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mercoledì 28 dicembre 2022

RDC/ Gli equivoci (da chiarire) sull'offerta "congrua" e sulle politiche attive del lavoro

RDC/ Gli equivoci (da chiarire) sull'offerta "congrua" e sulle politiche attive del lavoro

domenica 25 dicembre 2022

Quello strano concetto della laurea nel lavoro e nel lavoro pubblico


Un laureato può fare il cameriere? Posto che il lavoro di cameriere è dignitoso e professionale, come tutti, e rilevato che la figura è certamente, come moltissime, poco riconosciuta e remunerata (si pensi alla sempre più estesa richiesta della conoscenza di lingue straniere), così come è posta alla domanda non si può che rispondere affermativamente: certo che un laureato può fare il cameriere.

giovedì 4 agosto 2022

Il lavoro nello stile Soverato

 Le anime candide che molto pensosamente si chiedono cosa non funzioni nel mercato del lavoro, perchè vi sia il lavoro povero, quali le ragioni del part time involontario e quelle della sostanziale esclusione del lavoro femminile potrebbero trovare nell'inqualificabile episodio di sopraffazione e violenza contro Beauty David a Soverato Marittima molte delle risposte.

Una violenza che non è solo nell'atto del datore di prendere a schiaffi e calci la donna, perchè aveva chiesto il pagamento per il lavoro svolto. E' una violenza complessiva di clima.

domenica 31 luglio 2022

Politiche del lavoro: il grande sonno dei giornali e dei media sulle ragioni dei problemi organizzativi delle regioni

 Su la Repubblica del 31.7.2022, l'articolo di Valentina Conte titolato "Più addetti e fondi Ue I centri per l' impiego all' ultima chiamata" informa della corsa alla quale sono chiamate le regioni, per assumere entro breve tempo circa 5.500 addetti nei centri per l'impiego. In questo modo, gli uffici addetti ai servizi pubblici per il lavoro potranno organizzarsi meglio per gestire i finanziamenti del Pnrr finalizzati al potenziamento delle politiche del lavoro.

L'articolo informa: "Il ministero del Lavoro ha già diviso tra le Regioni i primi 880 milioni europei. Le Regioni hanno stilato il loro piano Gol sulla base della cornice nazionale disegnata da Anpal, l' Agenzia nazio nale delle politiche attive. Anpal ha corretto e poi promosso i piani e così le Regioni hanno incassato il 75% delle risorse assegnate. Il restante 25% arriverà solo quando faranno i compiti, rendicontando l' utilizzo di almeno la metà dell' acconto. Ecco perché ora le Regioni corrono, incuranti della crisi politica che si è aperta a Roma e della campagna elettorale. Bisogna fare in fretta, recuperare il grande sonno del passato, lo stallo cronico in un Paese che per collocare si affida al fai-da-te, al passaparola, ai premi pagati dagli imprenditori se porti un amico in gamba da assumere".

Peccato che al presunto "grande sonno" delle regioni faccia fronte un certo ed enorme "grande sonno" della stampa.

domenica 17 luglio 2022

Reddito di cittadinanza: i molti problemi dell'offerta congrua di iniziativa privata

           L’introduzione dell’offerta congrua ad iniziativa dei privati è, attualmente, di fatto solo una disposizione di principio, concretamente non attuabile.

Il nuovo articolo 34-bis introdotto dal “decreto aiuti” nel corpo del d.l. 4/2019, convertito in legge 26/2019, dispone: “Le offerte di lavoro congrue di cui al presente decreto possono essere proposte ai beneficiari di cui al comma 7 del presente articolo direttamente dai datori di lavoro privati. L’eventuale mancata accettazione dell’offerta congrua da parte dei beneficiari di cui al medesimo comma 7 è comunicata dal datore di lavoro privato al centro per l’impiego competente per territorio, anche ai fini della decadenza dal beneficio. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono definite le modalità di comunicazione e di verifica della mancata accettazione dell’offerta congrua”.

