lunedì 28 ottobre 2019

Per la carenza dei segretari comunali servono concorsi, non soluzioni improvvisate



Su Il Quotidiano degli Enti Locali del 28.10.2019, nell’articolo “Emergenza segretari comunali, la soluzione a «tempo determinato» può essere una chance” sembra condividere l’idea del presidente della regione Abruzzo di far fronte alla carenza di segretari mediante l’assegnazione di “incarichi onorari” ad avvocati o commercialisti, e rilancia un’ulteriore proposta.

L’Autore, nello sforzo di individuare una soluzione al problema, afferma che “la soluzione potrebbe essere quella di un meccanismo simile all'attuale previsione dell'articolo 110 del Tuel nel suo secondo comma, limitato alle sole Regioni con gravi carenze da accertare con atto ministeriale; assunzioni a tempo determinato per un massimo di tre anni, previa costituzione di un albo dal quale attingere (ne è esempio quello dei segretari delle Camere di commercio), non stabilizzabili (come d'altronde le attuali figure dirigenziali o i responsabili di servizi selezionati con il citato articolo 110 del Tuel) e da qualificare a livello regionale. Il tutto soltanto in quelle sedi che siano vuote, dopo idoneo avviso destinato esclusivamente agli interni al ruolo, esattamente come avviene per le procedure di cui all'articolo 110, comma 2, del Tuel ovvero dell'articolo 19, comma 6, del Tupi”.
Entrambe le soluzioni appaiono afflitte dall’ormai diffusissima sindrome della cosiddetta “ideona”, la soluzioine facile a problemi difficili.
Partiamo dall’idea degli incarichi onorari. L’affermazione che questa potrebbe avvenire sulla falsariga della magistratura onoraria davvero fa acqua da tutte le parti e denota appunto l’attenzione alla “ideona”, senza il necessario approfondimento.
Il magistrato onorario entra a far parte di un potere ed un ordine dello Stato autonomo ed indipendente. Dunque, l’incarico mantiene intatte tutte le prerogative della magistratura togata, ivi compreso l’autogoverno.
Segretari comunali “onorari” incaricati per via fiduciaria, al contrario, sarebbero un ulteriore ed irrimediabile vulnus al principio non di autonomia, ma comunque di separazione tra politica e gestione.
In secondo luogo, i magistrati onorari svolgono le loro funzioni limitatamente a specifiche materie tecniche nell’ambito di sezioni speciali, oppure per cause ben delimitate nel valore. Non sono, quindi, chiamati a supplire a carenze della magistratura togata, bensì a specializzare alcune funzioni giudicanti in via sussidiaria.
Esattamente all’opposto, la proposta del presidente della regione Abruzzo vorrebbe che gli “onorari” sostituissero in tutto e per tutto i segretari di ruolo, assumendone totalmente funzioni e competenze.
Inoltre, i magistrati onorari, se svolgono attività professionali, possono continuare. Si immagina che i segretari “onorari”, avvocati o commercialisti, possano svolgere le competenze dei segretari nei ritagli di tempo, tra un’udienza o una dichiarazione dei redditi e l’altra?
Ma anche la proposta del Monea non pare condivisibile. In primo luogo, perché si fonda su un’inesistente regionalizzazione del ruolo dei segretari comunali. Questi sono e restano dipendenti dello Stato. Il “livello regionale”, a meno di una profonda riforma del d.lgs 267/2000, non può legittimamente disporre di alcun potere di “qualificazione”. Inoltre, sempre con legge occorrerebbe modificare l’ordinamento dei segretari comunali ed introdurre un nuovo e diverso “albo”, dalla strana composizione: non un albo professionale, ma per persone che “a tempo determinato” svolgerebbero le funzioni dei segretari. L’albo a tempo determinato non si era ancora visto, sia pure in un ordinamento profondamente confuso e bizantino come quello italiano.
