domenica 27 maggio 2018

Ancora con l'abolizione dei segretari comunali e il dirigente apicale, l’esenzione da responsabilità politica




I sindaci vogliono maggiore libertà e, tramite la propria associazione, l’Anci, hanno presentato la proposta di legge “Liberiamo i sindaci”. Sì, ma esattamente da cosa?

Se leggiamo gli articoli 13 e 5 della proposta di legge appaiono sostanzialmente la riproposizione fuori tempo e soprattutto fuori contesto di due degli elementi peggiori della già pessima di per sé riforma Madia della dirigenza, per fortuna mai andata in porto grazie alla sentenza della Consulta 251/2016: l’abolizione dei segretari comunali e l’introduzione di un’esimente politica volta a privare i sindaci di qualsiasi responsabilità, facendo dei dirigenti pubblici un parafulmine obbligato a firmare anche le peggiori illegittimità.
Andiamo all’articolo 13 della proposta:
Art. 13 (Dirigente apicale nei Comuni con popolazione pari o superiore a 100.000 e nelle Città Metropolitane) 1. Nei comuni capoluogo, nei comuni con popolazione pari o superiore a 100.000 abitanti e nelle città metropolitane è istituita un’unica figura dirigenziale apicale, alla quale spettano le funzioni di attuazione dell’indirizzo politico, di coordinamento dell’attività amministrativa e di controllo dell’azione amministrativa. Al titolare della posizione dirigenziale apicale sono conferite le funzioni previste dall’articolo 97, comma 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. L’accesso alla posizione dirigenziale apicale è consentito a soggetti aventi i requisiti per l’accesso alla dirigenza pubblica con le modalità definite dall’articolo 108 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267”.
E’ in sedicesimo la riproposizione dell’inutile e controproducente abolizione dei segretari comunali, promessa dal Governo Renzi appena insediato con la famosa lettera dell’aprile 2014, ed attuata con lo schema di decreto legislativo, affossato dalla Consulta.
La riforma della dirigenza targata Madia, però, prevedeva l’abolizione dei segretari comunali sic et simpliciter. L’Anci è un po’ più cauta: si limita a chiedere la cancellazione dei segretari nei comuni con popolazione di almeno 100.000 abitanti, per sostituirla con una figura dirigenziale “apicale” sostanzialmente nominata dal sindaco per via fiduciaria, in applicazione dell’articolo 108 del Tuel. Con una specifica novità sulle competenze, nelle quali la proposta di legge dell’Anci annovera espressamente quella dell’attuazione dell’indirizzo politico. Un modo evidente di tentare di superare le incertezze del giudizio di legittimità costituzionale, attivato dal tribunale di Brescia, che incombe sulla disciplina del Tuel relativa ai segretari comunali e in particolare sullo spoil system che da oltre 20 anni precarizza la funzione dei segretari comunali.
Soprattutto, si tratta della stanca reiterazione della voglia che hanno i sindaci niente affatto di liberarsi da qualcosa, quanto piuttosto di avere le “mani libere”, che è altra cosa. Nel caso di specie, le mani libere di scegliersi un vertice a loro immagine e somiglianza, senza concorsi, per sola via fiduciaria e politica.
Reiterando così i costi e l’inutilità della figura dei direttori generali. Essi sono ancora oggi presenti nei comuni con oltre 100.000 abitanti, proprio quelli nei quali si annidano i maggiori problemi finanziari, come testimoniano i casi di Roma, Torino, Napoli e Catania. Tutti comuni da anni dotati di city manager del tutto inutili o incapaci di impedire i rovesci finanziari e gestionali di quegli enti.
L’Anci, con questa proposta, dà forte la sensazione, magari sbagliata ma molto presente, di seguire una logica politica e partitica. Fallita la riforma Madia, appare piuttosto evidente che la componente politica alla guida dell’associazione dei comuni appartenga ancora alla medesima che ha sorretto la maggioranza la scorsa legislatura. L’iniziativa normativa qui in commento parrebbe indurre a concludere che l’impressione che l’Anci abbia sempre agito negli anni non tanto e non solo nel perseguire un interesse degli enti locali, ma anche nel sostenere una linea partitica piuttosto chiara, sia forte ed evidente. Per quanto anche altre forze politiche nel passato, la Lega per prima, hanno assunto iniziative per eliminare i segretari comunali, sebbene sia stato l’allora Ministro Calderoli a prendere atto dell’inutilità e dei costi dei direttori generali nei comuni fino a 100.000 abitanti, proponendone l’abolizione decisa nel 2009.
Per altro, sempre negli enti di maggiori dimensioni, la figura del city manager, della quale il dirigente apicale sarebbe l’evoluzione, si è anche connotata per commistioni tra politica e gestione clamorose. Spesso i direttori generali altro non erano se non assessori aggiunti con poteri gestionali. A Milano, alle scorse elezioni hanno concorso per la carica di sindaco ben due ex direttori generali dell’ente: non si è capito dove finiva, al tempo del loro incarico da direttore generale, la funzione politica e dove iniziasse davvero quella squisitamente tecnica, quella che dovrebbe essere messa al servizio della Nazione, secondo l’articolo 98 della Costituzione, e non di questo o di quel partito.
Ancora più di ancient regime odora l’articolo 5 della proposta di legge dell’Anci: “Art. 5 (Armonizzazione norma sulla responsabilità amministrativo-contabile) 1. All’articolo 107, comma 6, del TUEL aggiungere il seguente periodo: “Sono altresì titolari in via esclusiva della responsabilità amministrativo-contabile per l’attività gestionale, ancorché derivante da atti di indirizzo dell’organo di vertice politico”.
Insomma, l’Anci riproduce integralmente una tra le norme più discutibili della riforma Madia, quella mirata ad estendere all’infinito la cosiddetta “esimente politica”.
Si continua a  perseguire l’esclusiva imputabilità” dei dirigenti per la responsabilità amministrativa dovuta all’adozione di atti gestionali, il che equivale ad una vera e propria non imputabilità per responsabilità amministrativa in favore degli organi politici di governo.
Allora, torna la domanda: da cosa vogliono essere liberati i sindaci? Va benissimo chiedere di superare l’assurdo sistema finanziario contabile denominato “armonizzazione contabile”, comunque fin qui sostenuto da consulenti dell’Anci stessa; giusto rilevare che il codice dei contratti costituisce un sistema per imbrigliare le decisioni, impedire gli investimenti, bloccare le opere. Ma, la pretesa di una totale ed assoluta irresponsabilità amministrativa per le decisioni, da scaricare addosso ad una dirigenza che se non precarizzata per contratto, viene precarizzata sotto il ricatto della mancata adozione di atti anche totalmente illegittimi o illeciti, potendo essere “scaricata” poi per violazione delle direttive non è un atto di libertà: è anarchia, meglio ricerca di impunità ed irresponsabilità.
Tutto il contrario di quel che serve: non sindaci con le mani libere ed al di sopra delle regole sulla responsabilità, ma liberi dalla burocrazia che l’Anci stessa ha più volte contribuito a creare e consolidare, però assolutamente responsabili e consapevoli dei poteri e del peso delle decisioni da adottare per l’interesse generale.

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