L’ultimo periodo di tale comma è sintomatico di un modo di legiferare dal molto tempo consueto: la legge si limita ad indicare scenari molto ampi, non più generali e astratti ma solo di principi molto laschi, senza concretamente introdurre la specifica innovazione ordinamentale, demandata a successivi provvedimenti.

venerdì 1 luglio 2022

Lavoratori che non si trovano, come le soluzioni al problema

 

venerdì 24 giugno 2022

Lavoro: è l'opacità dell'incontro domanda offerta forse il principale dei problemi

 



Da "Un anno di Bollettino ADAPT 2018".

Nuove politiche attive per il lavoro nel mercato che cambia* di Luigi Oliveri 
* Intervento pubblicato in Boll. ADAPT, 12 febbraio 2018, n. 6. 22

Nell’articolo “La falsa promessa delle (vecchie) politiche attive“ , pubblicato su Avvenire il giorno 1 febbraio 2018 e su bollettinoadapt.it, Michele Tiraboschi e Francesco Seghezzi centrano due elementi fondamentali. Il primo, consiste nel ruolo dei servizi per il lavoro. Spesso la stampa evidenzia il dato, sicuramente non positivo, della scarsa intermediazione svolta dai servizi pubblici, per altro ignorando sistematicamente o quasi il divario immenso che caratterizza la rete italiana, dotata di poco meno di 7000 dipendenti da quella generalmente utilizzata come pietra di paragone tedesca, dotata di quasi 100.000 unità. L’intermediazione è fondamentale, ma non è l’unico dei servizi che debbono essere prodotti dai centri per l’impiego. L’articolo lo spiega molto bene: “Formazione, riqualificazione, bilanci di competenze e soprattutto orientamento sono tra gli strumenti principali che possono servire ad un lavoratore che voglia affrontare una carriera che, volente o nolente, sarà sempre più discontinua”. Dunque, è necessario, quando si ragiona di politiche attive per il lavoro, essere consapevoli di quali sono i servizi da rendere, perché altrimenti non si è in grado di cogliere quali risultati si possono ottenere e, di conseguenza, nemmeno si riesce a capire come programmare le attività e come organizzare l’interazione/integrazione pubblico privato. In effetti, i servizi per il lavoro prevedono: 
• prima accoglienza, profilazione e accordo sui sistemi di ricerca attiva; 
• orientamento; 
• formazione; 
• riqualificazione; 
• bilancio di competenze; 
• misure di politica che combinino in modi diversi le precedenti azioni (comprendendo anche tirocini); 
• intermediazione di lavoro, cioè proposte di avviamento al lavoro vero e proprio. 
L’ultimo elemento è importantissimo, ma non è il solo. Per altro, in un sistema che sempre più si orienta a remunerare i soggetti privati che in via sussidiaria si aggreghino al pubblico per avviare al lavoro le persone col sistema a risultato, funzioni preparatorie come appunto accoglienza, bilanci di competenze e orientamento è largamente necessario siano in forte misura svolte dai servizi pubblici, già finanziati a questi scopi, visto che si tratta di funzioni preliminari, difficilmente remunerabili a seguito del risultato, ma necessariamente da compensare in base al flusso dei soggetti trattati. Dunque, occorre imparare a comprendere che i servizi per il lavoro non sono solo intermediazione. In un contesto sociale ed economico soggetto ai cambiamenti epocali come quello nel quale viviamo è molto probabile che nella transizione tra un lavoro e l’altro sempre più spesso le persone dovranno cambiare anche in modo radicale non solo la qualificazione professionale necessaria a rientrare in un certo settore, ma a riorientarsi e riqualificarsi praticamente da zero, per sperimentare settori e forse anche tipologie lavorative (autonome invece che subordinate) del tutto diverse da quelle precedentemente svolte. Compreso ciò, la valutazione delle politiche attive non potrà fare a meno di tenere conto, quindi, di quanto e come i servizi accolgono, orientano, avviino a tirocini, aiutino a comprendere i gap di competenze, intermedino formazione e non solo lavoro. 
