lunedì 6 novembre 2017

Piani triennali in cinque anni. Colpa del burocrate che applica le leggi, senza coraggio

La narrazione sulla pubblica amministrazione è ormai un disco rotto che continua a ripetere gli stessi stereotipi. Quello dei media è divenuto, dunque, semplicemente un soggetto in cerca di autore, qualcuno che ripeta, con parole diverse, lo stesso mantra: sono i burocrati a fermare sempre tutto.

Poi, uno legge l'articolo 1, commi da 125 a 129, della legge sulla concorrenza, legge 124/2017, verifica il diluvio di adempimenti burocratici inutilmente richiesti in nome di una "trasparenza" fatta solo per opacizzare e burocratizzare, e magari scopre che la causa prima della burocrazia sono le leggi e non i burocrati.
Molti immaginano che l'immissione di manager dall'esterno possa aiutare a "semplificare", "riordinare", insomma, sfoltire le regole e semplificare. Purtroppo, tutti costoro sono molte volte ignari dell'esistenza del principio di legalità che obbliga (è un dovere, non un consiglio) ad applicare le norme, per quanto bizantine, assurde, costose, ultronee, contraddittorie, complicate esse siano.
Diego Piacentini, attuale vertice dell'Agid appartiene a questa schiera di autori, ricercatissimi dai media, pronti a confermare che la "burocrazia" ferma sempre il sol dell'avvenire di quella straordinaria semplificazione che manager provenienti dal privato come lui sarebbero in grado, con la sola imposizione delle mani, di garantire, ma purtroppo "non li lasciano lavorare".
Su La Repubblica del 6 novembre 2017 il Piacentini ha occasione, dunque, di spargere il suo (ritrito) verbo, grazie alla puntuale intervista titolata "Diego Piacentini: "Un'identità digitale per l'80% degli italiani: così in 5 anni vinceremo la scommessa"".
C'è molto da imparare dalla managerialità che l'ex ad di Amazon traspira da ogni poro, come il concetto, invero arduo da comprendere per noi comuni beceri burocrati, che un piano triennale si concluda in 5 anni ed è colto al 100% se chiuso all'80%. Ma, noi non sappiamo far di conto e, da beceri burocrati, non abbiamo immaginazione, nè narrazione.
Il sagace intervistatore sa bene che il burocrate è messo lì, proprio per ostacolare e boicottare i pochi Piacentini che salverebbero il mondo. La sua domanda, dunque, è doverosa: "Pensa che la pubblica amministrazione tenda soprattutto a mantenere se stessa?"
Incredibile a dirsi, pensate, Piacentini risponde affermativamente: "Sì. Nessun sistema complesso, scommetto nemmeno i giornali, si trasforma da sé, da dentro. Serve una forte leadership, oppure la concorrenza, concetto che nella  pubblica amministrazione non esiste, almeno al momento. Il cambiamento radicale deve essere una priorità nell'agenda del presidente del Consiglio dei ministri. In questi mesi non mi sono addentrato nel rapporto con la politica e questo è stato un mio limite. Abbiamo un ottimo rapporto con il premier Paolo Gentiloni, che ha firmato il piano triennale, e con il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia. Ma bisogna lavorare con ognuno dei ministeri per avviare la prassi del cambiamento".
Mannaggia al burocrate che vuol mantenere se stesso. E mannaggia al manager, che avrebbe voluto intensificare i rapporti con la politica, ma non lo ha fatto. E vagli a spiegare che l'ordinamento prevede che i manager dalla politica debbono solo ottenere indirizzi generali e non fare da subpoliticanti di riserva.
Ma, se lo si spiegasse, si confermerebbe, "horribili dictu" di essere burocrati. Non si fa. L'intervistatore, conscio del periglio delle acque procellose nelle quali il nocchiere è chiamato a navigare evitando le sirene, i ciclopi, i lestrigoni e le maghe, tutti volti orribili nei quali si trasfigurano i burocrati, giustamente osserva: "È così difficile mettere il cittadino al centro?". Il novello Ercole della PA non può che rispondere mesto: "Una fatica enorme. L'obiettivo della pubblica amministrazione è ottemperare alle regole, far sì che tutto rientri nella norma".
Pensate un po': come rilevato sopra, la pubblica amministrazione è retta da regole imposte dalla legge ed è obbligata a rispettare il principio di legalità, altrimenti giudici penali, civili, amministrativi e contabili, Mef, Aran, Anac, prefetture, aviazione, esercito, marina, Fbi, Mossad, Thor, Visnù e i Vendicatori si strappano i capelli e cospargono il capo di cenere, e il Piacentini osserva tra il triste, il compatente e l'indignato che qualcuno ottemperi alle regole. Anche questo non si fa. E l'intervistatore dunque ulteriormente, osserva: "Ma così, paradossalmente, ognuno può fare il proprio dovere e alla fine per il cittadino non esserci alcun risultato"!!!!
O voi burocrati, cosa pensare che il novello castigamatti dei burocrati abbia risposto? Ma naturalmente che è assurdo ottemperare alle regole. Ecco il lucido pensiero esposto nell'intervista: "Certo, questo è quel che succede normalmente. Norme e leggi sono ambigue. C'è chi ne dà un'interpretazione conservativa: "Non ho fatto niente, dunque non ho sbagliato nulla", ma ci sono anche le amministrazioni virtuose che si prendono il rischio".
Ecco, prendersi il rischio. Ma, di cosa? Quale sarebbe l'invito o la morale? Che quelli che cercano di gestire nel rispetto della norma sono i burocrati da rottamare, mentre i grandi innovatori sono quelli che "prendono il rischio"? Come quelli che lasciano passare incarichi dirigenziali a gente con la terza media, che lasciano assegnare contributi a terzi ad arbitrio e senza regole, che affidano per trattativa privata anche quando sono obbligatorie aste, che promuovono sul campo senza fare concorsi o selezioni, che permettono sistemi per far bypassare liste di attesa? Cosa significa "si prendono il rischio"?
Piacentini, ovviamente, non sa esattamente di cosa parla. E prosegue il pensiero così: "Nei giorni scorsi Sabino Cassese ne ha scritto in modo molto efficace sul Corriere. Le norme sono piene di tranelli e trappole. Difficile biasimare chi non fa, preferisco applaudire gli altri, il manipolo di persone che innova. A noi spetta eliminare le scuse. Ora ci sono gli strumenti e c'è un piano. Il problema principale non sono i soldi. Semplificazione e digitalizzazione devono andare insieme, e per questo serve la politica. Non stiamo più parlando dei sistemi informativi, del digitale come di un settore a parte, qui si tratta della trasformazione profonda del rapporto tra cittadini, imprese e governo".
Se la digitalizzazione andasse in porto, i secondi, ben dopo i cittadini, a giovarsene sarebbero proprio i "burocrati". Il problema è che guardando a sistemi ed applicativi come AVCPass, Conto annuale del personale, Simog, o alla procedura paradossale per avere la carta di identità elettronica, assistendo attoniti alla circostanza che i passaggi per caricare le fatture on line hanno reso un pagamento una procedura 5 volte più lunga che in passato, essendo consapevoli che gli applicativi vengono pensati dal centro, calati dall'alto, mai sperimentati con chi lavora sul campo e finiscono per essere un accumulo di adempimenti scollati tra loro, la sensazione è che chi da qualche tempo si interessa di digitalizzazione stia abbastanza pensando a mantenere se stesso. La speranza dei burocrati è, però, che ciò nonostante, nonostante i piani triennali in 5 anni mirati ad ottenere l'80% dei risultati, i cittadini possano essere serviti meglio, malgrado i burocrati. Malgrado i manager.

