giovedì 25 gennaio 2018

Il deragliamento non solo di un treno

Mentre molto si discetta di industria 4.0, smart working, flat tax e altre idee che sanno molto di modernità, ancora si continua a morire nelle fabbriche e nei treni dei pendolari.
Due sono gli ambiti nei quali l'Italia perde drammaticamente il confronto con tutti i Paesi direttamente competitori, ma anche con moltissime nazioni più piccole per dimensioni economiche e territoriali: il welfare ed i trasporti.

Chiunque conosce e può presentare esempi di come sostanzialmente quasi nel resto d'Europa la maternità e la paternità, i figli, l'istruzione siano favoriti, curati, agevolati con ingenti servizi di ogni genere, detrazioni fiscali o incentivi economici. Chiunque abbia varcato i confini sa che nella gran parte d'Europa prendere treni anche di tratte locali significa avere certezza della loro puntualità, della loro pulizia, della loro capienza e del loro comfort.
Il welfare familiare e una rete di trasporti pubblici efficienti, Chimera per l'Italia, sono due elementi fondamentali del convivere civile.
Si cerca sempre la pietra filosofale per lo sviluppo, oggi ricercata nello sforamento del 3% del rapporto deficit/pil oppure nella "riduzione delle tasse". Non si fa mai un discorso di verità e buon senso, che parta dai bisogni essenziali, famiglia, lavoro e mobilità, e che potrebbero e dovrebbero essere il vero strumento per il rilancio di un'economia.
Lasciare che binari si possano smozzicare come fossero di latta al passaggio di un regionale lento come una lumaca, significa minore impiego di lavoratori e imprese che producono servizi manutentivi, acciaio, trasporti, pose in opera, manutenzioni. Pochi treni malandati significa poco personale addetto (condannato come i pendolari a una vita lavorativa difficilissima), poche imprese e lavoratori addetti a manutenzione e pulizia, scomodità estrema degli orari e degli interni per i condannati alla vita da pendolare.
Una rete di trasporti insufficiente, insicura, obsoleta, scomoda, rende difficile l'attività lavorativa, complica la ricerca di lavoro per chi è disoccupato, ma rende difficile l'attività lavorativa di chi è costretto ad alzarsi a notte fonda per prendere alle 5,30 un treno che magari non arriverà mai a destinazione, ma, per fortuna, più ordinariamente e più probabilmente arriverà, ma con ritardi continui, irrecuperabili anche perchè la parola "internodalità", che significa possibilità di coordinare percorsi ed orari tra vari mezzi di trasporto è, in Italia, un'altro vocabolo praticamente sconosciuto.
La morte su un treno che deraglia desta rabbia incontenibile, per tutte le ragioni fin qui viste. Ma, ancora, perchè ad inizio anno, come ogni anno, ancora una volta il costo dei biglietti è aumentato, senza nessuna evidente contropartita; ma ancora, perchè gli orari sono scomodissimi, le carrozze vecchie e poche, le stazioni totalmente inospitali o perchè chiuse, oppure perchè private delle sale d'aspetto.
La sala d'aspetto, quando c'era, era piuttosto una sala di "rispetto": rispetto per il viaggiatore che verosimilmente giunge alla stazione un po' prima della partenza, così per sicurezza; ma soprattutto, rispetto per il viaggiatore costretto ad attendere per gli immancabili ritardi, che rendono davvero una "coincidenza" la possibilità di prendere realmente un treno di coincidenza.
Un deragliamento come quello a Pioltello è il deragliamento di un convivere civile, che si interessa di massimi sistemi ed illude che elementi alchemici come l'aliquota unica Irpef possano essere la soluzione all'incuria ed al disinteresse dei pendolari. Qualsiasi aliquota unica non può che avvantaggiare chi ha redditi alti e risultare del tutto indifferente ai redditi medio-bassi; qualsiasi riduzione di tasse risulta vantaggiosa per chi ne paga molte perchè ha un reddito alto, ma sostanzialmente indifferente a chi ne paga poche perchè il reddito è basso. Ma, chi trae vantaggi dalla flat tax nella gran parte dei casi non si alza alle 4 per prendere un treno tenuto insieme un po' così, che viaggia su binari un po' così, per andare al lavoro.
I deragliamenti dei treni e le morti in fabbrica ci dovrebbero ricordare che i problemi non sono Spelacchio o le modalità per determinare come nominare i componenti di commissioni di gara in un appalto o bonus o battaglie perse in partenza per la "flessibilità" con l'Europa. Sarebbe il convivere civile, la vita di ogni giorno, l'interesse davvero pubblico che lasci capire come le stazioni debbano essere un approdo comodo per chi viaggia e non un bazar di chincaglierie, tale da guidare scelte organizzative, normative e di investimenti volti a far comprendere che non sono ponti sullo stretto, olimpiadi, idee finanziarie stravaganti a segnare la strada della convivenza, ma la possibilità di accudire figli e conciliare il lavoro in luoghi sicuri e percorsi altrettanto sicuri per raggiungerli.


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