Il secondo punto centrale è quello dell’opacità del mercato. Citiamo ancora il passaggio fondamentale dell’articolo: “Gli ultimi dati Eurostat mostrano come in Italia l’82% della popolazione ricorra ancora a parenti e amici come canale principale per la ricerca del lavoro. Non abbiamo ancora sviluppato una cultura dei servizi per il lavoro. E questo non solo per gli scarsi risultati che il sistema pubblico produce, anche i dati sull’utilizzo delle agenzie private sono infatti bassi, nonostante l’aumento dei lavoratori in somministrazione. Il dato culturale è il risultato di diverse caratteristiche dell’economia italiana: dalla dimensione delle imprese alle grandi differenze territoriali, dalla cultura del posto fisso a decenni di ammortizzatori sociali usati male”. I dati ci dicono che solo il 18% della ricerca di lavoro avviene avvalendosi dei canali “ufficiali”: servizi pubblici o agenzie private che siano, tanto è vero che risulta comunque molto bassa anche l’intermediazione dei privati. Per altro, l’utilizzo delle agenzie è in costante aumento, è vero, ma la gran parte delle somministrazioni è limitata a pochissimi giorni, connessa a necessità di sostituzioni per assenze di breve termine o per contingenze di brevissima durata. Dunque, si pone il problema di una domanda di lavoro che sceglie canali chiusi, opachi e ristretti, che sfuggono alla possibilità di intercettazione dei servizi pubblico/privati. Questi dispongono di banche dati molto folte e sempre più coerenti, omogenee ed organizzate di persone disposte a lavorare e, dunque, ad una rappresentazione quasi totale e capillare dell’offerta di lavoro, cui fa fronte una domanda asfittica. L’intermediazione di lavoro non può che risultare, dunque, bassa ed insufficiente. 
Come agire? Confermato che le politiche attive debbono essere studiate a partire dai bisogni della persona in un contesto da considerare per sua natura ormai mutevole, le norme di regolazione del mercato del lavoro dovrebbero puntare sull’incentivazione virtuosa della manifestazione della domanda di lavoro ai canali ufficiali. Facciamo pochi esempi: le aziende potrebbero essere condotte a chiedere ai servizi per il lavoro la selezione e l’avvio del personale, consentendo loro di incrementare i numeri e la durata dei tirocini, rispetto agli standard normali; oppure incrementando gli sgravi a qualsiasi titolo previsti dalla normativa di volta in volta vigente; o, ancora, rendendo più facile il prolungamento del tempo determinato oltre la soglia dei 36 mesi. Insomma, occorrerebbe porsi il problema di premiare le aziende disposte virtuosamente a rendere trasparente e conoscibile il proprio fabbisogno, anche normando un patto di servizio personalizzato con esse, simmetrico a quello che la normativa richiede al lavoratore. Le imprese, allo scopo contattate da servizi per il lavoro dinamici ed in grado di incontrarle e dialogare con esse, si impegnano a forme di ricerca attiva dei lavoratori mediante i servizi, stipulando con essi i modi operativi necessari (non ultimi anche indicazioni su come organizzare specifiche attività formative), spinte dai vantaggi che la normativa offrirebbe loro. I servizi per il lavoro potrebbero essere valutati, dunque, anche per la capacità di illustrare alle imprese i vantaggi e di stipulare questi patti di servizio, sì da ottenere in un colpo solo l’emersione della domanda, le informazioni necessarie per un corretto orientamento di chi cerca lavoro ed un incremento 1360 Un anno di Bollettino ADAPT – 2018 www.bollettinoadapt.it graduale e significativo anche dell’intermediazione al lavoro, fermi restando gli altri indispensabili servizi elencati prima. Il patrimonio dei servizi è sempre, prima dell’organizzazione e degli strumenti, la conoscenza. Conoscere direttamente le imprese e la domanda, prendendo atto che essa è improntata, attualmente, alla massima flessibilità, consente ai servizi di rendere ai lavoratori risposte a loro volta commisurate alle esigenze del mercato.

sabato 4 giugno 2022

Ma, quanto ricevono i percettori del Reddito di cittadinanza?