3 commenti:

  1. Mi ritrovo a fare considerazioni trite e ritrite. E me ne dispiace. Ma perché questi fedeli combattenti nella Pubblica Amministrazione non provano a calarsi un po' più in basso di un semplice applicatore delle insensate norme che dall'alto continuano a calare sulle spalle di chi lavora e che si trova costretto a lavorare il doppio di prima, con meno risorse di prima, senza avere l'obiettiva possibilità di spiegare all'ignaro cittadino che chi legifera pensa al mando dei sogni?
    Continuo a meravigliarmi, anche a distanza di anni, del fatto che tutto sembra costituirsi, giorno per giorno, in un gioco inestricabile, incomprensibile e difficilmente giustificabile.
    Lei, Olivieri. che ancora opera nella P.A. non faccia mancare mai le sue sottili e circostanziate valutazioni. Quelli come me che da diversi anni sono lontani da questa mefistofelica realtà, proveranno a dire la loro sommessa opinione, nella ferma e sempre attuata convinzione che chi opera nella tanto deprecata e vituperata P.A., lo fa e lo farà per fornire un vero servizio al cittadino, al di là di nuovi attori che frequentano la scena con discutibilissime posizioni.

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  2. Suo fan – 09-11-2017
    …..e con quest’ultimo Suo scritto che corrobora gli infiniti precedenti unici per altissima qualità e competenza: OLIVERI FOR PRESIDENT !!!!!!!!!

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  3. Storytelling? mio padre li chiamava cantastorie!

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