare l'opera.
Occorre tenere presente che la straordinaria statua del Cristo non è l'unica a presentare una leggerissima velatura che lo ricopre, nella cappella di Sansevero.
Proprio il Corradini è l'autore, infatti, della struggente Pudicizia, statua realizzata in onore della madre del principe di Sansevero, morta giovanissima appena un anno dopo la nascita del di Sangro; la sua morte è simboleggiata dalla lapide alla quale si appoggia, volutamente rappresentata con una crepatura violenta, come fosse stata colpita da un sisma:


Il Corradini era un vero maestro di questo particolarissimo genere di scultura. Profondamente influenzata, in modo evidente, dalla tradizione dei colori leggeri e sfumati della Venezia in cui nacque e mosse i primi passi e, anche, dal gusto etereo, per quanto ricco, del rococò, sebbene si possa ricondurre il suo stile a quello del tardo barocco settecentesco meridionale.
Il Sanmartino fece da assistente alla realizzazione de la Pudicizia, che risulta essere per altro l'ultima opera del Corradini. Lo scultore napoletano seppe mettere molto bene a frutto l'esperienza acquisita vedendo lavorare il maestro ed aiutandolo nella realizzazione, tanto da offrirsi a Raimondo di Sangro per la realizzazione del Cristo velato, che il prinicipe di Sansevero aveva inizialmente affidato al Corradini.
La fiducia in se stesso del Sanmartino e la fiducia stessa del principe di Sansevero furono più che ben riposte e fondate.
Il Cristo velato riprende probabilmente la più stupefacente ed eterea delle velature di qualsiasi altra statua.
Il marmo appare realmente una tela leggerissima e trasparente, adagiato morbidamente su un corpo che non nasconde, ma rivela totalmente, nella crudezza dell'immagine di un vero e proprio cadavere di un uomo spirato a seguito di un terribile supplizio.
La velatura così leggera, quasi irreale, frutto di un'abilità tecnica semplicemente straordinaria alimentò la leggenda che in realtà sulla statua del Cristo fosse stato posto un vero e proprio leggerissimo telo e che Raimondo di Sangro, noto come esperto alchimista, sarebbe riuscito a trasformarlo con un processo chimico sconosciuto in marmo, attraverso un processo di marmorizzazione.
Si tratta, però, solo di una leggenda. Gli studi sulla statua dimostrano che essa è frutto delle incommensurabili capacità del Sanmartino, che hanno reso il marmo di Carrara materia leggera, morbida, trasparente.
Il velo, dunque, non copre ma svela. Svela il volto spossato, i capelli rappresi dal sudore dell'estrema sofferenza del supplizio. Svela il corpo di un giovane uomo incavato nel ventre e nelle viscere, come dopo aver esalato tutta l'aria dell'ultimo gravoso respiro ed aver trovato finalmente pace nella ricongiunzione al Padre. Il braccio destro lungo il corpo, rilasciato secondo l'iconografia classica delle Pietà; il sinistro delicatamente appoggiato sul ventre; le ginocchia leggermente piegate nell'indurimento cadaverico già presente. E le tracce delle ferite nelle mani e nei piedi.
La statua affascina per l'abilità tecnica incredibile e per il realismo tutto barocco nel rappresentarci realmente un cadavere avvolto in un sudario, facendoci incontrare col Cristo, la sua sofferenza  nel sacrificio e renderci conto in modo crudo delle immense sofferenze subite, del resto ancora rappresentate dalla corona di spine, dalle catene e dai tremendi chiodi appoggiati sul materasso (di fattura straordinaria, non minore di quello realizzato dal Canova nel 1808 nella sua Giuseppina in veste di Venere) sul quale è stato pietosamente deposto il corpo esanime di Gesù.
Un'opera che affascina e sgomenta, in un contesto splendido e che resta nello sguardo, nella mente e nel cuore dello spettatore.

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