 Continua ad essere diffusa la voce secondo la quale il Reddito di Cittadinanza concorre al disallineamento tra domanda ed offerta di lavoro, perchè troppo elevato.

Sui giornali continua a leggersi che le persone sono disincentivate a trovare lavoro, perchè il Reddito consente loro di percepire 500 o 700 euro al mese, sicchè alcuni lavori anche a part time o a retribuzione non altissima risulterebbero non competitivi con un "rendita" percepita senza dover prestare un'attività lavorativa.

Basta accedere al portale https://www.redditodicittadinanza.gov.it/ per scoprire che le cose non stanno esattamente così. Rielaborando un po' le tabelle per il computo del MASSIMO spettante ai NUCLEI familiari, si nota quanto segue:

Il giallo degli stagionali scomparsi | Phastidio.net

Il giallo degli stagionali scomparsi | Phastidio.net

A distanza di un anno, il dibattito su Reddito di cittadinanza, mercato del lavoro, salari, stagionali, non è progredito di un millimetro. Le imprese e la politica continuano a proporre sempre le stesse lamentazioni, come se il mercato del lavoro fosse composto solo dal milione scarso di percettori (per altro, il RdC al massimo dura 36 mesi e ormai si è vicini a tale scadenza per la stragrande maggioranza).

giovedì 12 maggio 2022

Mancanza di stagionali per gli horeca. Idea: perchè non il lavoro coatto?

 Riparte anche nel 2022 la sequela di doglianze per la difficoltà a reperire lavoratori da parte di alberghi e ristorazione.

giovedì 17 febbraio 2022

Smart working: finalmente ci si accorge della inutile burocrazia delle comunicazioni obbligatorie. Varrà anche per la PA?

 Tra le conseguenze della cancellazione dello smart working "emergenziale" nella PA ve n'è stata una, in particolare, molto amica della burocrazia bizantina e, simmetricamente, esiziale per qualsiasi concetto di efficienza e semplificazione: il ripristino del sistema parossistico delle comunicazioni degli accordi individuali al Ministero del Lavoro.

Nel periodo emergenziale si era andati, invece, verso una modalità molto semplificata e massiva di inoltro delle comunicazioni, che vale ancora solo per i datori privati e solo fino al 31 marzo.

Per quanto il lavoro agile resti ancora sotto molti aspetti un oggetto misterioso e, soprattutto, agli occhi di molti, ed in particolare al Governo, uno strumento del quale diffidare, i fatti sono chiari: molte aziende non vi rinunceranno anche cessato l'allarme pandemia. Per una ragione molto semplice, anche se fin qui negata da una narrazione troppo orientata a descrivere il lavoro agile come un ufo eccentrico: l'organizzazione del lavoro migliora, i costi della logistica si riducono, il ricorso al cloud e ad applicativi in rete induce alla remotizzazione delle attività, i tempi operativi si conciliano meglio con quelli dei lavoratori e della clientela, le spese per utenze aziendali si pongono sotto controllo.

Le imprese, quindi, non hanno nessuna intenzione di intraprendere la stessa crociata contraria al lavoro agile invece ancora in corso per la PA, ben foraggiata dai media.

Pertanto, le imprese chiedono al Ministero del lavoro di eliminare esattamente quegli aspetti di burocrazia inutile, che attualmente vessano le PA, come appunto le comunicazioni obbligatorie secondo lo schema a suo tempo immaginato per attuare le previsioni dell'articolo 23 della legge 81/2017.

martedì 15 febbraio 2022

Obbligo di green pass anche per i lavoratori over 50 in smart working?

 Di Vitalba Azzollini e Luigi Oliveri

Lo smart working esclude i lavoratori over 50 dalla sospensione dal lavoro e dallo stipendio, ma non dall’obbligo vaccinale.