Ma, anche laddove una soluzione simile a quella immaginata dal Monea si intendesse percorrere, i tempi per l’approvazione delle leggi necessarie, l’istituzione degli albi e l’organizzazione dei concorsi risulterebbero, all’evidenza, lunghissimi e tali da non consentire l’immediata soluzione alla carenza di segretari.
Occorre evitare di affrontare i problemi con la “ideone”. E prendere atto della realtà. I segretari comunali non mancano per un’improvviso evento naturale catastrofico: semplicemente, per anni ed anni l’accesso all’albo è stato ridotto all’osso, perché era maturata la fortissima intenzione di abolirli, prima nel 1997 e poi nel 2014.
Se non si assumono nuovi segretari, è ovvio che manchino poi nei comuni di prima nomina, quelli più piccoli.
La situazione attuale non è né improvvisa, né inaspettata. E’ il frutto, piuttosto consapevole, di una politica di estinzione del segretario di ruolo in posizione di terzietà, in vista di “ideone” volte a garantire ai sindaci segretari caratterizzati dalla “personale adesione” all’idea (alla tessera) politica.
A meglio guardare, in effetti, per porre rimedio all’attuale situazione un’ideona ci sarebbe, semplicissima. A breve si terrà un concorso per l’immissione in ruolo di poco più di 220 segretari. Poichè si tratta di dipendenti del Ministero dell’interno, ma pagati dai comuni, non costerebbe nulla ampliare il concorso a 1.000 o anche più posti e così coprire con una robusta ondata di assunzioni le sedi.
Per troppi anni, oltre a puntare all’estinzione graduale della figura, si è accettato che i piccoli comuni facessero a meno dei segretari comunali “perchè non ci sono i soldi per pagarli”. Finchè la figura del segretario resti obbligatoria, i comuni, anche i più piccoli, non hanno la facoltà, ma il dovere di destinare risorse di bilancio alle remunerazioni dei segretari (del resto, perché per i segretari di ruolo non vi sarebbero quelle risorse che miracolosamente si troverebbero per gli “onorari” o per i tempi determinati?). Quindi, è perfettamente possibile attivare in serie due o tre concorsi da migliaia di posti e coprire le sedi carenti, molto prima di attivare le complesse procedure per reclutare, con evidente vulnus a tanti principi organizzativi, segretari onorari o a tempo determinato.
Il perseguimento di “ideone” finalizzate ad ampliare a dismisura lo spoil system, invece che semplicissime modalità di copertura ordinaria dei posti vacanti, fa capire quali siano le reali intenzioni. Se il Governo ed il Parlamento andranno dietro alle suggestioni del presidente dell’Abruzzo e dell’Anci, sarà chiaro che la mira è all’abolizione tacita del segretario come fin qui conosciuto, per sostituirlo con un componente dello staff politico dei sindaci, scelto per il colore della tessera o comunque per le affinità elettive, non per la formazione e la professionalità, né, soprattutto, per la terzietà che dovrebbe caratterizzare le delicate funzioni da ricoprire.

1 commento:

  1. Ho letto questo interessante punto di vista e, da segretaria comunale in pensione, ritengo oltremodo deleterio affidare le segreterie comunali ad avvocati e commercialisti poiché essendo estranei al settore amministrativo e burocratico tipico della Pubblica amministrazione non garantirebbero l'esatta e puntuale esecuzione delle numerose incombenze assegnate ai segretari comunali; risulterebbe altresì ancora e maggiormente pericoloso lo svolgimento contemporaneo dell'attività privata e della funzione pubblica. Nelle more della definizione delle procedure concorsuali, ci si potrebbe invece avvalere dei segretari comunali collocati in pensione e disponibili, derogando al divieto del conferimento degli incarichi a titolo oneroso a personale proveniente dalla p.a.. Si adotterebbe, per analogia e per far fronte a necessità ed emergenza, quanto previsto per il conferimento oneroso di incarichi ai commissari straordinari dei Comuni.

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