Non sono rispondenti al dettato normativo le dichiarazioni rilasciate ieri dal sottosegretario alla salute Andrea Costa, secondo il quale poiché la norma primaria impone alle persone sopra i 50 anni l’obbligo vaccinale, allora il super green pass vale anche per chi sia in smart working.

La “norma primaria” è l’articolo 4-quater del d.l. 44/2021, convertito in legge 76/2021, come modificato dall’articolo 1 del d.l. 1/2022, ai sensi del quale dall’8 gennaio e fino al 15 giugno 2022 tutti i cittadini over 50 debbono vaccinarsi “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell'erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”.

venerdì 11 febbraio 2022

Perchè i centri per l'impiego non possono intermediare i postini cercati da Poste Italiane mediante proprie procedure selettive

Su La Stampa dell'11.2.2022, nell'articolo "Il reddito di cittadinanza? Meglio che fare il postino" si dà vita all'ennesima presunta dimostrazione che la misura di sostegno al reddito sia di ostacolo alla ricerca di lavoro. E, dopo un'estata passata ad affermare che nella ristorazione non si trovano lavoratori a causa del Reddito, adesso si passa alla figura dei postini.

Il tutto, sempre senza la benchè minima analisi della profilazione dei percettori del Reddito, in stragrande maggioranza persone caratterizzate da una profondissima debolezza sociale, che, non a caso, si trovano nell'indigenza, anche per una carenza molto profonda di un'immediata spendibilità nel mercato del lavoro.

martedì 16 novembre 2021

L'impossibile "offerta congrua" e i continui equivoci sulle funzioni dei centri per l'impiego

Francesco Giubileo, su LaVoce.info ha pubblicato l'articolo "Politiche attive: l’offerta congrua non esiste", che per molti aspetti è da incorniciare.

domenica 31 ottobre 2021

Ancora coi soliti slogan sui centri per l'impiego: la condizionalità dei lavoratori in Cig

Per la stampa generalista parlare di "flop" dei centri per l'impiego è un must, come suggerire di stare al fresco in estate, o di non mangiare troppo se si è a dieta. Si perpetua l'abitudine dare tutto per scontato e rappresentare verità enunciate come assolute, ma, se misurate con la realtà, totalmente distorte.

Non ovviamente eccezione l'articolo su Il Sole 24 Ore del 31.10.2021 "Senza formazione Cig ridotta fino alla decadenza".

sabato 9 ottobre 2021

Le sostituzioni impossibili dei dipendenti "no pass" e gli errori continui della stampa sullo smart working nel pubblico impiego

 Il green pass è una scelta a metà e, come tale, non poteva che portare problemi attuativi ed operativi.

Uno tra questi è quello della sostituzione dei dipendenti, ai quali il decreto consente un'opzione: quella di scegliere di non lavorare, senza retribuzione, avendo la certezza, tuttavia, della conservazione del posto di lavoro.

Come sostituire, allora, questi dipendenti? Il d.l. 127/2021 sul punto è sostanzialmente laconico.

Per quanto riguarda il datore di lavoro pubblico, più che laconico, il d.l. non dice assolutamente nulla. Il datore pubblico, nei fatti, non ha alcun modo di sostituire i dipendenti che ritenessero di non prestare attività lavorativa. L'enormità dei vincoli giuridici, contabili e procedurali che condizionano le assunzioni nella PA sono un ostacolo praticamente insormontabile. L'unico sistema per provare a tappare le falle che potrebbero crearsi di qua al 31.12.2021 è che la singola PA abbia sottoscritto con un'agenzia di somministrazione di lavoro un contratto "aperto", mediante il quale sopperire "on demand" alle carenze.

Per il datore privato il d.l. 127/2021 prevede una soluzione solo apparente e comunque ingarbugliata e parziale. L'articolo 3, comma 7, dell'articolo 9-septies aggiunto al d.l. 52/2021, convertito in legge 87/2021, dispone: "Per le imprese con meno di quindici dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata di cui al comma 6, il datore di lavoro puo' sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 dicembre 2021".

Come si nota, la norma riguarda solo le imprese di piccolissime dimensioni, che:

  1. sono poste in una posizione di pati, debbono prima subire, cioè, l'intento del lavoratore no-pass di non presentarsi al lavoro;
  2. debbono aspettare 5 giorni: ma, in aziende di piccolissime dimensioni, ciò potrebbe fermare del tutto l'attività per una settimana e più;
  3. debbono adottare il provvedimento di sospensione del lavoratore no-pass;
  4. sulla base di questo, assumere con un contratto a termine, di durata non superiore a 10 giorni, qualcuno che sostituisca il lavoratore no-pass.

Supponiamo che l'azienda abbia sospeso uno o più dipendenti no-pass e che vada per sostituirli. Qui si presenta il difficile: come fare?

Non si dimentichi che la sostituzione è possibile per soli 10 giorni. Provare ad assumere sulla base delle ordinarie modalità di un sistema di incontro domanda-offerta che nel mercato del lavoro italiano è deficitario sotto ogni punto di vista, sarà molto complicato sotto due aspetti:

  1. attivare strumenti di incontro domanda offerta che in modo efficiente riescano a reperire candidature di persone disponibili ad attività lavorative di così breve durata;
  2. soprattutto, garantire che i sostituti dispongano di competenze e capacità lavorative immediatamente spendibili, tali cioè da consentirne l'inserimento nelle attività lavorative aziendali con subitanea efficienza.

Si tratta di impresa non impossibile, ma alquanto improbabile.

E. le imprese con almeno 15 dipendenti? sono poste nella stessa condizione dei datori di lavoro pubblici, nella sostanza.

Può, la somministrazione di lavoro, essere una soluzione anche per le aziende private, sia con meno di 15 dipendenti, sia per quelle più grandi? Certo.

In generale, comunque, per tutti datori restano i seguenti problemi:
  1. anche le agenzie di somministrazione non possono non incontrare i problemi della necessità di individuare subito e velocemente personale perfettamente formato ed in grado di sostituire i no-pass;
  2. occorrono contratti quadro di natura "aperta", con i quali poter chiedere l'avviamento veloce per qualsiasi possibile figura aziendale;
  3. la somministrazione costa e non tutti i datori possono permettersela, almeno non senza agire, poi, sui prezzi.
Si dirà: ma se si sostituisce un lavoratore assente, questo non ha diritto ad alcuna retribuzione, per cui il costo della somministrazione viene compensato.
Vero. Ma, intanto, risulta evidente la complessità gestionale. Però, non si tiene nel dovuto conto che:
  1. le imprese con meno di 15 dipendenti possono sostituire, come rilevato sopra, solo dopo 5 giorni: un tempo che potrebbe incidere in maniera pesantissima sullo svolgimento della propria attività; in quei 5 non si pagano stipendi, ma si rischia di avere un calo forte della produzione se non la chiusura (si pensi a piccoli artigiani o commercianti che si trovano privi magari di collaboratori fondamentali per la stessa apertura dell'esercizio);
  2. le PA e le imprese con almeno 15 dipendenti non hanno la possibilità di sospendere e sostituire; dovrebbero provare a scatenare un sistema di sostituzione "giorno per giorno": impresa improba.
Nella realtà, i datori vengono assoggettati al rischio che i dipendenti no-pass attivino assenze "a scacchiera": non si presentino per 4 giorni, ma al quinto sì, sulla base di un rapporto costi benefici tra costo dei tamponi e riduzioni stipendiali. Per non parlare, poi, delle richieste di ferie che pioveranno o delle assenze per malattia. Le ferie richieste per mancanza di green pass corrispondono alla volontaria comunicazione, appunto, di assenza del certificato verde e, quindi, non andrebbero concesse e farebbero scattare l'assenza ingiustificata col taglio stipendiale; ma, dietro l'angolo è facile immaginare anche l'attivazione di possibili diffusi contenziosi. In quanto ai certificati di malattia, non vi sarebbe molto da fare.

Dunque, i datori rispetto ad assenze programmate, per esempio di due giorni la settimana in modo da ridurre il numero dei tamponi, non avrebbero soluzioni: dovrebbero subire temporanee ridottissime riduzioni di organico, senza nemmeno poter programmare sostituzioni, che nemmeno l'operato delle agenzie di somministrazione potrebbero garantire con questi ritmi.

Qualcuno se n'è accorto, come evidenziano i quotidiani del 9.10.2021, che danno conto delle lamentazioni di Confindustria dell'Emilia Romagna. Se ne stanno iniziando ad accorgere anche le imprese. Ma, purtroppo, adesso il treno è in corsa.

Infine, un'osservazione sulla confusione che la stampa italiana è in grado di ingenerare su questi temi, che si intrecciano con quello dello smart working, in particolare nella PA.

C'è ancora chi sostiene che il lavoro agile nella PA potrà essere garantito "nel massimo" entro il 15%, massimo che può salire al 60% se la PA è dotata del POLA:

Si tratta dell'articolo pubblicato il 9.10.2021 su La Stampa, "Green pass, 5 milioni senza vaccino", di Paolo Russo.
Peccato, però, che:
  1. il 15% è un un MINIMO non un massimo;
  2. la possibilità, mediante il POLA, di disporre in smart working il 60% del personale addetto alle attività "smartabili" era prevista dal testo dell'articolo 14 della legge 124/2015 previgente all'ultima redazione del testo, derivante dalla novellazione operata con l'articolo 263 del d.l. 34/2020, convertito in legge 77/2020. Ma, questo testo è rimasto in vigore fino al 29 aprile 2021. Dal 30 aprile, il 15% è la soglia MINIMA dello smart working nella PA, sia con POLA, sia senza POLA, per effetto dell'articolo 1, comma 2, del d.l. 56/2021.
Se i giornali fossero in grado di fornire notizie sulle norme vigenti in modo corretto, non sarebbe male.


giovedì 23 settembre 2021

No green pass, no sanzioni disciplinari? E' proprio così?

 Si è diffusa la convinzione che il mancato possesso del green pass non comporti sanzioni disciplinari.

Peccato che il d.l. 127/2021, sul punto, non sia proprio del tutto d’accordo, nel caso di accesso senza il passaporto verde:

 


venerdì 17 settembre 2021

Green Pass nella PA: tutti i nodi al pettine di un provvedimento frettoloso e confusionario

Restiamo convinti che al posto di un obbligo implicito di vaccinazione, quello imposto col green pass obbligatorio per i lavoratori, è molto più chiaro, trasparente, onesto, un vero e proprio obbligo vaccinale.

La scelta di indurre le persone a vaccinarsi rendendo obbligatorio il green pass per l'accesso negli uffici è di compromesso. E, come ogni compromesso, le contraddizioni ed i punti dolenti sono moltissimi.

Proviamo ad elencarne alcuni:

  1. per "accelerare" la campagna vaccinale e dare il colpo di reni definitivo, si adotta un decreto legge. Dispone la Costituzione (articolo 77, comma 2) che alla decretazione d'urgenza si possa ricorrere "in casi straordinari di necessità e di urgenza". Ma, se c'è questa urgenza, perchè gli obblighi decorrono allora dal 15 ottobre, un mese dopo?

giovedì 16 settembre 2021

Smart working: ancora slogan ed errori sulla sua natura

I giornali del 16.9.2021, a commento delle prime bozze del Ccnl comparto Funzioni Centrali relative allo smart working, si sperticano nel sottolineare come si stia tornando al lavoro "ordinario" in presenza, così riconducendo il lavoro agile a forma straordinaria, a differenza di quanto avvenuto nel periodo di emergenza.

giovedì 26 agosto 2021

Lavoratori che non si trovano. Ma, le aziende perchè non utilizzano i canali ufficiali e trasparenti di ricerca?

Il BamBar di Taormina afferma di non trovare camerieri di sala, per colpa del reddito di cittadinanza.

Pare di averla già sentita, no?